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Banche europee: settimana di trimestrali, ecco cosa aspettarsi

Banche europee: settimana di trimestrali, ecco cosa aspettarsi

La settimana che è appena iniziata sarà cruciale per le banche europee, che presenteranno i conti del quarto trimestre 2023. Il test sarà di quelli impegnativi perché gli istituti di credito provengono da un periodo di profitti robusti e generosi stacchi di dividendi. Il guadagno ottenuto finora è stato il frutto di tassi di interesse alti, che hanno fatto aumentare il reddito netto di intermediazione in particolare per quelle aziende di credito focalizzate sulla clientela retail. I riflessi in Borsa sono stati evidenti, con l’indice STOXX Europe 600 Banks che a gennaio ha toccato il massimo dalla metà del 2018. Il calendario delle trimestrali precede i seguenti appuntamenti in scaletta:

  • 30 gennaio: BBVA;
  • 31 gennaio: Banco Santander;
  • 1 febbraio: BNP Paribas e Deutsche Bank
  • 5 febbraio: Unicredit.

 

Banche europee: cosa attendersi dalle trimestrali

La manna dei tassi di interesse elevati potrebbe essere destinata a terminare presto. È questa la principale preoccupazione per le banche del Vecchio continente. La Banca centrale europea quest’anno abbasserà il costo del denaro, mentre tra gli istituti di credito si è scatenata una gara a elevare i tassi sui depositi al fine di trattenere i clienti e attirarne di nuovi. Un primo segnale poco incoraggiante è venuto dai dati del quarto trimestre della spagnola Bankinter la scorsa settimana, che hanno segnalato un lieve calo del reddito netto da interessi.

“Dopo un balzo stimato del 22% del reddito netto da interessi nel 2023, ci sarà una crescita limitata di questo parametro nel 2024 e un aumento degli utili pari a zero” hanno affermato gli analisti di JPMorgan Chase. “I tassi più bassi porteranno a un ciclo di riprezzamento in tutto il settore” hanno aggiunto. Gli analisti di Jefferies al riguardo sono preoccupati per il margine di interesse di Unicredit, visto in calo del 4% nel 2024. Tuttavia gli esperti sottolineano come il colosso finanziario italiano abbia un tesoretto di 10 miliardi di euro di cui “deve decidere cosa fare”.

Meno pessimista è Sebastiano Pirro, direttore degli investimenti di Algebris Investments, secondo cui la redditività netta da interessi diminuirà poco. Dopo un decennio di tassi negativi nell’eurozona che ha distrutto i guadagni delle banche, l’esperto ritiene che si sia giunti a una svolta importante. “Oggi le banche stanno facendo più soldi di quanti ne possano distribuire e i coefficienti patrimoniali stanno salendo” ha detto. In particolare, a suo giudizio, Santander e BBVA registreranno un margine di interesse e un utile netto più alti rispetto al 2022, grazie alle loro attività in Spagna e in America Latina.

Non c’è comunque solo il reddito netto da interessi da osservare. Gli analisti presteranno grande attenzione al portafoglio dei crediti deteriorati, a causa dell’aumento dei tassi e della crisi immobiliare in alcuni Stati come Svezia e Germania. Pirro ritiene che i crediti inesigibili saranno contenuti, in quanto negli ultimi anni c’è stato un repulisti di attività in sofferenza e la domanda di nuovi prestiti è risultata bassa viste le condizioni sfavorevoli di finanziamento. “Il problema è che il business sarà smorzato dalle deboli previsioni di crescita economica che terrà bassa la domanda di prestiti in tutto il blocco” ha aggiunto Pirro.

Sul fronte delle commissioni derivanti dall’investment banking, nel mirino ci sono soprattutto Deutsche Bank, BNP Paribas e UBS, che hanno grandi attività nel ramo. Secondo gli analisti di Barclays, non ci sarà grande differenza tra il quarto e il terzo trimestre, con la gestione patrimoniale che si manterrà stabile e i ricavi derivanti dai mercati dei capitali visti in lieve aumento. A giudizio della banca londinese, invece, saranno in calo le commissioni di consulenza.

Gli analisti di mercato in generale non sono positivi su Deutsche Bank. Stando alle previsioni, il gigante tedesco dovrebbe riportare il 14esimo utile trimestrale consecutivo dopo anni di perdite, ma in calo a 700 milioni di euro rispetto agli 1,8 miliardi di euro dello stesso periodo del 2022.

Infine, il mercato drizzerà le antenne in merito alle possibili operazioni di aggregazione. Le prospettive di M&A negli ultimi anni sono state frustrate dalle dichiarazioni dei vertici societari. Ad esempio gli amministratori delegati di Deutsche Bank e Commerzbank hanno escluso qualsiasi possibilità di fusione; mentre Unicredit ha respinto le speculazioni circa un possibile interessamento per MPS o per altri rivali di minori dimensioni. Tuttavia le banche europee sono piene di denaro liquido da investire e non è escluso che le comunicazioni trimestrali possano fornire qualche indizio sul suo utilizzo.

AUTORE

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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