Mps tra ambizioni e ombre: domani il cda che può cambiare tutto

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Domani in casa Mps si svolgerà la riunione del cda. Un appuntamento fondamentale considerando quanto successo negli ultimi giorni dopo l’avvio dell’indagine della Procura di Milano in relazione alla scalata su Mediobanca. Inchiesta che, è importante ricordare, coinvolge l’amministratore delegato del Monte, Luigi Lovaglio, e due degli azionisti di riferimento, la holding Delfin della famiglia Del Vecchio, presieduta da Francesco Milleri, e il gruppo dell’imprenditore italiano Francesco Gaetano Caltagirone. Entrambi protagonisti, insieme a Mps, della scalata a Mediobanca (che controlla a sua volta significative quote di Assicurazioni Generali).

 

In questo articolo:

 

  • Il cda di Mps: focus su inchiesta Mediobanca
  • Dal risanamento alla scalata su Mediobanca: la traiettoria di Mps
  • Cda Mps tra rischi giudiziari, governance e destini intrecciati
  • Intanto la Bce approva i requisiti patrimoniali
  • Inchiesta Mps-Mediobanca: i rischi, le incognite e le scommesse

 

Il cda di Mps: focus su inchiesta Mediobanca

I terminali finanziari hanno già registrato un elevato nervosismo da parte dei mercati e degli investitori. Da inizio settimana il titolo Mps è sotto pressione, penalizzato da vendite consecutive che lo hanno portato in fondo al Ftse Mib. Dal 26 novembre, infatti, il titolo è scivolato di circa il 13 per cento, arrivando così a perdere oltre 3 miliardi di euro di capitalizzazione dalla notizia dell’avvio delle indagini.

Il cda di domani va ben oltre il mero impatto temporaneo sul prezzo delle azioni (anche al momento della scrittura il titolo sta cedendo il 2 per cento): si tratta di una verifica strutturale, che potrebbe influenzare il futuro stesso del gruppo, la fiducia degli investitori, e la credibilità di un’operazione che sembrava destinata a ridefinire l’assetto del credito e delle assicurazioni in Italia.

 

Dal risanamento alla scalata su Mediobanca: la traiettoria di Mps 

Chi segue Mps da vicino conosce la parabola recente: dopo il salvataggio statale del 2017, il 2023 e il 2024 avevano segnato una svolta, con un ritorno alla redditività e la distribuzione del primo dividendo dopo anni di sacrifici. A gennaio 2025 Mps ha lanciato a sorpresa un’offerta pubblica di scambio su Mediobanca per circa 13,3 miliardi di euro: un’operazione ambiziosa, probabilmente pensata dalla proprietà come l’atto fondativo di un polo bancario-assicurativo capace di contendere il primato ai giganti tradizionali. L’operazione fu contestata dal board di Mediobanca, che la giudicò ostile.

Poco importa: con un rilancio (azioni Mps più contanti), l’ops si è conclusa con successo. Peraltro, nei conti consolidati del terzo trimestre 2025, Mps ha riportato risultati sorprendenti: utile netto in crescita e parametri patrimoniali rafforzati, con un CET1 ratio elevato e buona copertura degli impieghi, già considerando gli effetti della fusione con le controllate Mediobanca.

Molti analisti avevano salutato l’operazione come il primo passo verso un grande polo che unisse banca commerciale, investment banking e assicurazioni. Un disegno ambizioso, che nella sua audacia ricordava le grandi trasformazioni del sistema bancario europeo negli anni ’90-2000. Ma il prezzo da pagare potrebbe rivelarsi più alto del previsto.

 

Cda Mps tra rischi giudiziari, governance e destini intrecciati

La notizia che ha scosso il mercato – e che motiva l’urgenza del cda di domani – è l’indagine aperta dalla Procura di Milano: secondo i magistrati, la scalata di Mps a Mediobanca sarebbe avvenuta grazie a un “concerto nascosto” fra gli azionisti (Delfin e Caltagirone) e il management della banca, con il coinvolgimento dello stesso Lovaglio. L’accusa: manipolazione di mercato e ostacolo alla vigilanza.

Le intercettazioni – secondo quanto riportato da alcune testate – avrebbero fatto emergere la reale finalità dell’operazione: non solo la conquista di Mediobanca, ma un disegno più ampio per accedere al controllo di Generali, attraverso la catena azionaria Mediobanca. Ecco perché il focus degli investigatori non si limita al singolo atto dell’ops: l’attenzione si estende agli acquisti preliminari dei titoli Mediobanca da parte di alcune casse previdenziali sottoposte a vigilanza statale, i cui pacchetti azionari avrebbero offerto un ulteriore supporto alla strategia di controllo.

Domani al board si attende che Lovaglio riferisca direttamente sui contenuti dell’inchiesta: sarà un momento di verità per la sua leadership, per le relazioni con gli azionisti, e per la strategia di integrazione del gruppo. Peraltro, in questo marasma è opportuno precisare che il Mef non risulta indagato.

 

Intanto la Bce approva i requisiti patrimoniali

Nel cda di domani ovviamente non si parlerà solamente di guai giudiziari, ma sul tavolo ci saranno anche le carte relative all’integrazione di con Mediobanca, il nuovo piano industriale da presentare alla Bce e la ridefinizione del rischio e della strategia del gruppo. In questa direzione, come si legge in una nota ufficiale dello stesso istituto, Mps ha già ricevuto notifica della decisione finale della Bce riguardante i requisiti patrimoniali da soddisfare su base consolidata dal 1° dicembre 2025, a esito della revisione della decisione Srep assunta il 10 dicembre 2024. 

“Sulla base dei risultati al 30 settembre 2025, la Banca rispetta ampiamente i nuovi requisiti, con coefficienti patrimoniali a livello consolidato pari a: 16,9% fully loaded, per il Common Equity Tier 1 ratio, rispetto a un requisito del 9,01%; 19,3% fully loaded, per il Total Capital ratio, rispetto al requisito del 13,47%”, spiega la stessa banca.

Chiunque pensi che la strada sia spianata sbaglia. L’incertezza giudiziaria pesa come un macigno. Se la Procura dovesse emergere con evidenze solide – e soprattutto se qualcuno dovesse chiedere la nullità dell’operazione – lo scenario tornerebbe drammaticamente a essere una resa dei conti tra soci, regolatori e mercati.

C’è poi il tema della reputazione: un grande polo bancario-assicurativo capeggiato da Mps rischierebbe di perdere credibilità se il brand dell’istituto venisse associato all’idea di scalata opaca, “dietro le quinte”. In un sistema già fragile come quello italiano, bastano pochi sospetti per mettere tutto in discussione. Infine, c’è la politica: il dossier interessa non solo gli ambienti finanziari, ma anche il mondo della grande imprenditoria, delle casse previdenziali, del governo. Alcuni osservatori avvertono che la vicenda potrebbe segnare un “punto di non ritorno”. nel rapporto tra finanza, potere e Stato.

 

Inchiesta Mps-Mediobanca: i rischi, le incognite e le scommesse

Alla vigilia del cda di Mps, la questione si articola su tre dimensioni: giudiziaria, finanziaria, strategica. Dal punto di vista giudiziario, il rischio più concreto è che l’inchiesta – qualora vengano contestate in maniera convincente le accuse di aggiotaggio e ostacolo alla vigilanza – si trasformi in un contenzioso lungo e complesso. In tal caso, la legittimità della scalata su Mediobanca – e dunque il controllo su Generali – potrebbe finire sotto una lente giuridica, con conseguenze imprevedibili.

Dal lato finanziario, la svalutazione in Borsa è oggi tangibile. Se il titolo non recupererà fiducia, Mps rischia non solo una perdita di capitalizzazione, ma anche un irrigidimento dell’accesso al credito, una penalizzazione nei rating e un aumento del costo del funding: elementi critici per un gruppo che ha appena investito miliardi in acquisizioni e che vuole, con Mediobanca, diventare un hub bancario-assicurativo ampio e integrato.

Sul piano strategico, la posta in gioco è enorme. Se domani il nuovo board confermerà la fiducia a Lovaglio e procederà secondo il piano, Mps potrà avviare l’integrazione con Mediobanca, definire il nuovo assetto societario, presentare il piano alla Bce e puntare a crescere. La sensazione è che la scacchiera sia molto instabile: soci come Delfin e Caltagirone non sono “giovani gregari”, ma attori potenti, con interessi trasversali in finanza e industria. Poi c’è la dimensione sistemica: la scalata su Mediobanca-Generali non è una scelta casuale: dietro c’è un disegno che se completato potrebbe dare vita a un polo dominante, con forte influenza su credito, assicurazioni e titoli di Stato.

Immagine di Massimiliano Carrà

Massimiliano Carrà

Classe 1994 e laureato in scienze della comunicazione a Palermo (sua città natale), si è specializzato a Milano sostenendo un Master in Radio e New Media Management & Content al Sole 24 Ore. Iscritto dal 2020 all'Ordine dei Giornalisti pubblicisti, dopo le esperienze in Radio 24, Class Editori, Money.it, Forbes Italia e Il Giornale è entrato nel 2025 in Borsa&Finanza, dove si occupa di approfondimenti macro-economici, startup, interviste e imprenditoria. Ama lo sport, la letteratura, il cinema e il mare. Gli piace visitare posti nuovi e scoprire nuove culture.

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