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Banca di Turchia: tassi reali diventano positivi con nuova stretta del 5%

Banca di Turchia: tassi reali diventano positivi con nuova stretta del 5%

La Banca di Turchia ha alzato i tassi d’interesse del 5%, portandoli al 40%. Si tratta di una stretta doppia rispetto a quella che si attendevano gli analisti. Se si tiene conto dell’inflazione prevista al 36% alla fine del 2024, i tassi reali ora risultano positivi. Questo è un indicatore che i funzionari della Banca centrale turca tengono molto in considerazione in quanto ritengono sia un punto di riferimento importante nella definizione della politica monetaria che metteranno in atto.

Nel comunicato che accompagna la decisione sui tassi, il governatore Hafize Gaye Erkan tuttavia ha avvertito che l’inasprimento monetario verrà rallentato a partire da questo momento. “L’attuale livello di stretta monetaria è significativamente vicino a quello necessario per stabilire il percorso di disinflazione. Di conseguenza, il ritmo della stretta monetaria rallenterà e il ciclo di inasprimento sarà completato in un breve periodo di tempo”. In ogni caso, ha precisato che “la stretta monetaria sarà mantenuta per tutto il tempo necessario a garantire una stabilità duratura dei prezzi”.

 

Banca di Turchia: è veramente una svolta?

Da quando il presidente turco Recep Tayyip Erdogan è stato rieletto a maggio, i tassi d’interesse sono stati alzati per ben sei volte di oltre 30 punti percentuali complessivi. Sembrano lontani i tempi in cui il taycoon turco si ostinava a voler una politica monetaria ultra-accomodante licenziando ogni banchiere centrale oppositore e contrapponendosi al pensiero di tutti i principali economisti del mondo. La tenacia con cui Erdogan ha portato avanti le sue idee a tutti i costi ha condotto la Turchia verso un’iperinflazione e una svalutazione valutaria che hanno messo in fuga gli investitori stranieri. Ora sembra proprio che la Banca di Turchia abbia svoltato l’angolo, lasciandosi alle spalle un’epoca di politiche eccessivamente accomodanti.

L’ulteriore inasprimento sottolinea come la Banca centrale sia “orientata a ripristinare la fiducia degli investitori nelle istituzioni e negli asset turchi”, ha affermato Simon Harvey, responsabile dell’analisi dei cambi presso Monex, un commerciante di valute con sede a Londra. “Questo risultato dovrebbe mantenere moderato il ritmo del deprezzamento della lira”. Gli fa eco Timothy Ash, stratega dei mercati emergenti di BlueBay Asset Management, che è stato uno dei pochi ad aspettarsi un aumento dei tassi di 500 punti base. “Una mossa davvero impressionante da parte della Banca di Turchia, che ha sondato la sua ortodossia e ha superato di gran lunga le aspettative”, ha detto in una nota.

 

La reazione della lira turca

Dopo la decisione della Banca centrale turca di aumentare i tassi oltre le aspettative, la lira turca si è rafforzata nei confronti del dollaro con il cambio USD/TRY scivolato fino allo 0,5% a 28,61. Le quotazioni però rimangono nei paraggi del massimo storico, con la lira che ha perso quest’anno quasi il 35% del suo valore rispetto al biglietto verde e circa l’80% se si considerano gli ultimi cinque anni.

La pessima performance – la peggiore in tutto il mercato valutario – è in gran parte spiegata dal fatto che la Banca di Turchia ha limitato alcuni interventi volti ad apprezzare la moneta domestica, secondo gli analisti. La lira sente molto anche il peso dell’inflazione che a ottobre è ancora al 61% su base annua.

Secondo Viktor Szabo, direttore degli investimenti per il debito dei mercati emergenti di Abrdn. “la pressione sulla valuta è maggiore di quanto sostenuto dai responsabili politici”. In questo momento, il carry trade è molto alto. I trader acquistano lire turche, che rendono molto, finanziandosi con valute a basso rendimento. Tuttavia, “anche l’inflazione è alta ed è difficile dire quanto sia necessario un ulteriore aggiustamento del tasso di cambio”, osserva Szabo.

I tassi reali positivi prendendo a riferimento l’inflazione attesa sono un risultato importante, ma è difficile pensare che il costo del denaro diventi positivo rispetto all’inflazione attuale in breve tempo. Anche perché a marzo 2024 ci saranno le elezioni locali ed Erdogan potrebbe tornare a volere costi di finanziamento più bassi per sostenere l’economia almeno nel periodo elettorale. Questo rischia di mettere ulteriore pressione alla lira.

 

AUTORE

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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