Bollette, quanto ci costa la guerra, governo in cerca di una soluzione

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Il decreto bollette arriva con una promessa chiara: abbassare il costo dell’energia per famiglie e imprese. Ma il punto è un altro. Arriva mentre i prezzi tornano a salire, sospinti dalle tensioni internazionali, e prova a rincorrere una dinamica che nasce fuori dai confini nazionali. È un intervento necessario, costruito tra bonus, sconti e tagli agli oneri, dal contributo fino a 115 euro per le famiglie vulnerabili al tentativo di disaccoppiare il prezzo dell’elettricità da quello del gas . Ma è anche il segnale più evidente di una difficoltà strutturale: il governo può alleggerire le bollette, non controllarne davvero la traiettoria.

In questo articolo:

  • Bollette, quanto ci sta costando la guerra?
  • Il decreto del governo in rampa di lancio


Bollette, quanto ci sta costando la guerra?

Secondo le stime dell’Ufficio studi della CGIA di Mestre, nel 2026 il caro energia potrebbe generare un aggravio complessivo di 15,2 miliardi di euro tra famiglie e imprese italiane. Non è una cifra astratta. È una redistribuzione di ricchezza che si sposta, in larga parte, fuori dal sistema economico nazionale, seguendo le dinamiche dei mercati internazionali delle materie prime.

Di questi 15,2 miliardi, circa 10,2 miliardi riguardano l’energia elettrica e 5 miliardi il gas. La ripartizione tra soggetti è altrettanto significativa: 9,8 miliardi saranno a carico delle imprese, mentre 5,4 miliardi graveranno sulle famiglie. È qui che si misura il vero impatto macroeconomico della crisi energetica: non solo sul potere d’acquisto, ma sulla competitività del sistema produttivo.

Il punto di partenza è noto. A un mese dall’inizio del conflitto in Medio Oriente, i mercati hanno reagito con una rapidità quasi istantanea. Il prezzo del gas è aumentato di circa 26 euro per MWh, pari a un +81%, mentre l’energia elettrica è salita di 41 euro per MWh, con un incremento del 38%. Sono variazioni che, pur restando lontane dai picchi del 2022, rappresentano comunque un cambio di regime rispetto alla relativa stabilizzazione del 2024-2025.

È dentro questo scenario che il governo si muove, cercando un equilibrio complesso tra esigenze immediate e vincoli di bilancio. Il decreto bollette, nella sua impostazione, non è solo un provvedimento tecnico: è un tentativo di contenere un fenomeno che ha radici esterne, ma effetti profondamente interni.

Il decreto del governo in rampa di lancio

Anche se già varato dal governo, prevedendo un pacchetto da circa 5 miliardi di euro di interventi complessivi, il testo del decreto bollette è stato rivisto proprio per contrastare il caro energia delle ultime settimane.

Tra le novità più significative che emergono al 30 marzo c’è l’attenzione crescente al tema degli oneri e dei meccanismi di formazione del prezzo. In particolare, si interviene sulla struttura degli incentivi legati alle rinnovabili e su alcuni costi di sistema, con l’obiettivo di alleggerire la componente in bolletta che grava su consumatori e imprese. È un passaggio tecnico, ma con implicazioni economiche molto concrete: agire sugli oneri significa incidere su una parte del prezzo finale dell’energia, anche se solo in modo parziale.

Un altro punto rilevante riguarda l’estensione del bonus sociale. Le modifiche in discussione ampliano la platea dei beneficiari, includendo anche nuove categorie di utenti, come quelli del teleriscaldamento. È una scelta che va nella direzione di una maggiore inclusività, ma che conferma anche un dato strutturale: il decreto continua a intervenire soprattutto sugli effetti del problema, più che sulle sue cause.

Nel frattempo, il quadro complessivo resta immutato nella sua criticità. I numeri della CGIA raccontano anche di un impatto trasversale che non colpisce un solo segmento, ma attraversa tutto il sistema economico. E che si distribuisce in modo disomogeneo sul territorio. Le regioni più colpite saranno quelle con maggiore densità economica e produttiva. La Lombardia, ad esempio, dovrebbe registrare un aumento dei costi pari a 3,4 miliardi di euro, seguita da Veneto ed Emilia-Romagna con circa 1,7 miliardi ciascuna.

In questo senso, il decreto bollette rappresenta una risposta necessaria, ma inevitabilmente parziale. Necessaria perché interviene in un momento di difficoltà reale, con strumenti concreti. Parziale perché agisce sugli effetti, senza poter incidere sulle cause strutturali che determinano il costo dell’energia. Le modifiche introdotte al 30 marzo rafforzano questo impianto, ma non ne cambiano la natura. Migliorano il meccanismo, ampliano le misure, affinano alcuni interventi. Ma non risolvono il nodo centrale: la dipendenza dell’Italia da un sistema energetico esposto alle dinamiche internazionali.

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Immagine di Massimiliano Carrà

Massimiliano Carrà

Classe 1994 e laureato in scienze della comunicazione a Palermo (sua città natale), si è specializzato a Milano sostenendo un Master in Radio e New Media Management & Content al Sole 24 Ore. Iscritto dal 2020 all'Ordine dei Giornalisti pubblicisti, dopo le esperienze in Radio 24, Class Editori, Money.it, Forbes Italia e Il Giornale è entrato nel 2025 in Borsa&Finanza, dove si occupa di approfondimenti macro-economici, startup, interviste e imprenditoria. Ama lo sport, la letteratura, il cinema e il mare. Gli piace visitare posti nuovi e scoprire nuove culture.

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