Default Russia: ecco perché è diverso rispetto al passato

Default Russia: ecco perché è diverso rispetto al passato

Default Russia: ecco perché è diverso rispetto al passato

La Russia è entrata tecnicamente in default.. Circa 100 milioni di dollari di interessi in obbligazioni estere in scadenza dopo il periodo di grazia di 30 giorni non sono stati pagati. O meglio, è stato in pratica impedito il pagamento per via delle sanzioni internazionali. Questo significa che, dopo oltre 100 anni, per la prima volta Russia non onora i propri impegni debitori nei confronti degli investitori stranieri. Nel 1998 aveva fatto lo stesso quando scoppiò la crisi del rublo, ma allora a non essere regolati furono i debiti verso i propri cittadini. 

Adesso cosa potrà succedere è un po’ un’incognita, perché gli obbligazionisti vorranno avere indietro i loro soldi e non è escluso che intenteranno una causa legale per costringere il Governo russo a saldare. Ma la conseguenza più grave potrebbe essere quella che Mosca sarà tagliata fuori in futuro dalla possibilità di accedere ai mercati internazionali per finanziare la spesa pubblica, sebbene già il Paese sia isolato dal punto di vista economico e finanziario dopo l’invasione dell’Ucraina. 

 

Debito russo: cosa è cambiato rispetto ai default passati

Il default della Russia comunque è molto diverso dal passato e potrebbe anche definirsi paradossale per diversi motivi. In primo luogo non vi è stata una manifesta volontà del Cremlino di non adempiere alle proprie obbligazioni, né tantomeno un’incapacità finanziaria del Paese di effettuare i pagamenti. Infatti, con gli introiti delle vendite di gas e petrolio, la Russia potrebbe coprire agevolmente non solo questi debiti a scadenza, ma anche i 40 miliardi del totale dei titoli di Stato in circolazione e che scadranno più avanti. Per questo la situazione è paradossale. 

Il problema invece è un altro: il default della Russia è solo l’effetto delle sanzioni occidentali. In particolare, questa situazione si è creata perché gli Stati Uniti hanno deciso di non rinnovare la licenza speciale che finora aveva permesso alla Russia di rispettare le scadenze sui titoli di Stato di proprietà degli investitori statunitensi. Il Premier Vladimir Putin aveva cercato di superare l’ostacolo attuando un meccanismo basato sui doppi conti correnti e pagamenti in rubli, ma ciò non è bastato per impedire il blocco di 71 milioni di dollari di bond russi in mano agli americani. 

L’Europa a giugno ha sanzionato il National Settlement Depository russo, impedendo a Mosca di trasferire i pagamenti ai depositari internazionali di titoli. Così anche 26,5 milioni di euro, pari a 28 milioni di dollari, di interessi su bond di investitori europei sono andati in fumo. Le Autorità russe hanno accusato l’Occidente di aver costruito un default artificiale e non ritiene che si sia stato alcun fallimento da parte dello Stato.

In secondo luogo, tutto quello che è accaduto era atteso dal mercato, già da quando gli Stati Uniti hanno chiuso le ultime possibilità per Mosca di aggirare l’ostacolo delle sanzioni a fine maggio. A questo punto, è difficile che ci sia una dichiarazione formale di default, essendo che le società di rating non hanno coperto il debito russo da metà marzo a causa delle sanzioni. 

Se non c’è una dichiarazione di default quindi, chi dovrebbe esprimersi? Alcuni sostengono che, su richiesta degli investitori, dovrebbe farlo formalmente un Tribunale, ma anche qui la questione è più complicata di quanto sembra e per questo i creditori potrebbero non avere fretta di riavere indietro il capitale investito.

 

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Redazione

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