La guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina ha fatto ipotizzare agli osservatori di mercato che Pechino potesse utilizzare la vendita massiccia titoli di Stato Usa come arma di ritorsione. Attualmente, secondo i dati del Dipartimento del Tesoro americano, il debito pubblico statunitense si aggira intorno ai 35.000 miliardi di dollari e solo una quota inferiore al 4% è di proprietà di investitori cinesi.
Una partecipazione del 77% circa è invece in mano a entità statunitensi quali la Federal Reserve, agenzie governative, fondi pensione e soggetti privati. Il calo brusco dei prezzi dei Treasury e il conseguente rialzo dei rendimenti nell’ultimo mese hanno fatto pensare all’azione di una mano forte. Tuttavia, il Segretario del Tesoro Scott Bessent ha smentito scenari di questa natura, sottolineando che se ci fosse il solo sospetto che soggetti stranieri stessero agendo sul mercato dei titoli di Stato nel tentativo di destabilizzarlo per un guadagno politico, il governo e la Fed reagirebbero in collaborazione. “Questo però non si è visto”, ha ribadito.
I titoli di Stato Usa hanno a lungo costituito il fondamento delle riserve estere della Cina che secondo i dati della Banca centrale cinese ammontano a 3.200 miliardi di dollari. Nell’ultimo decennio però, il Dragone ha tagliato la sua partecipazione. Sulla base dei dati forniti dal Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti, tra il 2015 e il 2022, la quota è stata ridotta del 17%, mentre tra gennaio 2022 e dicembre 2024, si è registrato un taglio di oltre il 27% a 759 miliardi di dollari. Questo significa che le autorità cinesi hanno cercato di sganciarsi gradualmente dal mercato dei titoli di Stato americani, considerato fino a ora liquido e sicuro
“Il portafoglio di investimenti è efficacemente diversificato e l’impatto delle fluttuazioni in ogni mercato o singolo asset sulle riserve valutarie della Cina è generalmente limitato”, ha affermato Zou Lan, vicegovernatore della People’s Bank of China. Yang Panpan e Xu Qiyuan, due senior fellow presso l’Accademia cinese delle scienze sociali, hanno affermato che “la sicurezza dei titoli del Tesoro degli Stati Uniti non è più un dato di fatto. Quell’epoca è alle nostre spalle e dovremmo preoccuparci di questo cambiamento dal punto di vista della salvaguardia delle nostre partecipazioni del Tesoro”.
Cina: ecco l’alternativa ai titoli di Stato Usa
Se la Cina sta diversificando i suoi investimenti, dove sono finiti i soldi? Dopo quanto accaduto con le sanzioni americane alla Russia, Pechino sta cercando di alternare le riserve in dollari con l’oro. La Banca centrale cinese negli ultimi anni ha fatto incetta di lingotti, ma secondo i dati del World gold council aggiornati a febbraio 2025, il metallo giallo rappresenta solamente il 6% delle riserve della Cina, a fronte del 76,4% degli Stati Uniti, del 75,6% della Germania e del 72,4% dell’Italia.
Una delle strategie cinesi è stata quella di aumentare le partecipazioni nelle agenzie sponsorizzate dal governo Usa, come il gigante dei mutui Fannie Mae. Le obbligazioni di tali agenzie forniscono rendimenti più elevati rispetto ai Treasury con rating creditizi simili. “Le agenzie sono l’ovvio sostituto nel mercato statunitense dei titoli del Tesoro”, ha affermato Brad Setser, senior fellow presso il Council on Foreign Relations. “L’interesse generale cinese per le agenzie è ben noto, più della maggior parte delle principali Banche centrali”.
Secondo persone vicine alle questioni cinesi, altri settori su cui la Cina ha prestato attenzione sono stati il private equity, gli immobili commerciali e le infrastrutture come i data center. Ciò è avvenuto attraverso Rosewood Investment, il ramo di investimento privato con sede a New York di Safe (State Administration of Foreign Exchange), l’agenzia di gestione delle riserve estere della Repubblica popolare cinese.









