La precarietà dell’attuale contesto economico globale rende complessa la previsione delle prossime decisioni delle Banche centrali. A partire dalla metà del 2024, il processo di normalizzazione dei tassi di interesse ha iniziato a mostrare segnali di incertezza. La recente riduzione del tasso di riferimento annunciata dalla Banca centrale degli Stati Uniti nel dicembre 2024 è stata interpretata come un “taglio hawkish”, caratterizzato da una visione restrittiva rispetto alle attese di mercato.
Il cambiamento di tono della Fed ha sorpreso molti analisti, i quali si aspettavano quattro riduzioni nel corso del 2025. La forza della prima economia mondiale, evidenziata da un mercato del lavoro sorprendentemente robusto, e le potenziali pressioni inflazionistiche derivanti dalle politiche che potrebbero essere implementate dalla nuova amministrazione Trump, hanno contribuito a tale modifica. Attualmente, per il 2025 il consensus prevede un ulteriore abbassamento dei tassi di interesse ma alcuni operatori iniziano a considerare l’ipotesi di un aumento nella seconda metà dell’anno.
In Europa, il contesto appare differente. La Banca centrale europea (BCE), in risposta all’indebolimento del contesto macroeconomico e a un tasso d’inflazione che si avvicina al target del 2% (l’ultima rilevazione si è attestata al 2,4%), ha effettuato quattro riduzioni nel corso dell’anno passato e paradossalmente è l’economia tedesca a richiedere un intervento significativo, a causa di una combinazione di fattori congiunturali e strutturali che la stanno mettendo in crisi.
Investire in obbligazioni: perché e come farlo
Il contesto economico è sfidante e incerto e con i mercati azionari sui massimi è d’obbligo uno sguardo su un asset class più difensiva come le obbligazioni. Ma quale scegliere? In caso di deterioramento dei fondamentali economici, l’Eurozona potrebbe necessitare di ulteriori allentamenti monetari. Tuttavia, nel caso di nuove pressioni inflazionistiche, la BCE potrebbe trovarsi costretta a interrompere il processo di normalizzazione dei tassi di interesse o addirittura a invertire la rotta.
Per affrontare questi scenari divergenti, Société Générale ha emesso due obbligazioni in euro a tasso misto mirate a gestire sia situazioni di diminuzione che di aumento dei tassi. Entrambi i titoli presentano caratteristiche comuni:
- Scadenza massima fissata al 2040 (15 anni), con Facoltà dell’emittente di rimborsare in anticipo, dopo il primo anno (callable)
- Valore nominale pari a 1.000 euro
- Quotazione su Bond-X di Borsa Italiana
- Capitale protetto al 100% sia alla scadenza che in caso di rimborso anticipato
- Cedole pagate annualmente il 17 gennaio
Le due obbligazioni differiscono invece per il calcolo degli interessi:
- L’obbligazione “Reverse Floater” codice ISIN XS2970836784 ha cedola lorda annuale pari al 6,5% il primo anno. Nei successivi sarà calcolata come la differenza tra 6,50% e il tasso Euribor a tre mesi (con cedola minima dello 0% e massima del 6,5%).
- L’obbligazione “Leveraged Floater” codice ISIN XS2970836511 ha cedola lorda annuale del 4,8% il primo anno; nei successivi sarà pari al 150% del tasso Euribor a tre mesi (con minimo dello 0% e massimo al 4,80%).
Di conseguenza, il primo prodotto è indicato per investitori con aspettative di riduzione dei tassi di interesse, mentre il secondo offre ritorni interessanti in caso di aumento del tasso Euribor.
La valutazione della redazione di Borsa&Finanza
Facendo un’analisi approfondita delle due obbligazioni la prima considerazione è legata al fatto che per entrambi i bond la scadenza naturale è abbastanza lunga e pertanto vi è il rischio che i rendimenti, nel caso le obbligazioni non fossero richiamate prima della scadenza, potrebbero variare molto nel corso degli anni. Ad oggi infatti è molto difficile fare una previsione circa il futuro andamento del tasso Euribor a tre mesi. Allo stesso modo è probabile che se una delle due obbligazioni diventasse troppo onerosa per la Banca verrebbe richiamata anticipatamente.
A nostro parere SG ha fatto un’ottima scelta nel prevedere strumenti che si adattino a diversi possibili scenari di mercato per soddisfare le aspettative e le esigenze degli investitori. Andando più nel dettaglio, a giudizio di chi scrive, le due obbligazioni non presentano il medesimo grado di rischio ma investire su entrambe potrebbe garantire una maggior diversificazione del rischio a prescindere dallo scenario. In uno scenario di sostanziale stabilità dei tassi (attorno al 3% attualmente), entrambe offrono un discreto rendimento
Riteniamo tuttavia che il bond XS2970836511 sia più interessante; infatti, offre un buon rendimento grazie all’effetto leva rispetto al tasso Euribor. Potrebbe infatti essere molto indicato per chi volesse investire nel mercato monetario garantendosi un extra rendimento (anche rispetto ai conti deposito). Il rischio è che l’Euribor cresca oltre il 4% rendendo l’obbligazione meno appetibile rispetto alle nuove emissioni. In questo caso tuttavia l’investitore si garantirebbe comunque un rendimento positivo del 4.8% annuo.
Diversa è la situazione sull’altra obbligazione identificata dall’ISIN XS2970836784: nonostante i rendimenti possano diventare particolarmente interessanti in particolare in caso di discesa dei tassi, dall’altro lato una politica monetaria più’ restrittiva, magari tra qualche anno, potrebbe portare il rendimento dell’obbligazione al di sotto del rendimento del tasso Euribor. Ad oggi, con il mercato che sconta 3 tagli della BCE di 25 punti base entro la fine del 2025, questa obbligazione è quella che genererebbe il flusso cedolare più importante.
Ci teniamo a sottolineare che non c’è un’obbligazione migliore dell’altra ma solo che i rendimenti dipendono dagli scenari e che questi sono meno prevedibili nel lungo termine.
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