Borse in profondo rosso: in vigore i dazi USA, è scontro con Pechino

Articolo sponsorizzato

Condividi su

Ascolta questo articolo

Il presidente USA Donald Trump sgancia un altro ordigno a base di dazi sui mercati finanziari e fa crollare di nuovo le Borse. Wall Street ha chiuso ieri nuovamente in rosso, con l’indice S&P 500 che ha perso l’1,57% e il Nasdaq il 2,15%. In Asia, a Tokyo, il Nikkei 225 è affondato del 3,78%, mentre sul finale di seduta le Borse cinesi hanno recuperato le perdite chiudendo in controtendenza in territorio positivo. Pioggia di vendite stamattina all’apertura delle contrattazioni nei mercati azionari europei, con gli indici del continente pesantemente in rosso.

L’obiettivo della nuova dirompente mossa di Trump è ancora la Cina, che subirà ulteriori tariffe fino ad arrivare a un prelievo complessivo del 104%. Un vero salasso come punizione a Pechino per aver reagito ai primi dazi USA con tariffe del 34% sulle merci americane. Adesso è guerra aperta e si attende la contromossa del Dragone, che recentemente si è detto disposto ad andare fino in fondo nel botta e risposta tariffario con Washington.

Dopo l’ultimo annuncio di Trump, le autorità cinesi hanno promesso di adottare misure risolute ed efficaci per salvaguardare i loro diritti e interessi. “Gli Stati Uniti continuano ad abusare delle tariffe per fare pressione sulla Cina. Il nostro Paese si oppone fermamente e non accetterà mai questo tipo di bullismo”, ha detto il portavoce del Ministero degli esteri cinese Lin Jian in una conferenza stampa.

Oggi intanto entrano in vigore tutte le tariffe annunciate da Trump il 2 aprile scorso al Rose Garden della Casa Bianca. Tutte le nazioni sono sul piede di guerra, eccezion fatta per l’Unione europea che vorrebbe evitare lo scontro frontale con gli Stati Uniti. La diplomazia europea si sta adoperando per cercare un dialogo e convincere il presidente USA ad alleggerire i dazi. Sul piatto alcune proposte quali un passo indietro in merito a regolamenti e restrizioni sugli Stati Uniti attualmente in vigore.

 

Dazi USA: Trump sfida i mercati

L’aspetto più interessante della vicenda sui dazi USA è che Trump sembra incurante del terremoto scatenato sui mercati finanziari. Gli investitori sono in fuga dalle azioni che hanno bruciato migliaia di miliardi di capitalizzazione e si rifugiano in porti sicuri come l’oro e i Treasury Bond. Anche le quotazioni del petrolio stanno precipitando, in quanto il mercato teme una recessione globale che si riflettrebbe in un calo della domanda di materie prime legate all’andamento economico.

Ieri sera, in un evento al Congresso, Trump ha mantenuto il suo consueto tono aggressivo: “Altri Paesi vogliono fare un accordo con noi, ma gli Stati Uniti non hanno necessariamente bisogno di alcun accordo”. Più tardi su X il presidente USA ha lanciato il guanto di sfida ai mercati. “Sono orgoglioso di essere il presidente che difende Main Street, non Wall Street”, ha scritto. È probabile che l’atteggiamento di Trump incarni la sua indole da business man, ovvero spaventare la controparte per arrivare a obiettivi ben delineati. Tuttavia, analisti e investitori sono preoccupati per le dinamiche in atto e le conseguenze sull’economia e sui mercati finanziari. “Le nostre stime di shock di mercato, utilizzando i movimenti congiunti di azioni e obbligazioni statunitensi, sono coerenti con un ampio declassamento della crescita degli Stati Uniti”, hanno osservato gli analisti di Goldman Sachs.

A giudizio di Charu Chanana, chief investment strategist di Saxo Markets, “molto dipenderà dalla risposta della Cina. Una forte ritorsione da parte delle autorità cinesi potrebbe danneggiare ulteriormente il sentiment degli investitori, a meno che non arrivi un massiccio stimolo interno e non solo promesse politiche”.

William Reinsch, presidente di Scholl presso il Center for Strategic and International Studies, ritiene che i negoziati bilaterali siano molto importanti per valutare gli effetti sull’economia e sui mercati. “Alcuni Paesi, tra cui il Vietnam, stanno cercando di negoziare con Trump. Non posso prevedere come andrà a finire, ma le aziende probabilmente aspetteranno di vedere se ciò porterà a tariffe ridotte”, ha detto. Tuttavia, “se questi negoziati bilaterali falliranno, le aziende saranno costrette a prendere in considerazione un ulteriore arbitraggio tariffario a lungo termine, spostando parti delle loro catene di approvvigionamento in nazioni con tariffe più basse”, ha aggiunto.

Immagine di Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

Ricevi gratis la copia di Borsa&Finanza

Ottieni la copia digitale del nostro magazine e resta aggiornato su mercati, economia e scenari finanziari