Dazi: Usa e Cina estendono la tregua tariffaria di 90 giorni

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Usa e Cina hanno trovato l’accordo per estendere di 90 giorni la tregua sui dazi. Ora il termine ultimo per completare il percorso sulla risoluzione delle questioni in sospeso tra le due maggiori economie del mondo è il 10 novembre. Se non si fosse arrivati a un compromesso, a partire da oggi sarebbero scattate tariffe statunitensi sulle merci cinesi di almeno il 54%. In questo articolo:

 

  • Dazi: cosa è stato stabilito da Usa e Cina
  • Quali conseguenze?

 

Dazi: cosa è stato stabilito da Usa e Cina

Il compromesso Usa-Cina arriva dopo due giorni di colloqui a Stoccolma tra il Segretario al Tesoro degli Stati Uniti, Scott Bessent, e il vicepremier cinese He Lifeng. Si è trattato del terzo round di discussioni in meno di tre mesi. I funzionari del governo cinese avevano espresso ottimismo sull’esito degli incontri, ma Bessent aveva affermato che qualsiasi decisione in merito a un’estensione dell’accordo sarebbe spettata al presidente degli Stati Uniti Donald Trump.

Con l’avvicinarsi della scadenza per l’entrata in vigore dei dazi, il capo della Casa Bianca aveva chiesto a Pechino di aumentare di quattro volte gli acquisti di soia americana, il che avrebbe contribuito a ridurre il deficit commerciale degli Usa nei confronti della Cina. L’accordo, comunque, si basa sulla riduzione degli aumenti tariffari e sull’allentamento delle restrizioni all’esportazione di terre rare e di alcune tecnologie. “Tutti gli altri elementi dell’accordo rimarranno gli stessi”, ha scritto Trump in un post su Truth Social, con riferimento al fatto che non sono previste modifiche alla politica commerciale degli Stati Uniti o ai termini dell’intesa raggiunta.

Recentemente, entrambe le parti hanno attuato misure per distendere i rapporti. Ad esempio, le esportazioni cinesi di magneti in terre rare hanno ripreso a viaggiare verso gli Stati Uniti, che a loro volta hanno consentito a società come Nvidia e Amd di spedire alcuni chip avanzati di intelligenza artificiale in Cina. Secondo gli ultimi dati doganali, nel mese di giugno i flussi di magneti in terre rare dalla Cina agli Usa sono passati in un mese da 46 a 353 tonnellate. Tuttavia, le spedizioni sono ancora inferiori rispetto al periodo antecedente alle strette di Pechino del mese di aprile. Quanto alle vendite di semiconduttori AI (Artificial Intelligence), il problema rimane la sicurezza. Alla fine del mese scorso il governo cinese ha convocato Nvidia per affrontare le questioni di presunta vulnerabilità di sicurezza dei chip H20.

 

Quali conseguenze?

La de-escalation rappresenta un’ulteriore boccata d’ossigeno di fronte a una guerra tariffaria che rischiava di soffocare il commercio tra Washington e Pechino. Ad aprile, al culmine del conflitto commerciale, i dazi statunitensi sulle importazioni cinesi erano arrivati al 145% e quelli cinesi sulle importazioni americane al 125%. A maggio, le due superpotenze avevano concordato una tregua di 90 giorni, con la riduzione dei prelievi Usa al 30% e dei dazi cinesi al 10%. In aggiunta, la Cina ha ripreso le esportazioni di terre rare.

L’ulteriore proroga ha un significato importante su diversi fronti. Innanzitutto, ci sarà più tempo per affrontare alcune questioni irrisolte come i dazi legati al traffico di fentanyl, uno dei punti spinosi su cui Trump chiede la collaborazione delle autorità di Pechino. In ballo è anche il tema degli acquisti cinesi di petrolio russo e iraniano sanzionato dagli Stati Uniti. Inoltre, la firma dell’accordo apre le porte per un incontro tra Trump e il presidente cinese Xi Jinping nei prossimi mesi per “affrontare la mancanza di reciprocità commerciale nelle nostre relazioni economiche e le conseguenti preoccupazioni per la sicurezza nazionale ed economica”, ha scritto Trump nell’ordine che sancisce la tregua.

Tuttavia, non tutti sono contenti. Alcuni falchi della sicurezza nazionale vedono nel dialogo del presidente Usa con il Dragone una volontà di non reprimere il più grande rivale geopolitico degli Stati Uniti. A ogni modo, secondo gli economisti di Bloomberg, “questa tregua fa ben poco per cambiare la posizione commerciale sempre più precaria della Cina. L’ondata di accordi bilaterali tra luglio e inizio agosto tra gli Stati Uniti e altri Paesi ha lasciato la Cina in una posizione più debole. Mentre altri Paesi hanno stretto accordi per garantire tariffe più basse con gli Stati Uniti, la Cina si trova tra le poche grandi economie senza una chiara tempistica o termini per un accordo”.

Immagine di Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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