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BTP a 10 anni: perché il rendimento potrebbe salire fino al 6%

BTP a 10 anni: perché il rendimento potrebbe salire fino al 6%

Il rendimento dei BTP a 10 anni potrebbe salire fino al 5,5/6% dal 4,4% attuale nei primi mesi del 2023, ipotizzando uno scenario dove la Banca Centrale Europea porti il tasso sui depositi dall’1,5% al 3% entro quel periodo. A sostenerlo è un rapporto di Scope Ratings, società di analisi e rating finanziari, che fa riferimento alla sostenibilità del debito dei Paesi dell’Eurozona. Secondo quanto si legge nel rapporto, i Governi europei dovranno cercare di modificare le proprie leggi di bilancio per tener conto della crescita della spesa per interessi, a seguito del rialzo dei tassi da parte della BCE. In questo momento, per Scope Ratings, nessuna tra le tre principali potenze europee, ovvero Germania, Francia e Italia, sarà in grado di abbassare il rapporto debito/PIL rispetto ai livelli attuali e questo potrebbe aumentare la pressione sull’Eurotower affinché ammorbidisca la sua politica monetaria.

 

BTP a 10 anni: cosa rischia il Governo Meloni

L’istituto guidato da Christine Lagarde ancora sta navigando in acque incerte, perché la crisi energetica continua a mordere i conti di famiglie e imprese. Di conseguenza, cerca di non forzare troppo la mano lasciando uno spiraglio affinché la situazione non degeneri con un atteggiamento troppo aggressivo. Recentemente la stessa Lagarde ha dichiarato in una conferenza a Riga che la BCE non dovrà seguire le orme della Federal Reserve in quanto l’economia europea è cosa diversa rispetto a quella a stelle e strisce. Oggi, però, il Governatore della Banca di Francia Francois Villeroy ha affermato che l’Eurotower dovrebbe continuare ad aumentare i tassi di interesse, anche a un ritmo ridotto, fino a quando l’inflazione, esclusi i prezzi dell’energia e dei prodotti alimentari, non inizierà a diminuire.

Il punto è che ogni aumento dei tassi d’interesse penetra nei conti dello Stato italiano come un coltello di ghiaccio vista la mole del debito pubblico del nostro Paese. Per i BTP si rischia quindi di rivivere gli infausti giorni del 2011, quando il rendimento salì nei pressi del 7% e il Governo italiano subì un ribaltamento con le dimissioni dell’allora Presidente Silvio Berlusconi. Oggi l’esecutivo di Giorgia Meloni avrà un fardello pesante di cui caricarsi. In vista della manovra 2023, Palazzo Chigi ha pubblicato la Nota di aggiornamento del Def, che prevede 23 miliardi di euro, con il deficit che passerà da un target del 3,4% a uno del 4,5%.

Secondo quanto si è appreso dalle fonti governative, il deficit/Pil programmatico per il 2022 è fissato al 5,6%, a fronte di una stima tendenziale al 5,1%. Per il 2023 il rapporto scenderà al 4,5%, per poi attestarsi al 3,7% nel 2024 e al 3% nel 2025. Oggi il rendimento del BTP decennale è in calo di 50 punti base al 4,43%, ma la scorsa settimana ha fatto un salto dal 4,15% al 4,45% scontando tutte le tensioni che il Paese sta assorbendo con la crisi energetica e la prospettiva di una recessione.

 

AUTORE

Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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