Banco Bpm ha ricevuto una doccia fredda dalla Banca centrale europea. L’istituto di Francoforte ha dato parere negativo sul Danish compromise in merito all’offerta pubblica di acquisto che la banca di Piazza Meda ha lanciato sul gestore patrimoniale Anima Holding. Il Danish compromise è una norma europea introdotta nel 2012 secondo cui le banche possono ridurre l’assorbimento di capitale regolamentare quando acquisiscono partecipazioni in società assicurative. In sostanza, a certe condizioni gli istituti di credito possono non dedurre dal capitale regolamentare gli strumenti di capitale presso società di assicurazioni, ponderando l’investimento tra i propri risk weighted asset. Lo strumento è previsto allo scopo di favorire il consolidamento del sistema finanziario europeo. In questo modo, le banche possono diversificare il rischio integrandosi con le compagnie di assicurazione.
Bisogna però precisare che quella della BCE è un’interpretazione e non corrisponde a un veto, il quale eventualmente spetterà all’Eba (European banking authority). Tuttavia, l’interpretazione dell’Eurotower potrebbe condizionare il giudizio dell’ente preposto a prendere la decisione. Se l’Eba avallasse il giudizio espresso dalla BCE, l’Opa su Anima diventerebbe più onerosa sotto il profilo del consumo di capitale. La posizione di Francoforte “non costituisce una decisione e lascia impregiudicate le valutazioni dell’Eba, coinvolta dalla stessa BCE quale autorità competente al fine di esprimersi definitivamente sulla questione”, ha dichiarato il Banco Bpm in una nota. L’istituto guidato da Giuseppe Castagna ha precisato che, in attesa del pronunciamento dell’Eba, proseguono le interlocuzioni con la BCE.
Banco Bpm: quali effetti dal no al Danish compromise
Un primo effetto del parere di oggi sul Danish compromise si è visto nei mercati finanziari. Il prezzo delle azioni Banco Bpm è crollato di oltre 4 punti percentuali. Prima del giudizio il titolo aveva aggiornato il suo massimo storico a 10,33 euro, al termine di un rally strepitoso partito da novembre che ha fatto aumentare la capitalizzazione della banca di circa due terzi. Gli investitori hanno comprato in tutto questo tempo sulle ambizioni di acquisizione del rivale da parte di Unicredit, con un’offerta pubblica di scambio. Il colosso guidato da Andrea Orcel ritiene però il Danish compromise molto importante per la scalata. Se dovesse arrivare il no dell’Eba, potrebbero cambiare molte cose.
Il CET1 ratio – importante indice di patrimonializzazione – scivolerebbe sotto il 12% secondo Unicredit (una cifra inferiore alla media continentale), mentre secondo Banco Bpm rimarrebbe ancorato al 13%. In virtù di questa revisione la seconda banca italiana potrebbe ritirarsi dall’Ops sul Banco se la norma europea non venisse applicata, come ha più volte dichiarato nei mesi scorsi. A quel punto, infatti, la banca guidata da Giuseppe Castagna diventerebbe meno preziosa. Da notare che il concambio tra le azioni Banco Bpm – Unicredit si è portato a circa 0,178, sostanzialmente in linea con la proposta di 0,175 lanciata per la fusione. Nelle scorse settimane, invece, il divario era molto più ampio.
Se Unicredit abbandonasse il tavolo su quali fronti si svilupperebbe il risiko bancario per Gae Aulenti? Secondo gli esperti di mercato, le opzioni sono due. La prima consiste nel concentrarsi sul takeover di Commerzbank, di cui detiene il 28% delle azioni. A quel punto, Orcel aumenterebbe gli sforzi per rimuovere tutti i muri posti da Berlino e arrivare all’obiettivo magari entro la fine dell’anno. La seconda è un’ipotesi più fantasiosa, circolata recentemente negli ambienti finanziari. Unicredit detiene ufficialmente il 4% di Generali, ma corre voce che mirerebbe ad arrivare poco sotto il 10%. Lo scenario più suggestivo sarebbe quello di puntare al controllo del Leone di Trieste. Sarebbe un’eventualità che non lascerebbe indifferente l’altro gigante del settore bancario italiano Intesa Sanpaolo. L’azienda di credito guidata da Carlo Messina potrebbe rispondere con una sua mossa, sebbene finora si sia chiamata fuori dai giochi. A quel punto la partita si farebbe davvero interessante.









