Debito russo: quali effetti economici mondiali di un eventuale default - Borsa e Finanza

Debito russo: quali effetti economici mondiali di un eventuale default

Debito russo: quali effetti economici di un eventuale default

L’aggravarsi della crisi relativa alla guerra Russia-Ucraina, pone in auge un problema che potrebbe avere dei risvolti devastanti a livello internazionale, ossia il default del debito russo. Finora gli impegni da Mosca sono stati onorati con grande fatica, contrassegnati sempre da situazioni conflittuali che hanno portato inevitabilmente a un crollo del valore di mercato delle obbligazioni.

La questione principe verte sul fatto che il Cremlino vorrebbe imporre di pagare il debito russo in rubli, come ritorsione alle sanzioni imposte dall’Occidente. Il 5 marzo 2022 il Premier russo Vladimir Putin ha firmato un decreto che stabilisce come i creditori del debito pubblico russo, facenti parte di Paesi ostili, possano essere pagati solo per gli interessi ed esclusivamente in rubli.

Questa potrebbe essere una bomba ad orologeria, la cui detonazione produrrebbe effetti imprevisti a livello politico, economico e soprattutto legale. Soprattutto contribuirebbe a isolare ancora di più la Russia dallo scenario geopolitico, con riflessi poi sugli anni a venire, quando questa ignobile guerra sarà finita. Già questo basterebbe secondo il diritto internazionale per dichiarare default formale, ma cosa succederebbe se la Russia divenisse inadempiente realmente?

 

Default russo: le conseguenze per il resto del mondo

La premessa è che il debito russo è sempre stato pagato da più di 100 anni. L’ultimo default nei confronti dei creditori stranieri risale a quando i bolscevichi si rifiutarono di riconoscere i debiti dello zar più di un secolo fa. Poi vi fu il fallimento del 1998, con 40 miliardi di dollari che non furono rimborsati, ma non riguardavano obbligazioni espresse in moneta diversa dal rublo.

Oggi la cosa avrebbe una risonanza molto più forte, soprattutto in ciò che non si vede e non è possibile quantificare. Le banche europee ad esempio hanno un’esposizione limitata verso la Russia nel complesso, ma quanto è quella delle realtà non bancarie? Questo tipo di interconnessioni a volte saltano fuori nella loro interezza solo una volta che l’insolvenza si è manifestata. Ad esempio, quando ci fu il default del debito russo nel 1998, spuntò il crollo dell’hedge fund Long-Term Capital Management, che rischiò di fare metastasi se non fosse intervenuta la Federal Reserve per calmare i mercati.

Le ricadute a livello finanziario potrebbero essere imponenti anche sui mercati emergenti e sui Paesi in via di sviluppo, dove l’economia ancora è claudicante per una mancata totale ripresa dalla pandemia. Oggi, quasi il 60% degli Stati più poveri fa fatica a pagare i propri debiti, quindi una situazione in cui gli investitori diventano più avversi al rischio e i tassi di interesse internazionali salgono diventa esiziale per queste Nazioni.

Ancor più che sono alle prese con un’inflazione alimentare in certe zone devastante e che richiama interventi d’urgenza. Un esempio emblematico è quello che sta accadendo in Egitto con il prezzo del grano, il cui aumento è alimentato dal calo delle forniture da grandi esportatori come la Russia. Il Governo sta lottando affinché l’impatto sul prezzo del pane, prodotto fondamentale per i consumi della popolazione, non sia eccessivo. Recentemente però l’Arabia Saudita ha dovuto sostenere il Paese con una linea di finanziamento da 5 miliardi di dollari. Questo e altri episodi nei Paesi più poveri potrebbero innescare insurrezioni popolari, con conseguenti instabilità politiche dagli epiloghi incerti.

 

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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