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Banche cinesi: per S&P il 20% rischia la ricapitalizzazione

Banche cinesi: S&P, il 20% rischia di essere ricapitalizzato a causa degli LGFV

S&P Global Ratings lancia un allarme inquietante sulle banche cinesi: circa il 20% potrebbe scendere sotto il coefficiente minimo di adeguatezza patrimoniale dell’8% e richiedere una ricapitalizzazione. Il problema di fondo starebbe nell’enorme esposizione agli LGFV (Local government financing vehicle), piattaforme di finanziamento dei governi locali per sostenere lo sviluppo immobiliare e altri progetti infrastrutturali. Oggi questo mercato ha raggiunto una cifra di 9.000 miliardi di dollari e Pechino sta valutando una stretta dopo che la crisi immobiliare ha messo in difficoltà il settore.

Come rileva S&P, alla fine del 2022 le banche cinesi detenevano circa 15.600 miliardi di dollari di asset, con un’esposizione marcata in questi veicoli finanziari. Le autorità di regolamentazione hanno emesso delle direttive perché le banche ristrutturino il debito del governo locale a tassi d’interesse più bassi e scadenze più lunghe, ma questo significa che molti istituti di credito potrebbero andare in difficoltà. “Il crescente rischio di ristrutturazione del debito tra gli LGFV graverà sulle banche regionali cinesi. Per alcune di queste banche l’impatto potrebbe essere troppo grande da sopportare da sole”, ha scritto S&P.

 

Banche cinesi: quali sono le più esposte

La società di rating ritiene che tre banche in particolare abbiano un’esposizione agli LGFV più elevata rispetto alla media, ossia: Bank of Hangzhou Co., Bank of Chongqing Co. e Bank of Chengdu Co. Nello scenario ribassista, gli analisti di S&P prevedono che circa il 74% del debito LGFV di queste banche dovrà essere ristrutturato, rispetto a un media nazionale del 60%. Questo implica che il coefficiente di adeguatezza patrimoniale sarà destinato a scendere di 3,6 punti percentuali mettendo a rischio l’adeguatezza dei parametri patrimoniali e, di conseguenza, richiedendo una ricapitalizzazione per rientrare in regola.

 

Come se ne esce?

Il problema degli LGFV si trascina da lungo tempo in Cina e appare di difficile soluzione. Lo scorso mese Pechino ha avviato un programma per consentire di scambiare questo debito con obbligazioni a costi inferiori, con lo scopo di rendere l’indebitamento più sostenibile ed evitare lo scoppio di una bolla.

Ricordiamo che i governi locali non possono emettere obbligazioni municipali e, per sopperire a questo limite, il ricorso agli LGFV è stato frequente negli anni. Questi infatti possono prendere in prestito denaro dalle banche, oppure da individui vendendo obbligazioni note come “obbligazioni di investimento municipali” o “obbligazioni societarie municipali”. I titoli vengono poi riconfezionati come “prodotti di gestione patrimoniale” e venduti a privati.

Ora sembra che le autorità acconsentano la raccolta complessiva fino a 1.000 miliardi di yuan (pari a 137 miliardi di dollari ) per rimborsare i debiti in scadenza. Tuttavia, secondo alcuni economisti, occorre fare di più per evitare che la situazione sfugga di mano e comporti un’insolvenza inaspettata che sarebbe deleteria per la stabilità finanziaria. “Le recenti politiche sul debito dei governi locali sono state misure di emergenza che non hanno toccato il problema principale”, aveva dichiarato Xu Gao, capo economista di Bank of China International.

AUTORE

Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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