Crisi del grano: a rischio il raccolto ucraino 2023, ecco perché - Borsa&Finanza

Crisi del grano: a rischio il raccolto ucraino 2023, ecco perché

Grano: grosso rischio per il raccolto ucraino per il 2023, ecco perché

Il pericolo di una crisi alimentare per i paesi grandi importatori di grano sembra essersi attenuato con le navi che hanno ripreso a ripartire dai porti ucraini in seguito all’accordo di luglio. L’Ucraina è uno dei principali produttori mondiali di grano e molti paesi in Africa, Europa e Asia sono suoi clienti. Dallo scoppio della guerra Russia-Ucraina, circa 100 navi che trasportavano la materia prima sono rimaste intrappolate nel Mar Nero per diversi mesi, riducendo la fornitura e mandando in orbita le quotazioni. L’intesa firmata a Istanbul il 22 luglio tra le due nazioni belligeranti ha liberato da un incubo molti Stati. La situazione era particolarmente grave in quanto l’altro grande produttore ed esportatore di grano, ossia la Russia, aveva volontariamente bloccato l’approvvigionamento come forma di ritorsione per le sanzioni impostegli dal blocco occidentale.

 

Grano: allarme raccolto per il prossimo anno

Siamo fuori dal tunnel? Non proprio. Il conflitto in Ucraina ha devastato molti terreni agricoli e ora si teme per il prossimo raccolto. In questo periodo inizia la semina per il 2023 ed è ancora presto per fare delle previsioni. Tuttavia, l’Ukrainian Agribusiness Club ha già comunicato che un terzo della superficie in cui veniva coltivato il grano lo scorso anno è andata persa. Inoltre gli agricoltori potrebbero decidere di eliminare un’altra parte delle piantagioni se non riuscissero a smerciare il prodotto per problemi di logistica.

La situazione è particolarmente difficile nell’est del Paese dove il conflitto è più vivo, mentre le zone vicine al confine occidentale, essendo più lontane dal fronte di guerra, operano in uno stato di maggiore normalità. HarvEast, il principale coltivatore della nazione, prevede una semina di 1.500 ettari tra segale invernale, grano e orzo per il raccolto del 2023, mentre in passato riusciva a coltivare circa 5.000 ettari di terreno.

“L’occupazione russa ha fatto perdere due terzi di terra” ha dichiarato l’amministratore delegato dell’azienda Dmitry Skornyakov. Stesso discorso per Agribusiness Agricom Group che ha perso circa un terzo di semina. Il CEO Petro Melnyk ha riferito che il mese prossimo l’azienda inizierà con le colture invernali, ma grano e segale saranno seminati sul 15% della superficie disponibile mentre di norma ciò avveniva sul 25%-35% del terreno.

I prossimi mesi quindi lasciano molti punti interrogativi aperti. L’accordo firmato a luglio è valido per 120 giorni, pe i commercianti di grano si stanno organizzando per effettuare le spedizioni attraverso ferrovie e strade che collegano l’Ucraina con l’Europa. Ovviamente tali canali risultano essere più lenti e costosi, di conseguenza i riflessi nei confronti delle quotazioni del grano saranno evidenti.

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