Nel 2025 i mercati finanziari si sono ben comportati, soprattutto quelli azionari, guidati da temi che rimarranno al centro dell’attenzione anche nel 2026. Alcuni di questi temi, tuttavia, presentano anche dei rischi di “cambiamento” che Chiara Angeloni, direttrice ed economista per l’Europa di Bank of America Global Research, ha evidenziato nell’outlook 2026 del gruppo bancario americano.
L’analisi della Angeloni identifica cinque fattori strutturali destinati a restare centrali:
- L’agenda di politica dell’amministrazione Trump e l’incertezza a essa associata;
- La capacità produttiva in eccesso dell’economia cinese;
- Il boom di investimenti in intelligenza artificiale;
- La sostenibilità delle finanze pubbliche;
- L’eccesso di liquidità globale che tanta parte ha avuto nelle performance di mercato del 2025.
In questo articolo:
- Economia Usa davanti a quella europea
- Le stime di Bank of America
- L’Italia torna alla normalità ma ha la fiducia dei mercati
Economia Usa davanti a quella europea
Gli Stati Uniti beneficeranno di maggiore resilienza economica nel corso del 2026. Anche se di solito gli States fanno da traino ad altre economie, l’eurozona non riuscirà a tenerne il passo, con una performance più contenuta ma comunque positiva. Gli Usa, peraltro, beneficeranno nel 2026 di alcuni temi domestici, come le politiche dell’amministrazione Trump. “Ci aspettiamo che ci sarà una maggiore attenzione alla deregolamentazione – ha spiegato Angeloni -. Inoltre, l’economia americana comincerà a beneficiare dell’impatto del One Big Beautiful Bill, in termini di spesa e supporto agli investimenti e ai consumi”.
Ci sono poi le elezioni di midterm di fine anno, alle quali Trump vorrà presentarsi con una “conflittualità ridotta” e dunque Bank of America si aspetta una “de-esclation commerciale”.
Il vento contro potrebbe arrivare invece dall’eccesso di liquidità globale. Angeloni parla di “K-shaped economy” ovvero con andamenti divergenti a seconda dei settori economici a cui si guarda. “Un eventuale irrigidimento delle condizioni finanziarie o un passaggio improvviso a una fase di risk-off potrebbe tradursi rapidamente in rischi al ribasso per la crescita globale, amplificando squilibri già presenti” ha sottolineato”.
Le stime di Bank of America
Sul fronte della crescita, Bank of America mantiene una visione relativamente più ottimista rispetto al consensus. La crescita globale viene stimata al 3,4% nel 2025, con un lieve rallentamento al 3,3% nel 2026 e un ritorno al 3,4% nel 2027. La traiettoria è sostenuta soprattutto da Stati Uniti e Cina, considerati i principali pilastri della resilienza macro.
In particolare, per l’economia statunitense, la banca stima una crescita media annua del 2,4% nel 2026, mentre per la Cina la previsione si colloca al 4,7%, nonostante il persistente problema della sovraccapacità produttiva. In netto contrasto l’eurozona che continua a mostrare segnali di debolezza strutturale. La crescita media attesa per il 2026 è pari all’1,4%, un dato che scende allo 0,9% se si esclude l’effetto distorsivo dell’Irlanda.
Le previsioni di Bank of America per quanto riguarda i prezzi al consumo indicano un ulteriore rallentamento dell’inflazione globale nel 2026, con un dato medio atteso al 2,4% fino al 2027. Dietro questa media si nascondono però traiettorie molto differenziate.
Negli Stati Uniti, l’inflazione dovrebbe rimanere sopra il target della Federal Reserve per l’intero orizzonte previsionale, mentre nell’eurozona i prezzi al consumo sono attesi sotto il target della Bce. In Cina, il quadro rimane vicino alla stagnazione. Queste divergenze si riflettono nelle politiche monetarie delle Banche centrali che arriveranno alla conclusione dei rispettivi cicli di tagli ai tassi di interesse in momenti differenti.
“La Fed taglierà due volte i tassi di interesse nel 2026 – ha illustrato Angeloni – a giugno e a luglio, ovvero quando il nuovo presidente entrerà in carica al posto di Jerome Powell”. Per Bank of America anche la Bce potrebbe tagliare due volte i tassi di interesse nel corso del prossimo anno, una previsione contrastante rispetto alle attese attuali del mercato e alle dichiarazioni di alcuni esponenti della Banca centrale.
“Stimiamo un ultimo taglio a marzo 2026 – riprende – mentre il mercato pensa che il ciclo di riduzione dei tassi di interesse sia già finito e qualcuno si spinge a ipotizzare un rialzo. Noi invece pensiamo che il rischio sia opposto, ovvero che i tagli possano essere addirittura due”. In tal caso i tassi di interesse in eurozona arriverebbero all’1,5%.
L’Italia torna alla normalità ma ha la fiducia dei mercati
L’economia Italia è rientrata nei ranghi della sua normalità economica, ovvero alle crescite dello zero virgola del periodo pre-Covid. Nel 2026 l’economia del Belpaese dovrebbe crescere dello 0,7% secondo Bank of America. “Fine dell’over performance rispetto alla media dell’eurozona” sentenzia Angeloni. Fine anche del Recovery Plan con le ultime tranche di pagamenti previsto proprio il prossimo anno. “Insieme al Superbonus il Pnrr ha aumentato la capacità di Pil dell’Italia ma ora questi due fattori di spinta si stanno esaurendo”. Verranno sostituiti, ma solo in parte, dalle spese previste in difesa e infrastrutture, in particolare da parte della Germania, punto di riferimento per le esportazioni italiane.
Positivo lo scenario per il debito pubblico che, anche se ancora in aumento (almeno fino al 2027, proprio come conseguenza del Superbonus), beneficia della fiducia dei mercati nella stabilità e nella prudenza del governo Meloni. Fiducia evidente nella riduzione dello spread tra Btp e Bund tedeschi (sotto quota 70 punti), restringimento che però nasconde lo spostamento al rialzo della curva dei tassi di interesse e l’aumento del rendimento richiesto ai Bund stessi, in vista delle spese previste in bilancio nei prossimi anni. Secondo Bank of America, il rendimento del decennale tedesco potrebbe toccare il 2,75% alla fine del prossimo anno.









