L’euro forte potrebbe essere un problema per la Banca centrale europea. È quanto emerge dalle dichiarazioni di esponenti di spicco dell’Eurotower, dopo che la moneta unica ha guadagnato quasi il 14% quest’anno sul dollaro Usa portando il cambio EUR/USD poco sotto 1,18.
La principale preoccupazione è il fatto che il super euro finisca per mandare a monte gli obiettivi di lungo periodo della Bce sull’inflazione al 2%.
Il rally della moneta è stato un grande alleato per tornare al target dopo un periodo in cui il costo della vita è andato alle stelle a seguito della ripresa post-pandemia da Covid-19 e dello scoppio della guerra Russia-Ucraina.
Ora, invece, rischia di rivelarsi un ostacolo al mantenimento del livello ottimale di crescita dei prezzi al consumo, in quanto rende meno competitivi i prodotti delle aziende europee e fa abbassare il valore delle importazioni. In questo articolo:
- Bce: Villeroy lancia l’allarme per l’euro forte
- Lagarde difende la politica dei tassi
Bce: Villeroy lancia l’allarme per l’euro forte
L’apprezzamento dell’euro non può lasciare la Bce in una posizione di negligenza, ha affermato il governatore della Banca di Francia nonché membro del Consiglio direttivo dell’Eurotower, Francois Villeroy de Galhau.
In un’intervista a Bloomberg Television a margine di una conferenza ad Aix-en-Provence, in Francia, il banchiere ha detto che un rafforzamento dell’euro del 10% in maniera duratura “smorza l’inflazione di 0,2 punti percentuali in ciascuno dei tre anni successivi”, facendo aumentare il rischio di “non raggiungere l’obiettivo” sul carovita.
Le osservazioni di Villeroy seguono quelle del vicepresidente della Bce Luis de Guindos, secondo cui un EUR/USD sopra quota 1,20 “potrebbe rendere le cose molto più complicate”, con un “impatto negativo sulle esportazioni”.
Tuttavia, Villeroy ha precisato che la Banca centrale non stabilisce una politica per determinare un tasso di cambio specifico, pur ribadendo il concetto che gli effetti sull’inflazione potrebbero essere significativi.
Lagarde difende la politica dei tassi
Cosa farà quindi la Bce nelle prossime riunioni di politica monetaria? Villeroy ha avvertito che tutto ciò non impatterà nella decisione sui tassi di interesse dei meeting di luglio e settembre. L’istituto monetario guidato da Christine Lagarde ha tagliato il costo del denaro per otto volte tra il 2024 e il 2025 e il mercato si aspetta un’altra sforbiciata quest’anno.
Tuttavia, Villeroy ha sempre sostenuto la linea che la Banca centrale debba “rimanere agile” nelle sue scelte di politica monetaria. Alla luce dell’attuale “enorme incertezza”, occorre essere “pragmatici, agili e muoversi se necessario”, ha ribadito. Ha precisato però che “se la Banca centrale dovesse fare un’altra mossa nei prossimi sei mesi, è più probabile che allenti ulteriormente”.
Poco prima delle dichiarazioni di Villeroy si è espressa anche Lagarde, in un’intervista alla TV tedesca Ard. Il capo dell’Eurotower ha rivendicato l’attuale posizione della Bce sui tassi definendola “appropriata”, così come l’impegno a mantenere l’inflazione al 2%. “C’è molta incertezza, molta imprevedibilità attorno a noi al momento, ma sul fronte dei prezzi saremo certi e stabilì”, ha detto. Citando il “whatever it takes” del suo predecessore alla Bce, Mario Draghi, Lagarde ha affermato che “sarà fatto tutto il necessario per assicurarsi che l’inflazione rimarrà a quel livello”.









