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Banche USA: basta short per gli hedge fund, ora tornano comprare azioni

Banche USA: gli hedge fund tornano a comprare le azioni

Gli hedge fund sono tornati a puntare sulle banche USA. Secondo una nota di Goldman Sachs, dalla fine di agosto i fondi hanno abbandonato le posizioni ribassiste sulle azioni degli istituti di credito e hanno invertito al rialzo. Nella settimana conclusasi il 1° settembre, il rapporto tra operazioni lunghe e operazioni corte è salito del 26% rispetto al minimo dell’anno a metà luglio. Nello stesso periodo anche le posizioni short sulle maggiori banche americane sono diminuite, con il rapporto aumentato del 14%.

 

Banche USA: il risveglio dalla crisi

La situazione degli istituti finanziari americani è andata via via migliorando dopo il disastro della scorsa primavera, che ha visto il fallimento di tre importanti banche regionali e l’acquisizione in extremis di First Republic Bank per mano di JP Morgan Chase. Nel mese di maggio, il segretario al Tesoro Janet Yellen aveva dichiarato che quasi tutte le banche avevano accesso a liquidità sufficiente, allontanando le preoccupazioni di una crisi di denaro pronta a diffondersi a livello sistemico. Tuttavia, l’ex-Fed ha anche avvertito che il settore potrebbe avviarsi verso un consolidamento, per via delle pressioni sui profitti.

Le grandi banche americane ancora rappresentano una garanzia, come dimostrano le ultime trimestrali rilasciate in cui l’impatto della crisi finanziaria si è rivelato flebile. La redditività dei tassi d’interesse, aumentata per via del costante aumento del costo del denaro da parte della Federal Reserve a partire da marzo 2022, è riuscita a colmare alcune lacune soprattutto nelle divisioni dell’M&A e delle operazioni di IPO. La solidità che ne è derivata ha costituito una corazza per difendersi da ogni intemperia, mantenendo stabile il sistema finanziario. Gli effetti in Borsa si sono visti, con l’indice dei titoli delle banche regionali americane, S&P 500 Regional Bank, che ha recuperato circa il 20% dal minimo del 2021 toccato a maggio.

 

Cosa aspettarsi ora?

L’impressione che se ne trae oggi è che il peggio potrebbe essere alle spalle. Quantomeno, gli scenari più tetri che configuravano una crisi incontrollata pronta ad affondare le azioni bancarie a Wall Street sembrano lasciare il posto a un quadro molto meno alterabile. Tuttavia, diversi elementi di incertezza devono essere tenuti in debita considerazione. In primo luogo, un rallentamento dell’economia è fisiologico dopo quella sfilza di strette sui tassi da parte della Fed, il che inevitabilmente porta a una contrazione nell’erogazione del credito e quindi nel business delle banche.

In secondo luogo, gli istituti di credito devono fare i conti ancora con i clienti che sono alla ricerca di un posto dove parcheggiare il denaro in maniera redditizia. Se i rendimenti restano alti perché l’inflazione non va giù come deve, i fondi monetari e alcuni conti correnti online rappresentano un’attrazione molto forte per i risparmiatori. Questo genererebbe una competizione che porta gli istituti di credito ad alzare i tassi sui depositi, ridimensionando la redditività del core business. Infine, occorrerà valutare se gli utili saranno all’altezza delle aspettative, soprattutto in un ambiente recessivo, e di conseguenza se i multipli saranno in linea con le prospettive di mercato.

AUTORE

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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