Cina: per Goldman Sachs è allarme debito nascosto - Borsa e Finanza

Cina: per Goldman Sachs è allarme debito nascosto

Cina: per Goldman Sachs è allarme debito nascosto

In Cina è allarme debito. Ma non quello ufficiale, bensì quello nascosto, proveniente dai Local Government Financial Vehicles. Il monito è stato lanciato dagli economisti di Goldman Sachs, che hanno stimato in 53.000 miliardi di yuan, pari a 8.200 miliardi di dollari, l’esposizione totale di Pechino alla fine del 2020. La cifra, che corrisponde al 52% del PIL cinese, è addirittura superiore al debito ufficiale e più di 3 volte la stima fatta nel 2013. 

L’analisi della banca d’affari americana è stata elaborata sulle dichiarazioni di debito fruttifero fornite da oltre 2.000 LGFV. C’è da precisare che la Cina non ha un rapporto ufficiale di quanto effettivamente sia tale debito, perché questa non è una cosa che risponde ai canoni di legge. 

Vi sono solamente le stime da parte di grandi istituzioni di analisi e ricerca, che a volte possono divergere sensibilmente. Ad esempio nel 2019 S&P Global Ratings aveva stimato in 20.000 miliardi di yuan l’entità del debito, mentre Rhodium Group addirittura lo aveva collocato tra 41.200 e 51.700 miliardi di yuan.

 

LGFV: cosa sono e come funzionano

Gli LGFV cinesi sono dei veicoli di finanziamento del Governo locale, operanti sottoforma di società d’investimento che vendono obbligazioni sul mercato. Tali titoli di debito sono noti come “obbligazioni di investimento comunali” e non compaiono nei bilanci, perché i Governi locali in Cina non possono finanziarsi tramite bond municipali. 

Lo scopo dell’emissione di tali strumenti è quello di supportare gli investimenti immobiliari e infrastrutturali del Paese. Sono soprattutto i settori delle costruzioni, dei trasporti e dei conglomerati industriali quelli dove sono maggiormente concentrate le passività, con quasi il 40% del debito totale dei veicoli di finanziamento. 

Tra tutte le province cinesi quella di Jiangsu è la più attiva, con circa 8.000 miliardi di yuan presi a prestito nel 2020. Negli ultimi anni la quota di debito nascosto in Cina è cresciuta in maniera vertiginosa. Oggi infatti il 60% delle obbligazioni messe sul mercato dalle piattaforme locali non viene utilizzato per fare investimenti, ma per rimborsare il debito degli ultimi 2 anni che giunge a scadenza.

 

Cina: perché è aumentato il debito nascosto

Ma perché il debito sommerso del Dragone è cresciuto così tanto al punto da suscitare timori sulla capacità effettiva di onorare gli impegni? Sono diverse le ragioni che possono racchiudersi nel rallentamento economico del Paese. La tempesta che si è scatenata sul mercato immobiliare con la crisi Evergrande ha fatto franare la domanda di terreni, una delle principali fonti di entrate dei governi locali. A questo si aggiunge l’energy crunch che ha determinato interruzioni nelle attività produttive per via della carenza degli approvvigionamenti. 

Tale contesto viene appesantito da una politica repressiva delle Autorità regolatorie che hanno imposto la riduzione del consumo di elettricità per favorire il processo di transizione energetica. L’aggressività di Pechino si mantiene viva anche nel settore immobiliare dove si cerca di combattere con ogni mezzo l’incremento del prezzo delle case. Tutto questo per forza di cose genera una sorta di effetto depressivo sul tessuto produttivo della Nazione, con ovvi riflessi sulla liquidità delle aziende attive nel campo degli investimenti. 

All’inizio di quest’anno il Governo cinese contava su una ripresa post Covid nel tentativo di abbattere il debito nascosto, ma evidentemente i piani dovranno essere rivisti e la situazione potrebbe scappare di mano. Secondo Goldman Sachs, per arginare la contrazione delle vendite dei terreni occorrerebbe aumentare la quota obbligazionaria ufficiale di oltre 500 miliardi di yuan per l’anno prossimo, mantenendo una maggiore flessibilità nei piani alti del Governo.

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