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Cina: piccole società crescono, la proposta di abrdn

Abitanti di Pechino, in Cina, camminano per la strada

Le società di piccole e medie dimensioni non sono solo esclusiva italiana ma rappresentano una parte consistente dell’economia anche di altre nazioni, tra le quali la Cina. Le pmi cinesi rappresentano l’88% delle società quotate sui mercati azionari della Repubblica Popolare. Per abrdn, che ha appena lanciato un fondo comune dedicato a questo segmento del mercato, si tratta di una opportunità per diversificare i portafogli con una componente che non soffre i problemi delle grandi corporation del paese asiatico.

Secondo Nicholas Yeo, responsabile azionario cinese di abrdn, le pmi cinesi non sono esposte al rischio normativo che caratterizza le big globali. Al contrario le piccole e media imprese beneficiano del sostegno politico volto a promuovere una maggiore concorrenza e innovazione. Inoltre, la copertura di questo segmento da parte dei broker tende a essere relativamente scarsa, fornendo un vantaggio informativo agli investitori attivi che effettuano autonomamente due diligence e ricerca.

 

Le caratteristiche del fondo abrdn sulle pmi della Cina

Il fondo Aberdeen Standard SICAV I China Next Generation investe principalmente nel 30% dei titoli a più bassa capitalizzazione del mercato azionario cinese, sia onshore che offshore, raggiungendo anche segmenti che spesso sfuggono ai fondi concentrati sulle grandi corporation cinesi, come per esempio lo Shanghai Star Market dedicato alle società scientifiche e tecnologiche. Tecnologia e innovazione saranno tra le componenti principali del portafoglio del fondo abrdn, composto da 30-60 titoli su quattro temi di investimento chiave:

 

  • Aspirazione: è quella dei cinesi che continuano il loro cammino verso stili di vita più simili a quelli occidentali. Il piano Common prosperity è destinato ad ampliare il più possibile la fascia di popolazione che riesce a migliorare le proprie condizioni di vita in una nazione con elevati livelli di crescita ma ancora forti disuguaglianze. Secondo il dato proposto da abrdn nel 2030 rispetto a oggi ci saranno il 70% in più di famiglie con un reddito superiore ai 22.000 dollari;
  • Green: la Cina è il leader globale nella produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili. Secondo la classifica del Renewable Energy Policy Network for the 21st Century (REN21) la Cina ha il triplo della capacità installata negli stati Uniti. La Cina domina l’ecosistema globale delle tecnologie versi con il 90% della capacità produttiva globale di energia solare e il 75% nel settore delle batterie;
  • Salute: con l’aumento del reddito e il miglioramento delle condizioni di vita, cresce l’accesso dei cinesi alle medicine e ai presidi sanitari. Inoltre, anche i cinesi invecchiano. Secondo i dati del Fami, del Ministero dell’Interno, l’età media della popolazione cinese è di 37 anni mentre gli ultrasessantenni rappresentano solo il 18,9% del totale. Una percentuale che, secondo il World Population Prospects dell’Onu, è destinata a crescere al 44,9% nel 2050, creando delle opportunità nel campo delle società che offrono servizi sanitari di elevata qualità;
  • Tecnologia: la Cina è uno dei maggiori acquirenti di semiconduttori al mondo. Ne importa per 300 miliardi di dollari. Tuttavia, nel medio termine questo squilibrio è destinato a ridursi e poi a colmarsi. Uno degli obiettivi del governo cinese è ridurre la dipendenza dall’estero per l’importazione dei chip. Si giustificano così non tanto le mire espansive verso Taiwan, principale produttore globale, quanto gli investimenti per sviluppare un’industria domestica per la produzione dei chip che permetta di superare il blocco tecnologico deciso dagli Stati Uniti.

 

L’obiettivo del fondo China Next Generation è sovraperformare l’indice Msci China All Shares Smid Cap (USD) al lordo delle spese. L’indice ha registrato una performance negativa del 30,31% da inizio anno (rilevazione del 3 settembre 2022), e del -26,25% a un anno. A tre anni la performance è del +4,38%. Sono previste spese di sottoscrizione del 5% mentre le spese correnti prelevate dal fondo nel corso di un anno ammontano al 2,02%.

 

AUTORE

Alessandro Piu

Alessandro Piu

Giornalista, scrive di economia, finanza e risparmio dal 2004. Laureato in economia, ha lavorato dapprima per il sito Spystocks.com, poi per i portali del gruppo Brown Editore (finanza.com; finanzaonline.com; borse.it e wallstreetitalia.com). È stato caporedattore del mensile Wall Street Italia. Da giugno 2022 è entrato a far parte della redazione di Borsa&Finanza.

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