Goldman Sachs punta sulla Cina. Secondo la banca d’affari americana, le azioni cinesi hanno le potenzialità per guadagnare un altro 15% in Borsa, mentre lo yuan potrebbe salire a 6,5 per dollaro entro la fine del 2023, dai 6,8 attuali. Gli analisti dell’istituto finanziario hanno alzato l’obiettivo a 12 mesi per l’indice MSCI China da 70 a 80, grazie a “basse valutazioni” delle azioni in questo momento e a fattori politici che influiscono positivamente riguardo il settore immobiliare, la regolamentazione di Internet e gli equilibri geopolitici.
Quanto alla valuta domestica, questa sarebbe favorita dalla riapertura, dopo che per buona parte del 2022 le attività produttive della Cina sono state chiuse a causa della politica zero Covid attuata dalle Autorità governative. “La Cina sembra ben posizionata nei cicli di crescita, politica e inflazione in un contesto globale nel 2023. Il contesto di mercato prevalente ci porta a credere che il rischio al ribasso di mantenere un sottopeso o di andare allo scoperto sui titoli cinesi sia significativamente più elevato rispetto all’andare long”, hanno scritto gli strateghi di Goldman Sachs.
Cina: puntare sulle azioni tecnologiche
Dai minimi del 2022, le azioni cinesi hanno fatto un salto prodigioso, con l’indice MSCI China salito del 48%. Anche il nuovo anno sembra essere iniziato nel segno del rialzo. L’allentamento delle restrizioni Covid, il sostegno al settore immobiliare e la riduzione della pressione normativa hanno dato nuovo impulso a una serie di titoli che in passato erano stati massacrati. I giganti tecnologici come Alibaba e Tencent hanno ripreso quota e, viste le valutazioni ancora convenienti, possono rappresentare in questo momento un’occasione ghiotta per gli investitori di lungo periodo. Proprio Alibaba è uno dei titoli facenti parte ora della top list di Goldman Sachs, insieme ad altre società tecnologiche. Il broker ritiene che una normalizzazione delle normative, insieme alla ripresa macroeconomica e ovviamente alla riapertura potranno avvantaggiare il settore.
Le aziende tech hanno sofferto anche e soprattutto l’aumento dei tassi d’interesse delle principali Banche centrali, sebbene la People’s Bank of China abbia continuato a mantenere una politica accomodante. Infatti, l’inflazione in Cina non è cresciuta come in altre parti per via della stagnazione dell’economia dovuta ai blocchi Covid. Per il 2022 il PIL cinese è stimato in salita del 3%, molto lontano dagli obiettivi di Pechino di inizio dell’anno scorso al 5,5%. Con le attività in piena ripresa nel 2023, per Goldman Sachs dovrebbe essere tutto un altro discorso. Tuttavia, i contagi da Covid-19 in Cina sono ancora molto alti e la popolazione è scarsamente vaccinata. Per questo occorrerà prestare molta attenzione a come il Governo riuscirà a resistere alla tentazione di attuare nuovamente lockdown più o meno mirati.









