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BoJ: il Giappone evita la recessione, quale impatto sui tassi?

BoJ: il Giappone evita la recessione, quale impatto sui tassi?

Per la Bank of Japan (BoJ) è arrivato un dato macroeconomico che potrebbe impattare sulla decisione di abbandonare la politica monetaria ultra-accomodante in essere da anni. Secondo i dati diffusi dal governo il Giappone ha evitato la recessione tecnica anche se il rialzo del PIL nel quarto trimestre del 2023 è stato più debole del previsto. Le preoccupazioni per la ripresa economica del Paese, che procede a ritmi lenti, rimane quindi ancora viva.

Nel periodo tra ottobre e dicembre la crescita è stata dello 0,4% su base annua, a fronte di una stima iniziale a -0,4% dell’Ufficio di Gabinetto. Tuttavia è risultata inferiore rispetto alla previsione mediana degli economisti, che si aspettavano un aumento dell’1,1%. Rispetto al trimestre precedente il PIL è salito dello 0,1%, a fronte di un calo dello 0,1% della lettura iniziale e a una previsione a +0,3% degli analisti.

I consumi privati, diminuiti dello 0,3% su base trimestrale a causa dell’inflazione elevata, hanno impattato sulla crescita. “La revisione è stata al rialzo ma la domanda interna rimane fiacca, in particolare nei consumi” ha detto Saisuke Sakai, economista senior di Mizuho Research and Technologies.

 

Cosa farà ora la BoJ?

I riflettori ora sono puntati sulle decisioni di politica monetaria che la BoJ prenderà nella riunione del 18 e il 19 marzo. I responsabili politici dell’istituto monetario si sono irrigiditi negli ultimi tempi e stanno dibattendo se aumentare i tassi di interesse già nel prossimo meeting o rinviare tutto al mese di aprile. Le attese sono per una stretta di 20 punti base, che porterebbe il livello dei tassi da -0,1% attuale nell’intervallo compreso tra 0 e 0,1%. Il punto però è un altro: per quanto tempo sarà mantenuto tale livello? E quanti saranno i rialzi successivi?

Recentemente il vice governatore della BoJ, Shinichi Uchida, ha dichiarato che il percorso seguito dall’autorità monetaria nipponica sarà diverso rispetto a quello intrapreso dalla Federal Reserve o dalla Banca centrale europea. Stati Uniti ed Europa, infatti, provenivano da un periodo di forte inflazione e il loro problema era arginare i prezzi al consumo a suon di rialzi del costo del denaro.

All’opposto il Giappone è stato devastato dalla deflazione per decenni e solo da poco ha rivisto stabilmente la crescita dei prezzi: “Anche se la Bank of Japan dovesse porre fine alla politica dei tassi di interesse negativi è difficile immaginare un percorso in cui il tasso di interesse continuasse ad aumentare rapidamente ” ha detto Uchida.

Il Fondo monetario internazionale ha preso posizione sulla questione consigliando alla BoJ di aumentare i tassi nei prossimi anni ma con gradualità. “Siamo d’accordo con la Banca del Giappone sul fatto che permanga una notevole incertezza nel percorso dell’inflazione. Data la storia di pressioni deflazionistiche penso che sia giusto essere cauti”, ha dichiarato Gita Gopinath, primo vice direttore generale dell’FMI.

Ciò che in realtà lascia molta incertezza riguarda la crescita dei salari. Nei negoziati di primavera che si tengono ogni anno, le grandi aziende giapponesi hanno già segnalato un aumento delle buste paga, ma il dubbio resta su quanto sia forte tale aumento. Secondo Kazuo Momma, ex capo della politica monetaria presso la BoJ e ora economista esecutivo presso il Mizuho Research Institute, è necessario vedere variazioni più forti nei salari tra le piccole e medie imprese per giustificare un secondo incremento del tasso di riferimento. “Se l’inflazione si attenua e i salari reali aumentano, i consumi delle famiglie potrebbero iniziare a riprendersi entro la fine dell’anno. Se ciò accadrà, potrebbe esserci un altro rialzo dei tassi entro il termine del 2024”, ha detto.

Sul ritmo dei rialzi c’è comunque divisione nelle proiezioni degli operatori di mercato. Morgan Stanley stima un livello dei tassi dello 0,25% entro luglio, mentre JPMorgan e UBS ritengono che fino al 2025 il costo del denaro sarà compreso tra zero e 0,1%.

AUTORE

Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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