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Banca centrale turca porta tassi al 45% e chiude ciclo dei rialzi

La banca centrale turca porta i tassi al 45% e chiude il ciclo dei rialzi

La Banca centrale turca ha alzato i tassi di interessi di 250 punti base, portando il tasso repo di riferimento al 45%. Si è trattato dell’ottava stretta consecutiva e potrebbe essere l’ultima del lungo ciclo di inasprimento iniziato a giugno 2023 a seguito delle elezioni turche che hanno rieletto presidente della Turchia Recep Tayyip Erdogan.

Dopo la decisione, il Comitato di politica monetaria della Central Bank of the Republic of Turkey ha affermato che “la stretta monetaria necessaria per stabilire il percorso di disinflazione è stata raggiunta e che questo livello sarà mantenuto per tutto il tempo necessario”. Il comitato ha precisato che per tempo necessario debba intendersi “fino a quando non ci sarà un calo significativo della tendenza di fondo dell’inflazione mensile e fino a quando le aspettative di inflazione non convergeranno verso l’intervallo previsto”.

Il governatore della Banca centrale turca, Hafize Gaye Erkan, ha dichiarato che la politica monetaria potrebbe essere rivalutata se emergeranno rischi per le prospettive di inflazione, con ulteriori misure per “spremere la liquidità in eccesso”. Per sostenere la stretta monetaria, l’istituto monetario utilizzerà strumenti di sterilizzazione.

 

La reazione dei mercati alle decisioni della Banca centrale turca

I mercati finanziari sono rimasti composti a seguito dell’ennesima stretta da parte della Banca centrale turca, dal momento che la mossa era ampiamente attesa. Gli indici azionari sono in leggero rialzo, dopo essere scesi per circa un punto percentuale. Sul fronte obbligazionario, c’è stato un lieve aumento del costo dei credit default swap sul debito turco, dopo un calo di due giorni. Mentre, per quanto riguarda la lira turca, la moneta si conferma al minimo storico a circa 30,28 nei confronti del dollaro statunitense. La valuta ha perso il 38% del suo valore da inizio anno e oltre l’80% negli ultimi cinque anni rispetto al biglietto verde. C’è da dire che i tassi di interesse, per quanto più elevati in termini nominali, non hanno un grande impatto sul mercato anche perché in termini reali continuano a essere negativi, con un’inflazione quasi al 70%. L’obiettivo della Banca di Turchia è quello di portare l’indice dei prezzi al consumo al 36% entro la fine dell’anno.

 

Le opinioni degli analisti

Gli analisti si stanno concentrando su un aspetto molto importante della riunione di oggi della Banca centrale turca, ovvero quello riguardante il periodo in cui i tassi di interesse rimarranno alti. Le opinioni sono abbastanza contrastanti. Secondo Morgan Stanley e Goldman Sachs, l’inizio dell’allentamento avverrà nella seconda parte del 2024, ma JP Morgan prevede una pausa molto più estesa. Molto dipende da come sarà il corso dell’inflazione nei prossimi mesi, che i responsabili dell’autorità monetaria vedono al 75% entro maggio. “Ci sono preoccupazioni nei mercati per l’inflazione di gennaio e febbraio”, ha detto Batuhan Ozsahin, chief investment officer del gestore patrimoniale Ata Portfoy con sede a Istanbul. “Se c’è una brutta sorpresa a gennaio, il tasso repo al 45% potrebbe non essere sufficiente”, ha detto. “Inoltre, dal lato della domanda non ci sono segnali significativi di rallentamento. Sembra che saranno necessarie ulteriori misure”.

Per Liam Peach, economista senior dei mercati emergenti presso la società londinese Capital Economics, la Banca centrale non toccherà i tassi per tutto il 2024. “È incoraggiante che le comunicazioni siano state relativamente aggressive e suggeriscono che i responsabili politici riconoscono la necessità di mantenere i tassi di interesse elevati per un periodo prolungato se vogliono riuscire a riportare l’inflazione a una cifra”, ha scritto Peach in una nota. Dello stesso avviso è Bartosz Sawicki, analista di mercato presso Conotoxia Fintech, secondo cui “l’inasprimento cumulativo di 3.650 punti base (da giugno 2023 ndr) potrebbe non essere sufficiente a domare in modo decisivo l’annoso problema dell’inflazione turca”. L’esperto ha descritto il carovita in Turchia come il risultato di “un mix vizioso di politica monetaria accomodante, tassi di interesse reali profondamente negativi e persistente debolezza della lira”.

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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