L’Italia è tra i primi paesi nell’Unione europea per brevetti green. Lo rivela lo studio Competitivi perché sostenibili, il rapporto di Fondazione Symbola e Unioncamere, realizzato in collaborazione con Dintec e il Centro Studi Tagliacarne, che ha analizzato i brevetti verdi ottenuti in Italia tra 2012 e 2022 per individuare i settori e i territori dove si concentrano maggiormente l’innovazione environmental-friendly e la decarbonizzazione.
Da quella che viene definita la “geografia dell’eco-innovazione Made in Italy”, emerge che l’Italia è terza in Europa sia per numero di brevetti green (alla fine del 2022 se ne contano 295, +91 rispetto ai 204 del 2012) che per quota di imprese con brevetti sul totale delle aziende: 16,5 ogni 1.000 imprese. Meglio dell’Italia fanno solo la Germania con 21,6 e l’Austria con 18,9.
In questo articolo:
- Cosa sono i brevetti green?
- Perché sono importanti per la produttività
- L’Italia primeggia in Europa nell’eco-innovazione
- Quanto ha investito in sostenibilità, i settori chiave e dove eccelle
- Le principali tecnologie verdi brevettate in Italia
Cosa sono i brevetti green?
I brevetti verdi sono uno dei fenomeni centrali della green economy: si tratta di tutti quei brevetti che guardano all’ambiente per introdurre tecnologie, prodotti e processi più efficienti nell’utilizzo delle risorse. Grazie a queste proprietà industriali si punta a migliorare l’abbattimento dell’inquinamento dell’aria, la generazione di energie rinnovabili, il risparmio dell’acqua, la gestione dei rifiuti, l’efficienza energetica nell’edilizia e nei trasporti.
I brevetti green si dividono in tre sottocategorie. La prima è quella delle tecnologie per l’adattamento ai cambiamenti climatici: misure per ridurre l’esposizione a siccità e inondazioni, gestirne preventivamente gli impatti e migliorare le capacità di recupero. La seconda è quella delle tecnologie per la gestione sostenibile delle risorse marine: applicazioni per proteggere gli oceani e la pesca responsabile e sviluppare fonti energetiche marine alternative.
La terza è quella delle cosiddette environment-related technologies. In quest’ultimo caso, si fa riferimento a tutte quelle soluzioni che puntano a ridurre l’impatto ambientale delle attività umane, migliorando la qualità dell’aria, dell’acqua e del suolo. Tra queste tecnologie spiccano quelle per il controllo dell’inquinamento, l’efficienza dei processi produttivi, la produzione di energia da fonti rinnovabili e la gestione delle acque nel settore energetico e dei rifiuti.
Perché sono importanti per la produttività
Lo studio di Symbola e Unioncamere evidenzia un nesso profondo tra innovazione verde e competitività. L’analisi conferma che le imprese italiane che depositano brevetti green si distinguono nettamente dalle altre: generano un fatturato per impresa molto più elevato (382 milioni di euro per azienda contro 41 milioni delle non green) e registrano una maggiore produttività (144.000 euro di valore aggiunto per addetto contro 92.000).
I vantaggi sono numerosi anche dal punto di vista delle esportazioni. Il 57,8% delle imprese con brevetti verdi attivi esporta i propri prodotti, generando oltre 63 miliardi di euro e attivando una significativa diversificazione dei mercati di riferimento. In aggiunta, queste aziende attraggono più capitale estero (il 41,9% ha partecipazioni straniere contro il 31,7% delle non green) e hanno dipendenti più qualificati della media.
L’Italia primeggia in Europa nell’eco-innovazione
L’Italia con 2.991 brevetti generici su circa 31.000 (il 9,2%, con 5,1 brevetti per 100.000 abitanti) è una delle tre nazioni che concentrano complessivamente il 69,5% dei brevetti europei: la Germania è leader con il 42,2%, seguita dalla Francia con il 17,6%. Nello specifico della brevettazione relativa all’ambiente, le tre grandi economie europee concentrano il 66,6% dei brevetti green dell’Unione europea.
La crescita di brevetti green in Italia nel periodo 2012-2022 è stata del 44,4%, inferiore soltanto a quelle di Spagna (164,8%: la crescita più alta d’Europa), Svezia (130%), Finlandia (84,3%), Danimarca (65,2%) e Paesi Bassi (63,1%). Il territorio italiano accoglie cinque brevetti green per milione di abitanti con un’incidenza di brevetti verdi sul totale dei brevetti pari al 9,9%, meno solo di Germania (12,5%) e Francia (13,3%).
L’Italia ha pochi brevetti per tecnologie per la gestione sostenibile delle risorse marine (2,3% sugli 88 appartenenti a questa tipologia registrati nell’Ue), ma ottiene ottime performance nelle tecnologie per l’adattamento ai cambiamenti climatici (6,7%) e in quelle environment-related, dove è terza in Europa con il 7,5%. A prevalere sono soprattutto i brevetti per la gestione ambientale e la mitigazione dei cambiamenti climatici.
Quanto ha investito in sostenibilità, i settori chiave e dove eccelle
Tra il 2019 e il 2024 il sistema produttivo italiano ha puntato sulla sostenibilità: 578.450 imprese, pari al 38,7% del totale, hanno realizzato eco-investimenti. Nonostante l’innovazione non si traduca sempre in brevettazione, l’Italia detiene titoli di proprietà intellettuale importanti in comparti chiave come la mobilità sostenibile, l’efficienza energetica nell’edilizia, le tecnologie Ict per la mitigazione climatica, la gestione dei rifiuti e delle acque reflue.
I brevetti italiani di mobilità sostenibile pesano per il 31% sul totale dei brevetti che riguardano la mitigazione dei cambiamenti climatici. Quelli per l’efficienza energetica nell’edilizia superano la media Ue. Nelle tecnologie Ict per la mitigazione climatica, l’incremento di brevetti negli ultimi dieci anni è stato del 270%. I brevetti per la gestione dei rifiuti e delle acque reflue sono il 6,5% di quelli europei.
A trainare questa dinamica sono soprattutto quattro regioni del Nord: Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto e Piemonte. Accanto ai territori con una spiccata tradizione manifatturiera, è decisivo il ruolo delle imprese che sono titolari dell’81,9% delle domande pubblicate. Nei singoli settori, i motori dell’eco-innovazione sono il manifatturiero (59%), la ricerca scientifica (18,8%), le telecomunicazioni e l’informatica (6,6%), il commercio all’ingrosso (3,5%) e le costruzioni (3,5%).
Le principali tecnologie verdi brevettate in Italia
La digitalizzazione dei processi produttivi e la gestione efficiente delle risorse energetiche e ambientali sono i due ambiti nei quali si concentra e investe chi innova green. Tra il 2016 e il 2024 sono state registrate 296 domande di brevetto (il 12% del totale) per tecnologie digitali e sistemi informatici concepiti per supportare attività amministrative, gestionali e finanziarie (la sottoclasse G06Q).
A seguire si piazzano 181 brevetti (7,3%) per tecnologie di misurazione e collaudo delle variabili elettriche e magnetiche (classe G01R), 161 brevetti (6,5%) per tecnologie per il trattamento delle acque reflue, delle acque fognarie e dei fanghi (classe C02F), 151 brevetti (6,1%) per biciclette e veicoli di micro-mobilità (classe B62K) e 144 brevetti (5,8%) per la classe H02J relativa a distribuzione e accumulo di energia.
Il rapporto Competitivi perché sostenibili cita dieci casi di studio di imprese ed enti che con i loro brevetti hanno dimostrato di saper innovare e competere nei settori ambientali. La mappa dei case studies va dalla soluzione per il riciclo della plastica di NextChem del gruppo Maire alla Giga Press di Idra Group, la più grande macchina al mondo per la pressofusione di alluminio, passando per il tessuto biodegradabile e compostabile Coreva di Candiani Denim e le batterie per l’accumulo termico Mgtes di Magaldi. Eccellenze italiane nella cultura della sostenibilità.









