Cina: perché non conviene alla fine allearsi con Putin - Borsa e Finanza

Cina: perché non conviene alla fine allearsi con Putin

Cina: ecco perché non conviene alla fine allearsi con Putin

Una delle maggiori preoccupazioni dell’Occidente in questo momento in merito alla guerra Russia-Ucraina riguarda la posizione della Cina. Finora Pechino si è tenuta in una posizione molto ibrida, ma soprattutto estremamente indecifrabile. Il Governo cinese non ha per ora fornito supporto militare e finanziario a Mosca, stando almeno alle comunicazioni ufficiali; non ha assunto una veste filo-occidentale appoggiando anche solo moralmente le sanzioni inferte alla Russia; ma non ha nemmeno svolto compiti di mediazione per porre fine a questo conflitto sanguinoso.

Quindi a che gioco sta giocando il Dragone? L’unica cosa che sembra abbastanza chiara è che sta valutando attentamente i pro e i contro di una discesa in campo, quindi come al solito mira a portare acqua al suo mulino. L’impressione è che la soluzione stia nella risposta alla domanda: cosa significa finire nelle sanzioni occidentali per l’ex-Impero Celeste? Quanto più i calcoli portano verso un disastro economico e finanziario simile a quello che sta travolgendo la grande madre Russia, tanto più Xi Jinping è tentato di tenersi lontano dal fuoco. Sebbene resistere alla tentazione di ribaltare l’ordine mondiale in versione anti-occidentale, solidificando l’alleanza con Vladimir Putin, non sia un esercizio molto semplice.

 

Cina: pro e contro dell’alleanza con Putin

Analizzando attentamente la situazione, Pechino comunque avrebbe tanto da perderci finendo dalla parte sbagliata. Non è solo una questione morale, che vedrebbe la seconda superpotenza mondiale ghettizzata dalla maggior parte del pianeta. È proprio una questione squisitamente economica. Cosa avrebbe da guadagnarci sotto questo profilo la Cina? Il suo PIL è circa 10 volte quello della Russia, quindi il fattore economico non inciderebbe così tanto.

È vero che il Paese asiatico importa materie prime importanti come il petrolio, ma queste possono essere sostituite. Lo scorso anno le forniture russe di greggio rappresentavano circa il 16% del totale, appena dietro a quelle dell’Arabia Saudita. La Nazione guidata da Xi Jinping però ha ben diversificato le sue fonti, approvvigionandosi presso Iraq, Angola, Brasile, Emirati Arabi e Oman. Se dovesse fare a meno del petrolio russo, avrebbe come pronti sostituti Iran e Venezuela.

Quanto al gas naturale, il grosso dell’import proviene dall’Australia (40%) stando ai dati del 2021. Poi Stati Uniti, Qatar e Malesia partecipano per una quota dell’11% ciascuno, la Russia arriva a poco più del 5%. Se si valuta il commercio complessivo, con Stati Uniti ed Europa vi sono scambi per 600 miliardi di dollari ciascuno, mentre con Mosca la cifra è di circa 150 miliardi.

Quindi di cosa stiamo parlando? Ragionando freddamente, senza considerare gli aspetti di carattere politico, non ci sarebbero ragioni da parte di Pechino per preferire la Russia all’Occidente. Il problema appunto è di natura politica, o meglio geopolitica. Tra USA e Cina i rapporti sono pessimi. Prima con l’Amministrazione Trump e poi con quella attuale di Joe Biden vi sono stati attriti a non finire. Una ferita profonda è stata inferta dal Covid-19, ancora impregnato della vagante incertezza che sia stato un fatto naturale o un prodotto del laboratorio cinese di Wuhan. Il colpo di grazia potrebbe giustappunto arrivare dalla guerra Russia-Ucraina.

Nemmeno i rapporti con l’Unione Europea sono più idilliaci come quelli di prima dello scoppio della pandemia. Anche perché i leader europei forse hanno realizzato quanto pericolosa possa essere l’ascesa di un Paese dittatoriale sia sotto il profilo economico-finanziario sia soprattutto sotto l’aspetto politico.

In questo contesto, Putin sarebbe visto dal gotha delle Autorità cinesi come un compagno di resistenza all’ordine internazionale guidato dagli Stati Uniti. E l’aspetto più inquietante in tutto questo è che alcune democrazie come India, Indonesia e Brasile simpatizzino più per Pechino che per Washington e potrebbero eventualmente unirsi al fronte anti-Occidentale.

 

Cina: ecco perché alla fine sceglierà l’Occidente

La scelta di campo non sarà facile ma, una volta tirata la riga, il bilancio forse non è troppo bello da vedere se la Cina sta con Putin. In altri termini, ciò che si perde dalla Russia si può sostituire, tranne forse l’equipaggiamento militare avanzato. Quanto si perderebbe dall’Occidente in termini di tecnologia come apparecchiature avanzate, semiconduttori e software, difficilmente troverebbe un agevole rimpiazzo.

Del resto, la straordinaria crescita della Cina in questi ultimi 40 anni è stata resa possibile grazie a un mondo che si è sempre di più aperto dal punto di vista economico. Se il Paese si isola dall’Occidente, finendo sotto le forche caudine delle sanzioni, è probabile che pagherà un prezzo salato che implica una crescita più lenta e un tenore di vita più basso.

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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