BTP: cosa sono, come funzionano e quali scadenze hanno - Borsa e Finanza

BTP: cosa sono, come funzionano e quali scadenze hanno

Nel giorno in cui Mario Draghi ha presentato le sue dimissioni la Banca Centrale Europea ha dato il via libera al cosiddetto scudo anti-spread, denominato TPI: Transmission Protection Instrument. Ed è grazie all’annuncio del nuovo strumento che lo spread tra BTP e Bund è rimasto contenuto intorno ai 230 punti. Lo scudo sostiene la domanda di titoli dei Paesi cosiddetti “virtuosi” che applicano politiche orientate a pareggio di bilancio, stabilità macroeconomica e riduzione del debito pubblico. Inoltre la BCE ha alzato i tassi d’interesse di mezzo punto percentuale: il tasso principale sale dello 0,50%, il tasso sui depositi a zero e il tasso sui prestiti marginali allo 0,75%. È la prima volta che succede dal luglio del 2011.

Nel giro di ventiquattro ore dunque, lo scenario per l’Italia è cambiato completamente. Ora, con le elezioni politiche fissate per il 25 settembre prossimo, un autunno bollente potrebbe attendere i titoli di Stato italiani. Il rischio maggiore è legato a un aumento incontrollato dello spread BTP-Bund: il differenziale è il principale termometro per misurare la propensione al rischio degli investitori sui mercati. È per questo motivo che diventa sempre più importante  sapere cosa sono i BTP, come funzionano, quali sono le tipologie e le scadenze.

 

Cosa sono i BTP

BTP è un acronimo che sta per Buono del Tesoro Poliennale. Insieme a BOT, CTZ e CCTEU, sono i principali titoli di Stato italiani: titoli di debito a medio-lungo termine, principalmente a tasso fisso, emessi dal Dipartimento del Tesoro del Ministero dell’Economia e delle Finanze per finanziare la spesa pubblica e le attività istituzionali. Possono essere sottoscritti sia dagli investitori privati che da quelli istituzionali. La prima emissione di BTP risale al 1974: erano buoni del Tesoro poliennali 7% di scadenza 1° aprile 1978 e per un importo pari a 324 miliardi di lire.

I BTP sono titoli a capitale garantito dallo Stato italiano: alla loro scadenza, il Tesoro è tenuto a corrispondere ai detentori delle obbligazioni l’intero valore nominale acquistato. La cedola fissa posticipata, ossia l’interesse che è riconosciuto agli investitori, è pagata due volte all’anno ogni sei mesi. È il MEF a stabilire gli importi e i tagli dei titoli, la loro durata, il livello delle cedole e le modalità di assegnazione.

Da strumento con cedole a tasso fisso, il BTP ha un prezzo che oscilla al rialzo e al ribasso nel corso del tempo, permettendo l’attività di speculazione. Quando i tassi di interesse aumentano, il prezzo dei BTP scende; viceversa quando i tassi si riducono, il prezzo aumenta. Solitamente il prezzo dei BTP cala se si stanno attraversando fasi di incertezza sul debito del Paese, tali per cui l’investitore viene remunerato di più per compensare il rischio, oppure se sul mercato ci sono investimenti alternativi che in un certo periodo vengono considerati più appetibili. Anche l’inflazione contribuisce alle oscillazioni dei prezzi: per esempio, se l’inflazione sale, i tassi delle obbligazioni salgono e le quotazioni dei BTP a tasso fisso scendono.

 

Come funzionano i BTP

I risparmiatori possono acquistare i BTP in asta (mercato primario) o sul mercato secondario dopo l’asta. Prima di ogni asta, nella fase di collocamento, il Tesoro stabilisce e annuncia i quantitativi emessi, la famosa “forchetta“: il minimo e il massimo della quantità di buoni. Per fare un esempio, una “forchetta” può andare dai 7 ai 10 miliardi di euro.

È l’incrocio tra le offerte da parte del Tesoro e le domande degli investitori pervenute durante le aste a determinare il prezzo (e quindi il rendimento) di emissione dei BTP. In ogni singola emissione si calcola il cosiddetto bid-to-cover ratio, ovvero il rapporto di copertura delle offerte: un coefficiente che stima l’esito positivo o negativo di un’asta insieme al tasso di interesse. Ancora una volta un esempio: il Tesoro decide di collocare 2 miliardi di BTP e gli investitori chiedono di acquistarne 4 miliardi. Il rapporto di copertura è 2 e risulta positivo perché vuol dire che il mercato è fiducioso su quell’emissione.

Successivamente alla loro emissione, i BTP possono essere comprati sul mercato secondario, dove hanno un rendimento variabile in base alla quotazione di mercato del momento di acquisto e di quello di vendita. I mercati regolamentati per lo scambio di titoli sono il MOT (Mercato telematico delle Obbligazioni e dei Titoli di Stato) gestito da Borsa Italiana S.p.A. (un approfondimento è qui) e l’MTS (Mercato Telematico dei titoli di Stato), la cui quota di maggioranza è detenuta da Euronext N.V. e nel cui Consiglio di Amministrazione ci sono rappresentanti di Barclays Capital, Borsa Italiana, Citigroup, Deutsche Bank, Intesa San Paolo, JP Morgan e Société Générale. Nel MOT, gli investitori (tramite i loro intermediari) possono comprare o vendere titoli con importo minimo pari a 1.000 euro, mentre nell’MTS, riservato agli intermediari autorizzati come banche e imprese di investimento, l’importo minimo negoziabile è pari a 2 milioni di euro.

 

BTP: tutte le scadenze e le tipologie

I BTP vengono emessi con scadenze da 18 mesi a 3, 5, 7, 10, 15, 20, 30 e 50 anni. Il procedimento di emissione è chiamato asta marginale e di norma si tiene due volte al mese: durante la seconda settimana del mese per il BTP a 3 e 7 anni e i BTP a 15 e/o a 30 anni, in base alla domanda espressa dal mercato; durante l’ultima settimana del mese per i BTP a 5 e 10 anni, i BTP Short Term e i BTP€i.

Le durate negli anni possono essere differenti così come i relativi interessi. I BTP più comuni sono quelli a 10, 7 e 5 anni. Il rendimento è calcolato in base a due parametri: il flusso cedolare e la differenza tra il prezzo di collocamento (lo “scarto d’emissione” se il titolo è stato acquistato in asta; il prezzo d’acquisto se la transazione è avvenuta sul mercato secondario) e il valore nominale effettivo che viene rimborsato alla scadenza.

Il Ministero dell’Economia e delle Finanze immette sul mercato interno cinque categorie di BTP: per tutte, la tassazione prevista sui rendimenti è del 12,5%, più bassa del 26% applicato a gran parte degli altri investimenti. Per investire in BTP, inoltre, occorre versare ogni anno un’imposta di bollo pari allo 0,20% del valore di giacenza sul conto titoli.

 

BTP a 10 anni

La tipologia di BTP più nota è quella di durata decennale perché è il titolo tramite il quale viene calcolato lo spread, il differenziale di rendimento con i titoli di Stato tedeschi. Quelli emessi dal MEF nel 2021, con scadenza il 1° agosto 2031, hanno un tasso annuo dello 0,6% (il più basso di sempre) pagato in due cedole semestrali. L’importo emesso è stato pari a 10 miliardi di euro. Il titolo è stato collocato al prezzo di 99,969 corrispondente ad un rendimento lordo annuo all’emissione dello 0,604%.

Il tasso di interesse corrisposto dai BTP cambia in base alla tipologia di titolo. Nei BTP a 10 anni, il rendimento varia a seconda delle scadenze. Un esempio: quelli a scadenza giugno 2032 offrono un rendimento dell’1%, quelli in scadenza a dicembre 2032 del 2,3%. I BTP a scadenza maggiore sono più rischiosi ma presentano rendimenti ancora più remunerativi.

 

BTP Green

Sono i titoli a medio-lungo termine (la durata è da 10 a 30 anni) connessi al mondo della sostenibilità ambientale: i proventi sono diretti al finanziamento delle spese pubbliche per la transizione ecologica. Nella sostanza, hanno le stesse caratteristiche dei comuni BTP: garantiscono un reddito fisso stabilito dalla cedola, pagata ogni sei mesi, e il rimborso del valore nominale alla scadenza in un’unica soluzione. Il Tesoro ha emesso i primi BTP Green il 3 marzo 2021 con scadenza il 30 aprile 2045.

BTP Green
Il primo BTP Green è stato un successo: le richieste sono state per oltre 80 miliardi

BTP Italia

Oltre ai BTP a tasso fisso, esistono i BTP indicizzati all’inflazione italiana oppure a quella europea e negoziati sui mercati gestiti da Borsa Italiana. La durata dei BTP Italia ha varie scadenze (pari a 4, 5, 6 e 8 anni) e il rendimento è funzione del livello dei tassi correnti. Sia le cedole, pagate ogni sei mesi, che il capitale, la cui rivalutazione è corrisposta sempre semestralmente, sono rivalutati in base alla nostra inflazione, misurata dall’ISTAT attraverso l’indice nazionale dei prezzi al consumo per famiglie di operai ed impiegati (FOI), con l’esclusione dei tabacchi.

Il tasso reale annuo minimo garantito viene comunicato dal Tesoro ogni volta prima dell’apertura del periodo di collocamento e dipende dalle condizioni di mercato del momento. Se non c’è inflazione, le cedole vengono calcolate sul capitale nominale investito, dunque con una protezione estesa alla quota capitale e agli interessi. Il Tesoro illustra qui come funziona il meccanismo di indicizzazione utilizzato per il calcolo delle cedole semestrali e della rivalutazione del capitale e come avviene il calcolo dei ratei.

I BTP Italia si differenziano dagli altri titoli di Stato anche per un altro motivo: il “premio fedeltà”, ossia una percentuale del valore nominale dell’investimento destinata esclusivamente agli investitori che acquistano i buoni durante la prima fase del periodo di collocamento e li detengono fino alla scadenza. Il valore del premio per chi acquista il BTP Italia all’emissione e lo detiene fino alla scadenza è del 10 per mille lordo sul valore nominale dell’investimento: il 4 per mille (da calcolarsi sull’importo nominale acquistato non rivalutato) corrisposto al termine dei primi quattro anni (il premio intermedio) e il 6 per mille (il premio finale) dopo i successivi quattro anni, alla scadenza del titolo.

Alla prima fase di collocamento possono partecipare solo risparmiatori individuali, clienti al dettaglio, intermediari, fiduciarie e società di gestione autorizzate. Alla seconda fase, invece, partecipano gli Enti inclusi nelle Pubbliche amministrazioni presenti nell’elenco delle unità istituzionali stilato dall’ISTAT e pubblicato online qui.

 

BTP€i

Questa tipologia di titoli ha varie scadenze (da 18 mesi a 3, 5, 7, 10, 15, 20 e 30 anni) ed è indicizzata all’inflazione dell’area euro (l’Indice Armonizzato dei Prezzi al Consumo calcolato mensilmente dall’Eurostat) con esclusione dei prodotti a base di tabacco. Quindi, sia il capitale rimborsato in unica soluzione a scadenza che le cedole pagate ogni sei mesi, sono rivalutati sulla base dell’inflazione europea. Anche nel caso in cui si verifichi una riduzione dei prezzi durante il periodo di vita del titolo, l’ammontare rimborsato a scadenza non sarà mai inferiore al valore nominale (100).

Introdotti nel 2003, per un anno i BTP€i sono stati emessi esclusivamente attraverso la costituzione di specifici sindacati di collocamento. Nel settembre del 2004, per l’emissione della terza tranche del titolo a 10 anni, è stato utilizzato per la prima volta il collocamento tramite asta marginale. A partire dal 2005, il Tesoro emette questi buoni ogni mese in base alle condizioni di mercato, avvalendosi sia dei sindacati di collocamento che dell’asta.

Nell’asta marginale dei BTP€i la decisione del prezzo di aggiudicazione è discrezionale e l’importo nominale emesso è compreso tra un ammontare minimo ed un ammontare massimo comunicati prima dell’asta. Il prezzo di sottoscrizione per l’acquisto in asta è ottenuto moltiplicando il prezzo di aggiudicazione d’asta (prezzo marginale) espresso in termini “reali” (al netto della componente di indicizzazione) per il CI, il coefficiente di indicizzazione. Inoltre, per i BTP€i è consentita l’operazione di coupon-stripping: la separazione delle componenti cedolari dal mantello del titolo.

 

BTP Futura

Sono i titolistep up” – le cedole, pagate ogni sei mesi, crescono nel tempo in base ad un meccanismo di “passi in avanti” con rendimenti minimi prefissati – e gli unici riservati esclusivamente al mercato retail di risparmiatori individuali per supportare l’economia nazionale e la crescita. Questi buoni a progressione crescente hanno varie scadenze, da 4 a 8 anni.

Come i BTP Italia, i BTP Futura sono emessi non in asta ma sulla piattaforma MOT e prevedono un premio fedeltà. Chi acquista il buono in prima e seconda emissione (a 10 e 8 anni) durante il periodo di collocamento e lo detiene fino alla scadenza, ottiene un bonus tra l’1% e il 3% lordo sul valore nominale dell’investimento, calcolato sulla base della media del tasso di crescita annuo del PIL italiano registrato dall’ISTAT nel periodo di vita del titolo. Chi acquista il BTP Futura in terza emissione (a 16 anni) durante il periodo di collocamento e lo detiene fino alla fine dei primi otto anni di vita, ha un premio intermedio (con un minimo dello 0,4% del capitale investito e un massimo dell’1,2%, pari al 40% della media del tasso di crescita annua del PIL registrato dall’anno di emissione del titolo all’anno precedente la scadenza dei primi otto anni di vita del titolo) e un premio finale pari al restante 60% della media del tasso di crescita annua del PIL (con un minimo dello 0,6% e un massimo dell’1,8% del capitale investito) e alla media del tasso di crescita annua del PIL dal nono al sedicesimo anno, con un minimo dell’1% ed un massimo del 3% del capitale investito.

Un approfondimento sui BTP Futura e tutte le caratteristiche di questo titolo è disponibile qui.

 

Come negoziare i BTP

I risparmiatori non possono partecipare direttamente alle aste dei BTP ordinari. Gli unici soggetti autorizzati a farlo sono gli intermediari: banche e imprese di investimento registrate presso la Banca d’Italia. Gli elenchi di banche, gruppi bancari e altri intermediari sono disponibili qui sul sito di Bankitalia. Gli investitori devono far pervenire agli intermediari i loro ordini in tempo utile. È possibile sottoscrivere i BTP (di ogni tipologia: BTP, BTP Green, BTP Italia, BTP€i, BTP Futura) per un valore nominale minimo di 1.000 euro o multipli di questa cifra.

Bankitalia si occupa delle operazioni di collocamento e il Tesoro compensa questo servizio con delle provvigioni, trasferite agli intermediari che non possono applicare commissioni alla clientela per la loro attività su queste obbligazioni: lo 0,20% per il titolo triennale, lo 0,30% per quello quinquennale e lo 0,40% per le scadenze superiori.

Per i BTP ordinari, come specificato, l’asta è riservata agli intermediari istituzionali autorizzati. Nel caso dei BTP Green, i titoli possono essere scambiati dagli investitori istituzionali sia sull’MTS che sui mercati non regolamentati (over-the-counter), mentre i risparmiatori individuali possono negoziare il titolo sul MOT di Borsa Italiana o sulle altre piattaforme di negoziazione: il taglio minimo, come detto, è di 1.000 euro.

L’asta per i BTP€i, generalmente con cadenza mensile durante l’ultima settimana del mese, è riservata agli intermediari istituzionali autorizzati. BTP Italia e BTP Futura, invece, non usano il meccanismo tradizionale dell’asta, ma la piattaforma MOT: gli investitori privati possono comprare questi titoli durante il periodo di collocamento via Internet, attraverso il proprio home-banking se abilitato alle funzioni di trading, oppure allo sportello presso la propria banca o gli Uffici Postali abilitati.

Ogni buono ha un codice ISIN specifico. ISIN è un acronimo che sta per International Securities Identification Number ed è il codice identificativo internazionale degli strumenti finanziari sui mercati e nelle transazioni. Nel caso dei BTP Italia e dei BTP Futura, i due titoli di Stato che prevedono dei premi fedeltà, viene assegnato un codice ISIN speciale per distinguere i titoli della prima fase del periodo di collocamento da quelli della seconda, che hanno un codice ISIN regolare e che sarà quello di mercato. Il codice ISIN speciale è poi sostituito dal codice ISIN regolare al momento della vendita dei titoli sul mercato secondario a partire dalla data di regolamento. Soltanto ai possessori dei buoni individuati tramite questo codice speciale vengono corrisposti, alla scadenza, i premi fedeltà caratteristici di questi due BTP.

AUTORE

Alessandro Zoppo

Alessandro Zoppo

Ascolta musica e guarda cinema da quando aveva 6 anni. Orgogliosamente sannita ma romano d'adozione, Alessandro scrive per siti web e riviste occupandosi di cultura, economia, finanza, politica e sport. Impegnato anche in festival e rassegne di cinema, Alessandro è tra gli autori di Borsa&Finanza da aprile 2022 dove si occupa prevalentemente di temi legati alla finanza personale, al Fintech e alla tecnologia.

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