Banche USA: nel 2022 calo dei depositi per la prima volta dal dopoguerra - Borsa e Finanza

Banche USA: nel 2022 calo dei depositi per la prima volta dal dopoguerra

Banche USA: nel 2022 calo dei depositi per la prima volta dal dopoguerra

Per la prima volta dal secondo dopoguerra le banche USA potrebbero vedere un calo dei depositi quest’anno. Gli analisti bancari hanno infatti ridotto le aspettative presso gli istituti più grandi. Prendendo a riferimento le 24 istituzioni che fanno parte dell’indice KBW NASDAQ Bank e che rappresentano il 60% dei 19.000 miliardi di depositi a dicembre 2021, il calo previsto dovrebbe essere nel 2022 del 6%. Bisogna dire che si è avuta un’inversione rispetto alle previsioni di febbraio dove si stimava un aumento del 3%.

La variazione delle aspettative è il riflesso della politica sui tassi da parte della Federal Reserve in versione anti-inflazionistica. Un aumento del costo del denaro spingerà di più alla concessione di finanziamenti piuttosto che alla raccolta, dal momento che il margine d’intermediazione è superiore. In un ambiente di rendimenti rialzisti, infatti, le banche trasferiscono tassi più alti sui prestiti molto più velocemente di quanto fanno sui depositi. Inoltre, i risparmiatori andranno maggiormente alla ricerca di asset più interessanti su cui investire con tassi più alti, piuttosto che tenere il denaro immobilizzato in banca.

 

Banche USA: la riduzione dei depositi potrebbe essere un vantaggio

Il calo dei depositi non rappresenterà un grosso problema per le banche USA, perché tanto queste ultime hanno 8.500 miliardi in eccesso rispetto ai prestiti da utilizzare, secondo i dati raccolti da Barclays. Negli ultimi 2 anni, infatti, i risparmiatori hanno accumulato denaro per far fronte eventualmente alle problematiche derivanti dalla pandemia. Allo stesso modo le imprese hanno creato un tesoretto per fronteggiare i lockdown e le interruzioni alla catena di approvvigionamento. In questo periodo i depositi totali hanno visto un aumento del 35% a 5.000 miliardi di dollari.

Per ora quindi vi è denaro sufficiente per sostenere le richieste di finanziamento di imprese e famiglie. Visto sotto certi aspetti anzi potrebbe anche essere un vantaggio il calo dei depositi, perché comunque almeno in parte tassi più alti aumenteranno il costo della raccolta. Quindi le banche eviterebbero di caricarsi costi su finanziamenti ricevuti di cui non hanno bisogno.

 

Chi avvantaggia la riduzione dei depositi bancari

Dove andranno a finire i soldi che usciranno dai depositi bancari? Secondo gli analisti, i maggiori beneficiari saranno i fondi del mercato monetario e gli investimenti a breve termine, perché sono quelli che catturano più rapidamente i flussi che fuoriescono dai depositi dei risparmiatori.

Normalmente, vi è una certa lentezza a spostare i depositi per inseguire i tassi d’interesse, ma se la Fed sposta i tassi più velocemente, ad esempio aumentando di mezzo punto percentuale il costo del denaro durante la prossima riunione, le cose potrebbero cambiare. Wall Street comincia a scontare una crescita dei rendimenti sui fondi del mercato monetario insieme ai tassi della Banca Centrale USA, il che farebbe aumentare l’attrazione al cospetto dei depositi bancari.

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

Post correlati

Tiger Global: ecco quanto ha perso con il crollo delle azioni tech

Stablecoin: quali sono le 10 più importanti

Enel: 100 milioni di impatto da extraprofitti, cosa fare con le azioni?

Liquidità: nei fondi mai così alta da attacco a Torri Gemelle

Grano: ecco chi oltre l’India ha imposto divieto di export

Lascia un commento