Azioni USA: ecco come il rendimento dei bond cambia le scelte del mercato
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Azioni USA: ecco come il rendimento dei bond cambia le scelte del mercato

Azioni USA: come il rendimento delle obbligazioni ha cambiato le scelte

Le azioni USA sono scese per quattro settimane delle ultime cinque a Wall Street, portando il calo dell’indice S&P 500 da inizio anno a circa il 19%. Tutto questo è coinciso con una crescita dei rendimenti obbligazionari. Da quando la Federal Reserve ha cominciato ad alzare i tassi d’interesse, i titoli di Stato americani privi di rischio hanno visto crescere la resa e oggi, dopo quattro rialzi consecutivi del costo del denaro, i T-Note a due anni rendono circa il 4% in una curva dei tassi leggermente invertita. Tutto questo ha invertito le dinamiche viste sui mercati negli ultimi 10 anni.

Fino a quando la Fed ha tenuto i tassi schiacciati verso lo zero, gli investitori hanno considerato le azioni l’unica vera possibilità di far crescere il capitale, visto lo scarso rendimento delle obbligazioni. Adesso il rendimento dei dividendi nell’84% delle azioni USA facenti parte dell’S&P 500 è inferiore rispetto al ritorno dei titoli di Stato americani a due anni. Quindi, per quale ragione un investitore dovrebbe puntare su un titolo rischioso quando ha un’aspettativa di resa più bassa? In passato molti investitori hanno scelto di assumersi il rischio nel mercato azionario perché non c’era alcun rendimento disponibile da nessun’altra parte. Ora è il momento in cui le persone pensano: “Ho davvero bisogno di correre quel rischio?” ha dichiarato Katie Nixon, Chief Investment Officer di Northern Trust Wealth Management.

 

Azioni USA: quanto è importante la Fed ora?

Il deflusso di denaro dalle azioni USA probabilmente durerà fino a quando la Fed continuerà ad alzare i tassi d’interesse. Gli investitori hanno poche speranze che la politica dell’istituto centrale cambi nei prossimi mesi. Il colpo di grazia è arrivato la scorsa settimana, quando il rilascio dei dati sull’inflazione statunitense ha ucciso ogni speranza di allentamento. L’ICP ha mostrato infatti un rialzo più marcato di quanto atteso dagli analisti. Da quel momento gli investitori hanno iniziato a vendere azioni scontando che la Banca centrale avrebbe continuato a essere aggressiva sui tassi.

Oggi inizia la due giorni del meeting FED e il mercato si attende una stretta di 75 punti base sul costo del denaro. Qualcuno avanza addirittura l’ipotesi che alla fine il braccio operativo dell’istituto monetario possa decidere per un aumento dell’1%, ma è difficile che si spingà fino a questo punto. Almeno per ora. Dopo l’annuncio sui tassi di interesse, dalla conferenza stampa del presidente FED Jerome Powell, gli investitori cercheranno di ricavare le prospettive future sul percorso dei tassi sui Fed funds. Prima dei dati sull’inflazione diffusi settimana scorsa, il mercato si aspettava un tasso finale al 4% ma ora le attese sono per un livello almeno del 4,5%. Gli economisti di Nomura vedono un tasso terminale che ondeggia tra il 4,5% e il 4,75%, mentre Deutsche Bank prevede si arrivi al 5%.

Secondo Louis Navellier, Chief investment officer di Navellier & Associates “la dichiarazione della Fed sarà tutto, perché c’è un gran bisogno di vedere una luce in fondo al tunnel”. L’esperto, che ha investito il 60% del portafoglio in titoli del settore energetico quest’anno, sottolinea come sia diventato più difficile scegliere azioni vincenti in questo nuovo contesto di mercato. Anche a giudizio di Brad Conger, Deputy chief investment officer di Hirtle Callaghan & Co., “per gli investitori azionari questo è un contesto davvero impegnativo”.

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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