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BoJ: stop ai tassi negativi, ma il tono resta accomodante

La BoJ pone fine al regime dei tassi negativi, ma il tono resta accomodante

Come era nelle attese, la Bank of Japan (BoJ) ha messo fine all’era dei tassi di interesse negativi che durava in Giappone da 8 anni. Con il primo rialzo dopo 17 anni, il costo del denaro ora è allo 0,1%. La Banca centrale non si è spinta oltre poiché la ripresa economica del Giappone è ancora fragile, ma la mossa segna un passo importante nell’ambito dell’abbandono di una politica monetaria ultra-accomodante che si trascina da decenni. “Siamo tornati a una normale politica monetaria mirata ai tassi di interesse a breve termine, come altre Banche centrali” ha detto il governatore Kazuo Ueda nella conferenza stampa dopo la decisione. “Sceglieremo il livello appropriato dei tassi a breve termine in linea con le nostre prospettive economiche e di prezzo”. I rialzi futuri saranno comunque moderati, ha fatto intendere l’autorità centrale, che si aspetta “condizioni finanziarie per il momento ancora accomodanti”.

La BoJ si è allontanata anche dal controllo della curva dei rendimenti che limitava le variazioni dei rendimenti dei titoli di Stato a lungo termine. Tuttavia, ha precisato che continuerà ad acquistare obbligazioni governative e anzi aumenterà il ritmo nel caso in cui i rendimenti dovessero salire rapidamente. Al contrario, l’istituto monetario nipponico interromperà l’acquisto di ETF e fondi immobiliari.

 

La reazione dei mercati alla decisione della BoJ

Il tono accomodante utilizzato dalla Banca centrale giapponese ha fatto pensare agli investitori che in atto ci ci sia un vero cambio di rotta della politica monetaria. Il cross USD/JPY è salito oltre la soglia di 150 in quanto, secondo il mercato, il differenziale di tassi di interesse tra Stati Uniti e Giappone non si ridurrà più di tanto. Il tetto dei 150 è considerato però cruciale, in quanto in questa area il governo giapponese ha lanciato in passato avvertimenti agli operatori di mercato di essere pronto a intervenire per evitare un indebolimento eccessivo della valuta domestica. Dopodiché si sono verificati interventi diretti sul mercato valutario come nel settembre-ottobre 2022.

In una seduta di grande volatilità, le azioni giapponesi hanno chiuso gli scambi alla Borsa di Tokyo con un rialzo dello 0,66%. I rendimenti sui titoli di Stato sono scesi su quasi tutte le scadenze. Si tratta di un aspetto molto importante, perché uno degli obiettivi delle autorità giapponesi è quello di mantenere i costi del debito pubblico basso vista la mole dei debito.

 

I commenti degli analisti

La reazione degli analisti alla fine del regime dei tassi negativi è stata tiepida. Il tono accomodante utilizzato da Ueda non punta verso un vero e proprio inasprimento monetario: “La BoJ ha compiuto il suo primo, timido passo verso la normalizzazione della politica monetaria. L’eliminazione dei tassi di interesse negativi, in particolare, segnala la fiducia della Banca centrale nel fatto che il Giappone sia uscito dalla morsa della deflazione” ha affermato Frederic Neumann, capo economista per l’Asia presso HSBC a Hong Kong.

A giudizio di Atsushi Takeda, capo economista dell’istituto di ricerca di Itochu, “la BoJ potrebbe essere in grado di aumentare i tassi solo una volta quest’anno di 25 punti base e altre due volte l’anno prossimo, sperando di raggiungere il suo obiettivo di inflazione del 2% lungo la strada. Ma il ritmo dei rialzi sarà molto più lento di quello visto negli Stati Uniti e in Europa”.

Non è  ottimista sulle prossime mosse dell’istituto monetario Ma Tieying, economista senior di DBC Bank, a Singapore. “Le prossime azioni della BoJ potrebbero comportare un ulteriore aumento del tasso di riferimento oltre il livello dello 0,1% e il tapering/liquidazione degli acquisti di JGB. È improbabile che queste mosse si verifichino nel resto di quest’anno”, ha affermato.

Un po’ più possibilista circa le prossime strette della Banca del Giappone è Ryutaro Kono, capo economista di BNP Paribas. “Ora mi aspetto che la BoJ aumenti i tassi ogni sei mesi fino alla fine del prossimo anno, portando i tassi di interesse allo 0,75%. oOpure potrebbe accelerare il ritmo dei rialzi dei tassi aumentandoli all’1% al termine del 2025”.

AUTORE

Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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