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Cina: ecco perché la crisi del mercato immobiliare non è come quella del 2008

Cina: ecco perché la crisi del mercato immobiliare non è come quella del 2008

La crisi del mercato immobiliare della Cina, settore che rappresenta un quarto del Pil della Repubblica Popolare, rappresenta una grave minaccia per la crescita economica del Paese. I default che si stanno verificando in mezzo a una montagna di debiti, con circa 300 progetti che dovranno essere portati a termine in 90 città cinesi, mettono le autorità di fronte a un bivio: cercare di abbassare il debito mettendo alle strette gli operatori immobiliari troppo esposti oppure sostenere i progetti in corso con ulteriori stimoli per evitare che i fallimenti alimentino disordini sociali.

La crisi del settore immobiliare, con i prezzi delle case stanno scendendo in maniera preoccupante a causa del crollo della domanda alimentato dalla sfiducia dei cittadini, rischia di compromettere definitivamente gli obiettivi di crescita della Cina, posti al 5,5% per quest’anno. Anche perché, oltre alla crisi del comparto immobiliare, la Cina affronta nel 2022 altre mine vaganti come i lockdown per il controllo dei contagi da Covid. Le misure draconiane di Pechino sono state allentate, ma il virus non è sparito, anzi ritorna ciclicamente e il pericolo che continui a far danno all’economia è alto, vista la politica zero contagi che sarà portata avanti dal Governo.

 

Cina: rischio di crisi sistemica?

Molti esperti  e analisti tendono ad accostare la crisi del mercato immobiliare della Cina con quella che nel 2008 investì gli Stati Uniti d’America (e poi tutto il mondo). Evergrande, colosso immobiliare finito nei guai lo scorso inverno, sarebbe la riproposizione asiatica di Lehman Brothers. MA secondo Esward Prasad, ex rappresentante cinese del Fondo Monetario Internazionale e attualmente professore di economia alla Cornell University, è difficile che oggi si ripresenti una crisi sistemica come allora per diverse ragioni.

In primo luogo perché se è vero che i default potrebbero aumentare mettendo in seria difficoltà il sistema bancario cinese, molti istituti di credito sono di proprietà dello Stato e il Governo potrebbe facilmente iniettare liquidità evitando che si venga a determinare un effetto domino. In secondo luogo, oggi la leva finanziaria che viene utilizzata a sostegno degli investimenti speculativi è molto più limitata rispetto a quella che invece circolava durante la crisi dei mutui subprime del 2008.

Tra l’altro, Prasad osserva come i requisiti di acconto che vengono richiesti sono talmente alti che molti mutui non rischiano di finire sott’acqua qualora ci dovesse essere un calo sostenuto dei prezzi. Infine, saranno i bilanci delle famiglie e gli alti tassi di risparmio a far da cuscinetto all’arrivo eventuale di una crisi.

 

Crisi immobiliare cinese: l’impatto sulle azioni

Forse non vi sarà uno sfaldamento dell’economia cinese in stile Lehman Brothers, ma l’impatto sul mercato finanziario locale comunque probabilmente sarà rilevante. Sulla base dei recenti sondaggi della People’s Bank of China, il sentiment dei consumatori sta scendendo e questo arriverà a pesare sulle azioni. Attualmente i titoli nazionali sono scambiati a premio rispetto a quelli di Hong Kong e hanno una leva finanziaria determinata dal rapporto debito/utili di 2-3 volte superiore a quella delle azioni quotate a Wall Street. Questo, secondo gli strateghi di Pavilion Global, rappresenta più un’opportunità short che long per gli investitori.

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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