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BCE: 5 nodi da risolvere nella riunione di questa settimana

BCE: 5 nodi da risolvere nella riunione di questa settimana

Questa settimana la Banca Centrale Europea si riunirà ufficialmente per decidere sui tassi d’interesse. L’attesa si fa sempre più rovente alla luce di quanto emerso negli ultimi tempi. L’inflazione per il mese di settembre è balzata al 9,9%, a causa di una crisi energetica che non sta lasciando tregua. Questo fa pensare che l’Eurotower difficilmente adotterà la mano leggera di fronte a una situazione del genere. Allo stesso tempo imperversa il rischio che una recessione imminente possa esacerbare uno stato critico in cui versano milioni di imprese e di famiglie nel Continente. Negli ultimi tempi le pressioni dei falchi all’interno della BCE si sono fatte più incalzanti per una normalizzazione della politica monetaria. Tuttavia, c’è un altro elemento che rischia di avere effetti incendiari, ovvero la situazione dell’indebitamento degli Stati sovrani, che subirebbe un colpo notevole con un inasprimento eccessivo della politica monetaria.

 

BCE: ecco a cosa bisognerà prestare attenzione nel meeting

In ragione di tutti questi aspetti che dovranno essere messi insieme, le decisioni del Consiglio Direttivo risultano essere quanto di più difficile si possa immaginare. Al riguardo, cinque nodi dovranno essere risolti. Il primo attiene all’entità della stretta sui tassi. Gli analisti si aspettano in genere un aumento dei tassi d’interesse dello 0,75%, esattamente come quello dell’ultimo meeting. Secondo Francis Yared, Global Head of Rates Research di Deutsche Bank, “ha senso aspettarsi un rialzo di 0,75 punti percentuali, così come segnali sulla riduzione del bilancio della BCE e modifiche delle regole sulle TLTRO. Tuttavia, non è chiaro se tutto ciò sarà annunciato già questa settimana”. Ad ogni modo, lo scontro tra falchi e colombe prosegue sul tasso terminale. Il belga Pierre Wunsch ha definito ragionevole un costo del finanziamento di oltre il 3% nel 2023, mentre la Banca Centrale spagnola stima che un tasso di interesse massimo del 2,25%-2,5% possa essere sufficiente per riportare l’inflazione all’obiettivo del 2% nel medio termine.

Il secondo punto critico riguarda proprio la stima dell’inflazione. Secondo gli economisti ancora non è il momento per parlare di un picco, ma aumentano le probabilità che ci si stia avvicinando. Una nota lieta arriva dai prezzi del gas, crollati del 65% dal massimo di questa estate, grazie alle intenzioni dell’Unione Europea di introdurre una qualche forma di tetto alle quotazioni del combustibile. Quanto sarà la stima dell’inflazione da parte della BCE riveste un’importanza cruciale per definire il tasso neutrale, ovvero quello dove non viene né stimolata né rallentata l’economia. In genere questo si attesa intorno all’1,5%-2%, ma ovviamente le forze più intransigenti all’interno del Board reputano sia un livello troppo basso.

Il terzo aspetto fa riferimento al quantitative tightening per ridurre il bilancio. L’istituto guidato da Christine Lagarde ha accumulato oltre 5.000 miliardi di euro di obbligazioni acquistate durante il periodo pandemico. Adesso deve gradualmente liquidarle per stringere sulla circolazione di moneta, sempre allo scopo di combattere l’inflazione. Forse ancora non è il momento, ma i falchi come il Presidente della Bundesbank Joachim Nagel e il Governatore della Banca di Olanda Klaas Knot pressano affinché Francoforte acceleri anche in tale direzione.

Il quarto nodo concerne le banche. Gli istituti di credito europei avevano ricevuto durante il periodo pandemico nel complesso 2.100 miliardi di euro a tassi azzerati o negativi con lo scopo di rimettere in moto l’economia. Ma ora, con l’aumento del costo del denaro, le banche tendono a parcheggiare il denaro presso la BCE ottenendo un buon profitto senza rischi. Questo non riceve il favore di alcuni responsabili dell’istituto monetario, che vorrebbero cambiare le regole riducendo di conseguenza decine di miliardi di euro di guadagni per le aziende di credito.

Infine, vi sarà l’atteggiamento della BCE di fronte ai rischi della stabilità finanziaria. Recentemente Lagarde ha lanciato l’allarme su un ottimismo eccessivo dei mercati riguardo le prospettive economiche, il che alimenta il rischio di una brusca correzione dei mercati. Quanto accaduto in Gran Bretagna, con il crollo dei Gilt che ha innescato una reazione a catena disastrosa arrivata ai vertici alti della politica, è un segnale che non può essere trascurato. Le parole del Governatore in conferenza stampa dopo l’incontro con i funzionari saranno ascoltate quindi con la massima attenzione.

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