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Banche italiane: quali sono le basi per un altro anno di crescita

Banche italiane: Scope Ratings, 4Q 2022 solido e buone prospettive per il 2023

Le banche italiane sono in salute e il 2023 sembra essere promettente. È questo in sintesi il resoconto di Scope Ratings, l’agenzia di rating europea, che nel suo rapporto sul panorama creditizio italiano mette in luce come gli istituti di credito del nostro Paese abbiano sfruttato l’aumento dei tassi d’interesse da parte della BCE. Secondo l’analisi, l’ultimo trimestre del 2022 ha visto un forte aumento del margine d’interesse, grazie alla capacità delle banche di trasferire il rialzo del costo del denaro su prestiti e mutui con maggiore rapidità di quanto fatto con i depositi. Sul fronte delle commissioni, invece, la scarsa performance dei mercati ha finito per pesare su questa tipologia di ricavi. Tuttavia alcuni istituti si sono distinti. Ad esempio, Mediobanca ha mantenuto entrate rilevanti grazie all’attività di advisory e wealth management mentre la Banca Popolare di Sondrio è rimasta resiliente in quanto le commissioni sono legate soprattutto ai servizi bancari tradizionali.

I costi sono aumentati, in particolare sul fronte salariale. In questa sezione, UniCredit ha visto una crescita importante, mentre Mediobanca ha registrato un incremento per quanto concerne la componente variabile degli stipendi. Ad ogni modo, il rapporto cost/income nel quarto trimestre del 2022 è stato del 53%, di dieci punti più basso rispetto allo stesso periodo del 2021. UniCredit e Intesa Sanpaolo hanno visto questo rapporto a 51 punti base, al di sotto della media, quantunque l’impatto della guerra Russia-Ucraina sia stato rilevante.

Scope Ratings riporta anche che le banche italiane non hanno risentito troppo del calo del settore immobiliare commerciale, vista la loro limitata esposizione. A settembre 2022, il real estate relativo agli immobili commerciali rappresentava appena il 19% dei finanziamenti delle maggiori aziende di credito. La cifra esigua risalta se paragonata al 39% della Svizzera, al 31% della Germania e al 27% dell’Olanda.

L’agenzia di rating tedesca segnala in definitiva che per gli istituti italiani nel trimestre di dicembre il ROE risulta essere del 9,3%. Alla fine dell’anno, le banche avevano anche un CET1 medio del 6,15%, di poco superiore a quello dell’anno precedente per effetto di una “forte generazione di capitale che ha più che compensato gli elevati payout e l’andamento negativo del portafoglio titoli.

 

Banche italiane: le previsioni per il 2023

Scope Ratings fornisce previsioni ottimistiche per l’anno in corso sulla scorta dei buoni risultati conseguiti nel 2022. A suo giudizio, i ricavi bancari si manterranno alti grazie al margine di interesse, anche se gli istituti di credito dovranno sostenere un maggior costo dei depositi che limiterà il beneficio di tassi più alti. Tuttavia, l’agenzia mette in guardia dal rischio di una recessione in arrivo, che andrebbe a colpire in particolare il segmento retail. “Mettiamo in guardia dall’incremento dei costi del funding, non solo per il repricing dei depositi ma anche per via del maggior costo del debito raccolto sui mercati istituzionali”, ha affermato l’istituto. In sintesi, la redditività delle banche italiane nel 2023 sarà guidata principalmente da tre fattori:

 

  1. repricing di bilancio al contesto di tassi più favorevole che continuerà a incrementare i ricavi;
  2.  un progressivo riprezzamento dei depositi che limiterà i benefici dei rialzi dei tassi (deposit beta);
  3. costo del rischio potenzialmente più elevato se l’economia scivolasse in recessione.

 

Infine, per quanto riguarda la politica delle remunerazioni agli azionisti, le prospettive sono buone grazie alla crescita dei profitti, considerato che lo scorso anno il payout medio si è attestato intorno al 50%, con punte del 100% per UniCredit se si considerano dividendi e buyback, e del 70% per Intesa Sanpaolo e Mediobanca. “Ci aspettiamo che la maggior parte dell’excess capital sarà restituito agli azionisti date le limitate opportunità di crescita, sia interne che esterne. Anche i più ambiziosi piani di distribuzione appaiono sostenibili e non dovrebbero trovare grossa resistenza da parte delle autorità almeno nel breve termine”, ha concluso Scope Ratings.

AUTORE

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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