C’è sempre maggiore consapevolezza tra gli investitori nel puntare sulle criptovalute: lo dimostrano i numeri del mercato in Italia, diffusi dal 2025 Global State of Crypto Report elaborato da Gemini, l’exchange e custode di crypto fondato dai gemelli statunitensi Cameron e Tyler Winklevoss. L’indagine, realizzata in collaborazione con Data Driven Consulting Group, fotografa una crescente adozione globale degli asset digitali in tutte le aree geografiche prese in esame.
Tra i diversi trend, come la leadership europea nella crescita del possesso di criptovalute, l’azione da traino fatta dalle meme coin, l’aumento degli investimenti in Etf spot sulle crypto e il principale coinvolgimento di utenti della Generazione Z e Millennial, spicca il dato nostrano: quello italiano è uno dei mercati più maturi e regolamentati d’Europa. Dal confronto tra dati nazionali e globali, infatti, risulta che il 47% degli investimenti registrati in Italia avviene tramite strumenti regolamentati, contro il 17% della media internazionale.
In questo articolo:
- Criptovalute, i numeri del mercato in Italia
- Il profilo dell’investitore crypto italiano
- Le strategie di sviluppo per il futuro
Criptovalute, i numeri del mercato in Italia
In Italia il mercato delle criptovalute vale 2,22 miliardi di euro, come ha confermato la Fabi a giugno del 2024. La crescita è di 870 milioni (+64%), rispetto agli 1,35 miliardi di giugno 2023. I numeri della Federazione dicono che 1,35 milioni di italiani hanno investito in crypto nell’anno, con una media di 1.600 euro a testa. Sono state eseguite operazioni di conversione da valute legali (come l’euro) a valute virtuali per un controvalore di quasi 2,8 miliardi, con una media di nove operazioni per cliente e un importo di poco più di 260 euro. Oltre il 99% di detentori e detentrici è rappresentato da persone fisiche.
Il report di Gemini, che ha coinvolto un campione di 7.205 persone da Stati Uniti, Regno Unito, Francia, Italia, Singapore e Australia, aggiunge che il mercato italiano non ha ancora raggiunto le dimensioni di altri Paesi, ma che gli utenti di questi asset crescono. Le aziende e i consumatori stanno adottando le cripto-attività e gli strumenti di finanza decentralizzata in modo equilibrato, consapevole e informato. Nel 50% dei casi si scelgono strategie a lungo termine (la media globale è del 38%) e nel 47% Etp e strumenti regolamentati, contro il 17% globale.
Il mercato crypto italiano sta pure riducendo progressivamente il gender gap: a sorpresa non c’è più un enorme divario di genere tra investitori e investitrici. Il 34% di chi punta sulle criptovalute è donna: è il dato più alto tra i sei Paesi presi in esame da Gemini, pari merito con quello di Singapore. “È il segnale di un ecosistema che sta evolvendo, ampliando la propria base e integrando criteri di inclusione, educazione finanziaria e adozione tecnologica”, ha osservato Valeria Portale, direttrice dell’Osservatorio Blockchain & Web3 del Politecnico di Milano.
Il profilo dell’investitore crypto italiano
In media le investitrici e gli investitori italiani in asset digitali possiedono una buona educazione finanziaria, sono attenti alle regole e orientati sul lungo periodo. È sul piano dell’età che l’Italia deve migliorare. Se nel mondo cresce la percentuale di Gen Z e Millennials che investono nelle criptovalute, le posseditrici e i possessori italiani restano piuttosto maturi: il 66% ha più di 34 anni a fronte di una media globale del 59%. Gli holders italiani tra i 40 e i 60 anni rappresentano il 28% del totale degli investitori e delle investitrici, ma possiedono il 49% del totale investito.
L’inclusività di genere e l’approccio responsabile orientato alla conformità sono le caratteristiche peculiari del mercato delle criptovalute in Italia: una direzione perfettamente in linea con il MiCar, il regolamento europeo che disciplina i mercati delle cripto-attività. “L’Italia può affermarsi come riferimento europeo per un’adozione sostenibile e consapevole della finanza digitale”, ha dichiarato Claudio Bedino, head of Consumer Growth Europe di Gemini, alla presentazione del report a Milano. In quest’occasione, sono state analizzate le leve necessarie per condurre a un’adozione di massa.
Le strategie di sviluppo per il futuro
Per attrarre nuovi capitali, generare un valore diffuso e sviluppare definitivamente la finanza digitale in Italia, occorrono strategie pubbliche efficaci e soprattutto “un quadro normativo chiaro, stabile e lungimirante”, come ha sottolineato Giulio Centemero, deputato alla Camera per la Lega, componente della commissione Finanze ed esperto di Web 3.0 e blockchain. “L’Italia ha l’opportunità di posizionarsi come riferimento europeo per una finanza digitale sicura, trasparente e accessibile. Questo report dimostra che il nostro tessuto economico e culturale è pronto: gli italiani investono con criterio, utilizzano strumenti regolamentati e mostrano un crescente senso di responsabilità finanziaria”.
“È il momento di trasformare questo potenziale in politiche pubbliche efficaci, capaci di attrarre capitali, stimolare la crescita e garantire tutela”, ha specificato Centemero. Il parlamentare leghista è l’artefice della nuova legge su startup e Pmi innovative e ha svolto un ruolo di primo piano sulla rinuncia della tassazione sulle plusvalenze crypto al 42%, favorendo il mantenimento dell’aliquota al 26% nel 2025. “L’Italia offre uno spazio concreto per costruire, educare e innovare: il potenziale è reale, ma va coltivato con competenza e responsabilità”, ha aggiunto Bedino, auspicando l’inizio di una seconda fase di crescita per questa particolare forma di investimento.









