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DDL Capitali: ecco le 5 novità più rilevanti

DDL Capitali: ecco le 5 novità più rilevanti

Dopo l’approvazione al Senato, il disegno di legge per la competitività dei capitali (DDL Capitali) ha ricevuto il via libera dalla Camera con una maggioranza di 135 voti favorevoli e 92 astenuti. Il provvedimento, però, dovrà tornare a Palazzo Madama per il riesame di un emendamento proposto in aula riguardo le coperture. Tuttavia, l’iter dovrebbe essere molto rapido, in quanto nella terza lettura verrà discussa solo la parte modificata. Una volta che il disegno di legge verrà approvato definitivamente nella sua completezza, si dovrà riformare il Testo Unico della Finanza, della cui modifica si discute da tanto tempo.

 

DDL Capitali: le 5 novità più importanti

Il DDL Capitali contiene alcune novità molto importanti che, secondo il relatore del provvedimento Francesco Filini, serviranno ad “attirare investimenti nel nostro Paese, oltre a dare la possibilità ad aziende e marchi storici di ritornare in Italia dopo aver trasferito la sede all’estero”. Vediamo quindi i punti salienti del disegno di legge.

 

Il voto maggioritario

Il voto maggioritario è forse l’aspetto più significativo del DDL Capitali. All’articolo 14 viene previsto che nel loro statuto le società quotate, o che intendono quotarsi, possono prevedere che gli azionisti da almeno dieci anni abbiano l’esercizio fino a un massimo di dieci voti per azione. Attualmente, la normativa stabilisce un voto maggioritario di due per azione per coloro che detengono il titolo da almeno due anni e previa approvazione in assemblea con maggioranza qualificata di due terzi.

La nuova disciplina farebbe contente società a conduzione familiare, i cui azionisti di controllo hanno bisogno di uno scudo contro eventuali scalate ostili o piccoli azionisti recalcitranti che messi insieme ostacolano le decisioni del management. La mancanza di una protezione di questa natura finora ha spinto società come Stellantis, Brembo e Ferrari a trasferire la loro sede in Olanda. La misura ora uniforma la legislazione italiana con quella olandese, la quale stabilisce che le società possono prevedere un numero di voti libero per ogni azioni posseduta. Viceversa, i fondi internazionali, la cui presenza è spesso di breve periodo ma che in molte circostanze ha voce in capitolo, non gradiranno molto la mossa del governo.

 

La presentazione delle liste

I consigli di amministrazione uscenti delle società quotate potranno presentare una lista di candidati per il rinnovo degli stessi organi a patto che ci sia un numero di candidati pari a quello dei componenti da eleggere maggiorato di un terzo e dopo il via libera di due terzi del CdA uscente. Una volta ottenuta l’approvazione, la lista dovrà ricevere una seconda votazione individuale su ognuno dei consiglieri proposti. Le liste di minoranza con un numero di consiglieri di oltre il 20% riceveranno l’assegnazione con criterio proporzionale. Secondo il governo, questa norma ha lo scopo di rafforzare il peso degli azionisti, sebbene non convinca del tutto gli operatori di mercato.

 

L’attivo delle banche popolari

Il DDL Capitali alza il limite dell’attivo delle banche popolari fino a 16 miliardi di euro, dagli 8 miliardi attuali. Il superamento della soglia implica l’obbligatoria trasformazione in società per azioni, abbandonando la regola di “una testa, un voto”. La norma è stata contestata aspramente da Italia Viva di Matteo Renzi, che nel 2015 a capo del governo italiano attuò la legge che stabiliva la soglia degli 8 miliardi aprendo la strada in quel modo ad alcune operazioni di aggregazione.

 

I requisiti alla quotazione

Per le società che intendono quotarsi in Borsa è stata attuata una semplificazione delle procedure di ammissione alla negoziazione dei propri titoli. In modo particolare, la CONSOB non potrà più applicare propri regolamenti in relazione ai requisiti di alcune società e sospendere le decisioni di ammissione per un tempo limitato. Altresì non vi sarà più l’obbligo da parte degli azionisti di controllo di segnalare alla Consob le operazioni effettuate.

 

La capitalizzazione delle PMI

Il DDL Capitali eleva da 500 milioni a 1 miliardo di euro la soglia di capitalizzazione massima per definire una piccola e media impresa (PMI) che emette quote azionarie.

 

AUTORE

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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