Banche francesi impermeabili alle elezioni, ma occhio a 3 rischi - Borsa e Finanza

Banche francesi impermeabili alle elezioni, ma occhio a 3 rischi

Banche francesi impermeabili alle elezioni per 3 motivi. Ma occhio ai 3 rischi

A differenza di cinque anni fa, le banche francesi sembrano meno vulnerabili a una vittoria nazional-populista alle elezioni presidenziali, il cui secondo turno è previsto per questa domenica 24 aprile.

È vero che la Francia ricopre oggi una posizione centrale in Europa, sia perché fino al 30 giugno 2022 detiene la Presidenza del Consiglio dell’Unione Europea, sia perché è la sesta economia più grande del mondo, e quindi l’evento avrebbe risonanza globale a livello geopolitico. In un momento in cui la coesione del Vecchio Continente è fondamentale per sostenere l’Ucraina contro l’aggressione della Russia, questa nuova ipotetica fiammata di rischio non è per nulla desiderabile.

Ma è anche vero che, come ricordato dall’agenzia di rating europea Scope, il settore bancario francese nel complesso ha mostrato negli ultimi anni forza, raziocinio e stabilità mai registrati prima. Nonostante la redditività degli istituti bancari francesi non brilli, soprattutto se confrontata con la media europea, il settore presenta punti di forza non trascurabili, che si riflettono nei corsi azionari dei principali player. In testa alla classifica di questi ultimi si piazzano Société Générale, BNP Paribas e Crédit Agricole, incluse addirittura dal Financial Stability Board nell’elenco delle 30 banche di importanza sistemica globale.

Inoltre, a favore delle banche francesi gioca il contesto normativo generale sviluppato negli ultimi dieci anni in risposta alla crisi finanziaria globale. Culminato con l’introduzione del meccanismo di vigilanza unico nel 2014, questo gode di maggiore fiducia rispetto a cinque anni fa. Sotto questo aspetto, i revisori delle banche francesi si sono sempre distinti per il loro rigore.

Infine, le banche francesi hanno definitivamente ripulito la loro immagine durante la pandemia, dopo essere state prese di mira negativamente in seguito alla crisi finanziaria globale. Questo grazie al ripristino di solidi requisiti prudenziali e finanziari, inclusa la qualità degli attivi, e al loro ruolo attivo e costruttivo nel finanziare imprese e individui durante la situazione di emergenza. L’uscita dalla Russia recentemente annunciata da Société Générale è solo la ciliegina sulla torta di questo rinnovato virtuosismo. Tutte buone notizie per chi investe in Certificates, essendo ad esempio Société Générale e BNP Paribas tra i principali emittenti di questi strumenti derivati.

A fronte di questi 3 punti di forza, è però opportuno segnalare anche i punti di attenzione, soprattutto se si considera l’elevato numero di astenuti tra gli elettori di sinistra scontenti di entrambi i risultati, che rimetterebbero in corsa Marine Le Pen per la vittoria. Se, infatti, non ci dovrebbero essere ripercussioni sulle attività interne delle banche francesi in caso di una vittoria della candidata, non si può dire altrettanto per le aree esterne in cui le grandi banche francesi hanno eccelso.

 

Possibile vittoria di Le Pen: attenzione su mercati finanziari e banche francesi

La vittoria del partito Rassemblement National (RN) di Le Pen potrebbe influenzare principalmente la presenza internazionale delle banche francesi e sconvolgere i mercati, considerando la sua insistenza su una maggiore sovranità nei confronti dell’UE, anche se non espressa in termini di lotta diretta alla globalizzazione finanziaria. Nonostante siano banche universali, internazionali e più indipendenti dalla politica francese rispetto agli scorsi decenni, i grandi istituti francesi sono infatti stati attori chiave nella spinta alla globalizzazione dell’economia francese, accompagnando le grandi imprese nelle loro attività internazionali. Una presidenza di estrema destra non dovrebbe influenzare le attività di prestiti a famiglie e imprese, ma potrebbe sollevare bandiere rosse rispetto all’impegno della Francia nei confronti dell’Europa e della globalizzazione in generale, dove le banche francesi si sono appunto distinte.

Inoltre, se una presidenza Le Pen seguisse un’agenda populista aggressiva, gli ostacoli politici potrebbero complicare gli sforzi delle banche francesi verso la migrazione digitale, dove i grandi gruppi sono rimasti indietro rispetto ai concorrenti europei.

Infine, non direttamente correlato al settore bancario ma comunque altamente consequenziale, sarebbe l’effetto negativo sulla costruzione di Parigi come centro finanziario chiave dell’Unione Europea dopo che Brexit ha detronizzato Londra. A questo proposito, un risultato degno di nota è stato il trasferimento post Brexit dell’Autorità Bancaria Europea (l’EBA) da Londra a Parigi. Il forte nazionalismo e il populismo potrebbero smorzare l’entusiasmo degli investitori internazionali o delle istituzioni finanziarie che stanno considerando il trasferimento a Parigi, soprattutto se le riforme di lavoro agile parzialmente attuate dall’amministrazione Macron venissero abbandonate.

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