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Decarbonizzazione: i tre aspetti da cogliere negli investimenti

Pale eoliche off-shore, in mezzo al mare

I temi della decarbonizzazione e della transizione energetica sembrano essere stati messi da parte nel corso del 2022. L’invasione dell’Ucraina da parte della Russia ha accelerato la crescita dei prezzi delle materie prime, in special modo quelle energetiche, la cui tendenza all’aumento era comunque già presente. Tutti, ma in particolar modo l’Unione europea, hanno dovuto fare fronte al blocco o al rallentamento delle forniture di energia dalla Russia ricorrendo all’utilizzo di fonti fossili che sembravano destinate a un lento oblio.

Superata l’emergenza, tuttavia, il tema della decarbonizzazione imposta dal cambiamento climatico che il pianeta sta subendo, insieme alla necessità degli Stati di rendersi autonomi e ridurre la dipendenza da fornitori di energia esteri, ridiventerà centrale. Sull’industria dell’energia rinnovabile arriveranno miliardi di dollari di investimenti, sia da parte degli Stati, sia da parte del settore privato, interessato a sfruttare un trend pronto a riaccelerare.

 

Stati e privati puntano miliardi sulla decarbonizzazione

Morgane Delledonne, responsabile delle strategie di investimento per l’Europa di Global X ritiene che il 2022 abbia visto un cambiamento del sentiment sui temi legati al cambiamento climatico “diventati priorità economica e di sicurezza dell’Europa. La spinta verso l’indipendenza energetica ha suscitato un enorme interesse da parte degli investitori europei, come testimoniano i forti afflussi netti – 1,17 miliardi di dollari – verso i produttori di cleantech e di energie rinnovabili”.
Al sostegno dei privati si aggiungono i pacchetti di investimento approvati da Unione europea, Stati Uniti e in genere dal mondo sviluppato. L’Ue con il RePowerEU ha messo a disposizione investimenti per 300 miliardi di euro al fine di semplificare e accelerare la transizione alle energie rinnovabili e investire nelle tecnologie pulite. Gli Usa hanno annunciato in agosto uno stanziamento da 370 miliardi di dollari nell’ambito dell’Inflation reduction act (IRA) e ulteriori incentivi fiscali per i progetti di energia rinnovabili. L’ultima conferenza sul clima, la COP27, nonostante abbia generato risultati deludenti, ha visto i paesi sviluppati impegnarsi a fornire circa 100 miliardi di dollari l’anno per aiutare i paesi in via di sviluppo a finanziarie la loro transizione verso l’energia pulita.

 

Investimenti in transizione energetica: tre aspetti per cogliere la tendenza

Per Morgane Delledonne “i temi della transizione energetica continueranno a suscitare l’interesse degli investitori” ma per cogliere la tendenza bisognerà tenere in considerazione tre aspetti:

 

  • considerare tutta la catena del valore;
  • tenere conto dei diversi orizzonti di investimento;
  • considerare la complementarietà di questi investimenti.

 

Con riferimento al primo aspetto Delledonne spiega che è corretto posizionarsi su tutta la catena del valore della decarbonizzazione e non solo su parti specifiche. Questo vuol dire prende in considerazione i “disruptive material” come rame, litio e zinco, ma anche uranio e argento, le tecnologie di produzione di energia rinnovabile, sia chi le sviluppa come i costruttori di pannelli solari, smart grid e batterie al litio, sua chi le utilizza per produrre l’energia fino alla distribuzione e allo stoccaggio.

Il secondo elemento fa riferimento al diverso grado di sviluppo delle tecnologie green. Per esempio il solare e l’eolico sono ormai maturi e sono caratterizzati da costi di produzione minimi, rapida diffusione e flessibilità delle installazioni. C’è poi l’energia nucleare che ha il potenziale per crescere rapidamente nel medio periodo con l’installazione dei reattori modulari, molto flessibili. Un profilo temporale più esteso riguarda invece la produzione e l’utilizzo dell’idrogeno dove la tecnologia è ancora in una fase embrionale.

Infine, ultimo aspetto indicato da Delledonne è la complementarietà che caratterizza le fonti energetiche rinnovabili. “Il solare e l’eolico – spiega – sono fonti intermittenti, difficili da stoccare e che operano soprattutto a livello locale. Il nucleare e l’idrogeno possono invece sostituire il petrolio nel lungo periodo. Il nucleare ha una potenzialità immensa di generazione di energia mentre la tecnologia a celle combustibili dell’idrogeno rende questa tecnologia adatta ai settori trasporti, edilizia, industria”.

AUTORE

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Alessandro Piu

Giornalista, scrive di economia, finanza e risparmio dal 2004. Laureato in economia, ha lavorato dapprima per il sito Spystocks.com, poi per i portali del gruppo Brown Editore (finanza.com; finanzaonline.com; borse.it e wallstreetitalia.com). È stato caporedattore del mensile Wall Street Italia. Da giugno 2022 è entrato a far parte della redazione di Borsa&Finanza.

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