Il commercio internazionale non sarà più lo stesso a causa dei dazi. L’affermazione arriva dalla governartice della Banca centrale europea, Christine Lagarde, ed è stata pronunciata a margine della riunione del G7 in Canada. In un’intervista rilasciata alla Cbc, l’ex-direttrice dell’Fmi ha affermato che ci sarà uno sforzo da parte di tutti i partecipanti al commercio globale per ridurre i principali squilibri in essere da molto tempo. In tale contesto, le principali economie mondiali si stanno avvicinando ad alcuni compromessi attraverso i negoziati sulle tariffe. Quanto accaduto cambierà per sempre il panorama internazionale del commercio.
Lagarde ha affrontato anche il tema dell’impatto dei dazi sull’inflazione in un’altra intervista con Radio-Canada. A suo avviso, tale impatto non è facile da valutare per l’istituto monetario. Nel breve termine potrebbero esserci impulsi deflazionistici, a causa della “diversione di beni cinesi a basso costo verso i mercati europei”, ma nel lungo periodo si potrebbero manifestare “effetti inflazionistici se le ritorsioni dell’Europa alle tariffe americane facessero aumentare i costi delle importazioni”. Attualmente il tasso di inflazione in Europa è al 2,2%, a un passo dall’obiettivo di lungo periodo del 2%. Gli analisti prevedono che a maggio l’indice dei prezzi al consumo potrebbe scivolare sotto la soglia fatidica, mentre la Commissione europea stima in media un carovita dell’1,7% nel 2026.
Trump: o l’Europa abbassa le sue tariffe o nuovi dazi
Intanto il presidente degli Stati Uniti Donald Trump è tornato a minacciare l’Europa. Attraverso i suoi negoziatori commerciali, sta cercando di imporre al blocco dei 27 una riduzione dei dazi nei confronti degli Usa in via unilaterale, sotto minaccia di bloccare i colloqui sulle ulteriori tariffe reciproche del 20%. Bruxelles finora si è impegnata a ridurre i prelievi solo se Washington farà lo stesso. Il mese prossimo i rappresentanti delle due sponde dell’Atlantico si incontreranno a Parigi per cercare un compromesso ed evitare l’escalation. Al momento, però, le posizioni appaiono distanti.
Il focus è il disavanzo commerciale di 235 miliardi di dollari (2024) degli Stati Uniti nei confronti dell’Europa. Dopo il 9 aprile, giorno in cui il presidente Usa ha decretato la pausa di 90 giorni nella guerra commerciale, le parti hanno iniziato a scambiarsi documenti negoziali. Tuttavia finora sono stati fatti pochi progressi.
Le condizioni standard per un accordo inviate dagli Stati Uniti all’Ue sono le seguenti:
- facilitazione degli investimenti delle aziende statunitensi nell’Ue;
- riduzione della regolamentazione;
- accettazione degli standard alimentari e di prodotto statunitensi;
- abolizione delle tasse nazionali sul digitale.
Richieste che l’Europa non vuole accettare. “La priorità per l’Ue è cercare un accordo equo ed equilibrato con gli Stati Uniti”, ha affermato Olof Gill, portavoce dell’Ue per il commercio. “Entrambe le parti devono lavorare per risolvere l’attuale situazione, oltre a coordinarsi strategicamente in aree chiave di reciproco interesse”.









