Commerzbank brilla sui conti e sfida Unicredit: serve un’offerta “interessante”

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Con Unicredit che bussa alla porta con 37 miliardi di euro, Commerzbank apre i conti del trimestre e risponde con un piano da 5,9 miliardi di utile al 2030. La banca guidata da Bettina Orlopp (nella foto) archivia un primo trimestre record e lancia il piano Momentum 2030, ridisegnando gli obiettivi finanziari fino a fine decennio. Mentre la trattativa con Unicredit resta congelata e il cancelliere Merz schiera la Germania contro le acquisizioni ostili, Commerzbank manda un segnale chiaro agli azionisti: la strada dell’indipendenza è percorribile, ma un’offerta con un premio interessante non verrebbe ignorata.

 

In questo articolo:

 

  • Commerzbank, un primo trimestre da record
  • Piano al 2030, Commerzbank taglia 3000 posti di lavoro
  • La risposta a Unicredit e lo stallo politico

 

Commerzbank, un primo trimestre da record

Nei primi tre mesi del 2026, Commerzbank ha registrato un risultato operativo in crescita dell’11% a 1,4 miliardi di euro, livello più alto della sua storia. L’utile netto si è attestato a 913 milioni, in aumento del 9% rispetto agli 834 milioni del primo trimestre 2025 e al di sopra delle attese del consensus. I ricavi sono cresciuti del 5% a 3,2 miliardi, anche se al di sotto delle stime degli analisti. Nel dettaglio, i proventi netti da commissioni hanno raggiunto il nuovo massimo storico di 1,1 miliardi (+9%), mentre i proventi netti da interessi si sono mantenuti stabili a 2 miliardi nonostante il contesto di tassi in calo. Il rapporto costi/ricavi è migliorato di 3 punti percentuali, attestandosi al 53%. Il Net RoTE è salito al 12,7%, con un progresso di 1,6 punti percentuali rispetto al periodo di confronto. Sul fronte patrimoniale, il coefficiente Cet1 al 31 marzo 2026 era pari al 14,5%, rispetto al 14,7% di fine 2025, con un rapporto di leva finanziaria stabile al 4,3%.

“Abbiamo iniziato l’anno con risultati da record. Ciò dimostra che la nostra strategia sta funzionando e che ha un potenziale maggiore di quanto inizialmente previsto”, ha affermato Bettina Orlopp, ceo di Commerzbank, commentando i risultati del primo trimestre. “Stiamo crescendo più rapidamente del previsto, e i nostri nuovi obiettivi fino al 2030 ne sono la prova: ambiziosi, ma al contempo realizzabili. Ogni alternativa deve essere valutata alla luce di questo“.

 

Piano al 2030, Commerzbank taglia 3000 posti di lavoro

Definendo il trimestre un “ottimo inizio d’anno”, Commerzbank ha alzato le stime per l’intero 2026, portando il target di utile netto a oltre 3,4 miliardi rispetto alla precedente previsione di oltre 3,2 miliardi. La revisione si estende agli obiettivi al 2028 e introduce per la prima volta target formali al 2030. Entro il 2028, la banca punta a ricavi per 15 miliardi di euro — rispetto al precedente obiettivo di 14,2 miliardi — con un utile netto di 4,6 miliardi (da 4,2 miliardi) e un Net RoTE del 17%, in rialzo rispetto alla previsione precedente del 15%. Entro il 2030, i ricavi dovrebbero raggiungere 16,8 miliardi, con un tasso di crescita annuale composto del 6%. Sul fronte della remunerazione degli azionisti, è previsto un payout ratio del 100% fino al raggiungimento del target Cet1 del 13,5%. Il piano prevede investimenti complessivi di circa 600 milioni in intelligenza artificiale nel periodo 2026-2030, con un contributo atteso di circa 500 milioni di valore aggiunto annuo a partire dal 2030. L’istituto stima che l’IA consentirà di liberare e ridistribuire parzialmente circa il 10% delle proprie risorse, permettendo ai dipendenti del comparto commerciale di dedicare più tempo alla consulenza ai clienti.

Sul fronte occupazionale, Momentum 2030 prevede il taglio di 3.000 posti di lavoro, cifra sensibilmente inferiore ai 7.000 esuberi previsti dal piano di ristrutturazione proposto da Andrea Orcel il mese scorso. La banca ha già concluso un accordo di trasformazione con i rappresentanti dei dipendenti e stima costi di ristrutturazione pari a circa 450 milioni di euro; i tagli saranno attuati attraverso programmi di pensionamento, turnover naturale ed effetti demografici, e parzialmente compensati da assunzioni mirate in aree selezionate. Si tratta del terzo ciclo di riduzione degli organici negli ultimi anni, dopo i 10.000 esuberi di inizio decennio e i 3.900 annunciati nel 2025.

 

La risposta a Unicredit e lo stallo politico

All’inizio della settimana Unicredit, già primo azionista di Commerzbank con una quota di poco inferiore al 30%, ha lanciato ufficialmente la sua offerta di acquisizione a un prezzo inferiore a quello di mercato, pari a 37 miliardi di euro. Il mese precedente, l’Ad Andrea Orcel aveva presentato un piano di ristrutturazione per Commerzbank che prevedeva risparmi per 1,3 miliardi, sostenendo che l’istituto tedesco non stia sfruttando appieno il proprio potenziale e che l’Europa trarrebbe vantaggio da banche più grandi in un contesto geopolitico instabile. Commerzbank ha risposto definendo quell’approccio “vago”, con “notevoli rischi di esecuzione” e basato su “narrazioni fuorvianti”. Nel corso della call con gli analisti, Bettina Orlopp ha esaminato il piano di Unicredit rilevando che le ipotesi di sinergia formulate dall’istituto italiano “non sono realistiche” e che l’offerta sottovaluta in misura sostanziale il valore di Commerzbank. Il consiglio di gestione e quello di sorveglianza hanno comunicato che emetteranno una raccomandazione agli azionisti solo al termine di un’analisi approfondita del documento d’offerta, precisando di essere aperti al confronto qualora l’offerta includesse un premio ritenuto interessante.

Intanto i colloqui diretti tra i vertici dei due istituti, avviati all’inizio del 2026, si sono interrotti dopo Pasqua. La vicenda ha assunto una rilevanza che va oltre il perimetro bancario: il cancelliere Friedrich Merz ha dichiarato giovedì che la Germania non accetta acquisizioni ostili nel settore e ha aggiunto che comportamenti di quel tipo “distruggono la fiducia, non la costruiscono”. Lo Stato tedesco detiene ancora il 12% di Commerzbank e alcuni esponenti politici e del mondo bancario chiedono a Berlino di aumentare la propria quota per contrastare l’avanzata dell’istituto milanese, una mossa che comporterebbe notevoli ostacoli di natura regolamentare e politica.

Immagine di Hillary Di Lernia

Hillary Di Lernia

Classe 1994 e laureata in scienze della comunicazione, si è specializzata in sociologia conseguendo successivamente un master in criminologia. Giornalista pubblicista, ha collaborato con diverse testate finanziarie tra cui Bluerating e Milano Finanza, occupandosi di risparmio gestito e approfondimenti sui mercati finanziari. Oggi svolge anche la professione di criminologa e giornalista d’inchiesta, con particolare attenzione alle dinamiche sociali, economiche e criminali.

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