Dazi Usa: decisivi i negoziati dei prossimi 90 giorni

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L’amministrazione Trump, con il suo approccio radicale ai dazi, ha avuto un impatto devastante sul commercio globale. Le misure tariffarie volute dal presidente Usa hanno sollevato timori per l’economia mentre i continui cambi di direzione hanno generato un’elevata volatilità sui mercati finanziari. Ora la disponibilità della Casa Bianca a sospendere per 90 giorni le tariffe annunciate lo scorso 2 aprile, allo scopo di favorire il raggiungimento di accordi economici, potrebbe aprire un periodo di relativa normalizzazione. Rimangono attivi i dazi su acciaio, alluminio e automobili, mentre la guerra commerciale con la Cina si fa sempre più calda. Anche in questo caso, tuttavia, Trump ha anticipato che prima o poi arriverà il momento di parlare.

 

Conseguenze economiche ed effetti sui mercati dei dazi

“Donald Trump, rieletto dopo aver promesso crescita più sostenuta, calo dell’inflazione attraverso incentivi agli investimenti, minore regolamentazione e riduzione della spesa pubblica, sta ora dichiarando una guerra commerciale totale. Se gli aumenti dei dazi doganali proposti dovessero essere implementati, l’economia statunitense potrebbe scivolare nella recessione. I dazi rappresenterebbero un tributo di quasi il 2% sul reddito disponibile dei consumatori statunitensi, mentre l’inflazione potrebbe raggiungere il 5%”.

Nella sua lettera agli investitori, Edouard Carmignac, presidente e direttore degli investimenti di Carmignac, ricorda ciò che aveva promesso Trump e quella che invece rischia di essere la realtà. Forse anche per questo il numero uno della Casa Bianca ha frenato, mettendo in pausa i dazi annunciati al Giardino delle Rose lo scorso 2 aprile. I dazi imposti a partire da aprile rappresentano infatti una tassa indiretta sulle famiglie americane, quelle che lo hanno eletto, in quanto impattano sul reddito disponibile.

Anche l’effetto destabilizzante sui mercati finanziari può essere ignorato da Trump solo fino a un certo punto. Gli statunitensi, a differenza di noi italiani, investono una quota importante dei loro risparmi sul mercato azionario. Non potersi più fidare provoca gli scompensi che si sono visti negli ultimi giorni e l’aumento della sfiducia, evidenziato anche nella caduta del dollaro e nell’aumento di rendimento dei Treasury verificatosi nelle ultime 24 ore.

Nonostante queste preoccupazioni, gli analisti non escludono la possibilità che gli Stati Uniti possano superare questo periodo di turbolenza. “Riteniamo che la disponibilità dimostrata dall’amministrazione Trump a modificare la propria posizione in risposta alla turbolenza dei mercati azionari e obbligazionari indichi una certa sensibilità allo stress dei mercati e suggerisca l’esistenza di una sorta di Trump put” spiega Mark Haefele, direttore degli investimenti di Ubs Gwm.

“Una politica così assurda è insostenibile. Inevitabilmente prevarrà il buon senso, ampiamente enfatizzato da Trump durante la sua campagna elettorale” ha aggiunto Edouard Carmignac, che però si chiede “quando prevarrà il buon senso? A quale livello i mercati e il calo dell’attività costituiranno un deterrente sufficiente per apportare cambiamenti significativi della politica?”. Fino ad allora per il presidente di Carmignac è bene rimanere prudenti. Che non vuol dire rinunciare a investire.

I prossimi 90 giorni, in questo senso, potrebbero essere un punto di svolta, non solo per i partner commerciali degli Stati Uniti ma anche per i suoi avversari principali, come la Cina. “Con molti Paesi che esprimono il desiderio di negoziare con gli Stati Uniti, e con l’amministrazione Trump ora maggiormente incentivata a dimostrare un successo, ci aspettiamo che nel corso del periodo di pausa di 90 giorni, emergano una varietà di accordi o esenzioni settoriali. Lo stesso presidente Usa ha espresso l’opinione che, alla fine, si giungerà a un accordo anche con la Cina” riprende Haefele.

 

Mercato azionario: storicamente positivo dopo i periodi di volatilità

Mentre gli Stati Uniti si concentrano sulla propria guerra commerciale, il resto del mondo sta cercando di adattarsi a questo nuovo scenario. “Certamente, la sfiducia nei confronti del più grande mercato a livello globale ha conseguenze di vasta portata per il resto del mondo. Eppure stanno emergendo alcune opportunità promettenti” commenta Carmignac che avanza alcuni esempi. Paesi come la Cina stanno rispondendo a questa aggressività commerciale con incentivi alle proprie aziende, mentre altri mercati emergenti, come l’India e l’America Latina, potrebbero trarre vantaggio dalla debolezza del dollaro e dal calo dei tassi di interesse negli Stati Uniti. In Europa, l’incertezza legata alla politica estera statunitense sta portando a una maggiore focalizzazione sugli investimenti interni, in particolare in Germania, che sta aumentando il proprio deficit pubblico per stimolare la crescita.

Mark Haefele sottolinea invece l’andamento storico dei mercati azionari dopo i periodi di volatilità: “Dal 1990, anno di lancio dell’indice Vix, l’S&P 500 ha generato in media rendimenti del 9,3% su un orizzonte di 12 mesi. L’alta volatilità è stata storicamente seguita da rendimenti superiori alla media. Sebbene ogni caso sia diverso, livelli del Vix superiori a 40 – l’indice ha toccato i 60 il 7 aprile — sono stati in media seguiti da rendimenti annuali del 30% sull’S&P 500, con una probabilità del 95% di guadagno”.

A ciò si aggiunge che il rialzo registrato dall’S&P500 lo scorso 9 aprile (+9,5%) stato il più grande aumento giornaliero dal 2008 e il terzo più grande della storia. Dal 1950, ci sono stati 13 rialzi giornalieri pari o superiori al 6%: i rendimenti nei 12 mesi successivi sono sempre stati positivi, con guadagni compresi tra il 10% e il 63%. “Abbiamo anche riscontrato – conclude Haefele – che nelle 12 occasioni in cui l’S&P 500 è sceso del 20% dal suo picco dal 1945, l’indice ha ottenuto rendimenti positivi nei 12 mesi successivi nel 67% dei casi, con un rendimento medio del 12,9%. L’S&P 500 ha chiuso in ribasso di quasi il 20% rispetto al suo massimo l’8 aprile”.

Immagine di Alessandro Piu

Alessandro Piu

Direttore responsabile di Borsa&Finanza da gennaio 2025, è entrato a far parte della redazione nel giugno 2022. Laureato in economia, ha lavorato dapprima per il sito Spystocks.com, poi per i portali del gruppo Brown Editore (finanza.com; finanzaonline.com; borse.it e wallstreetitalia.com). È stato caporedattore del mensile Wall Street Italia. Scrive di economia, finanza e risparmio dal 2004.

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