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Debito Russia: i CDS preannunciano default imminente

Russia: i CDS preannunciano default imminente del debito

Assicurare il debito della Russia in questo momento è quasi impossibile. Il costo è salito a un livello che praticamente segna quasi la perdita integrale del capitale investito. In sostanza, i credit default swap che coprono 10 milioni di dollari di debito del Paese a 5 anni, sono statti quotati a 5,8 milioni di dollari in anticipo e 100 mila dollari l’anno nella giornata di oggi, segnando anche una probabilità dell’80% che il capitale investito non venga rimborsato.

L’importo iniziale affinché gli investitori possano proteggersi è aumentato di 1,8 milioni di dollari dai 4 milioni della scorsa settimana. Questo la dice lunga sull’avversione al rischio che vi è in questo momento nei confronti dei titoli di debito russi. La situazione è peggiorata dopo che il Premier Putin ha firmato un decreto dove il rimborso ai creditori esteri può avvenire in rubli, facendo aumentare in questo modo la prospettiva di default di obbligazioni in dollari per circa 33 miliardi.

In particolare sono a rischio 2 cedole scadenti il 16 marzo di 117 milioni di dollari, che non hanno questa opzione di consentire il pagamento in una valuta diversa da quella in cui il coupon è espresso. Altre obbligazioni in dollari ed euro invece danno tale possibilità di conversione. Le obbligazioni internazionali hanno un periodo di grazia di 30 giorni.

 

Russia: debito sovrano non più finanziabile

Il problema fondamentale in questo momento è che i contratti che assicurano il debito sovrano russo rischiano di essere resi inutili per effetto delle sanzioni internazionali e questa è la principale fonte di preoccupazione dei trader. Tuttavia, questi si sono affrettati ad assicurarsi perché ormai i titoli di Stato della Russia sono diventati quasi non investibili per gli investitori di tutto il mondo.

La situazione in verità resta appesa a un filo, che potrebbe spezzarsi nel momento in cui l’Occidente dovesse decidere di applicare l’embargo su gas e petrolio, che rappresentano la principale fonte che tiene a galla ancora l’economia russa. Se anche questa zona franca dovesse cadere, a quel punto è verosimile che il Paese guidato da Vladmir Putin possa essere messo definitivamente in ginocchio.

Gli Stati Uniti al riguardo stanno valutando se fare a meno delle forniture da Mosca anche senza l’appoggio degli alleati. Ma anche l’Europa sta preparando un piano che mira a trovare fonti alternative. In Italia ad esempio si sono intensificati i rapporti con il Qatar, altro importante fornitore di energia, per capire se e quanto possa sostituire realmente le materie prime energetiche provenienti dalla Russia.

Potrebbe essere che la guerra Russia-Ucraina sia giunta a un punto di svolta, con l’Occidente che preferisce adottare l’arma finanziaria e commerciale, piuttosto che quella militare. L’incognita rimane quella su come reagirà Putin a questa offensiva dell’Occidente, anche in rapporto al debito pubblico che tra poco non sarà più finanziabile. Cercherà aiuto alla Cina? E a quale prezzo? Pechino non ha assunto ancora alcuna posizione in proposito, ma per sostenere le finanze dello Stato russo dovrà fare una mossa molto delicata e impegnativa, che significa prendere parte a uno schieramento che spacca il mondo in 2. Ad ogni modo il salasso che farebbe pagare a Putin sarebbe alto, se non altro per il fatto che da lì in avanti ogni decisione del Dragone sarebbe in grado di determinare il destino finanziario di un Paese.

 

AUTORE

Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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