Dividendi, partecipazioni e utili: dentro la holding Caltagirone, cassaforte del risiko

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I conti del 2025 della holding Caltagirone raccontano una storia apparentemente lineare: ricavi in aumento, margini operativi in miglioramento e una struttura patrimoniale che si rafforza sensibilmente. Ma dietro la fotografia contabile di un conglomerato industriale diversificato si intravede anche qualcosa di più.

Presieduta dal miliardario italiano Francesco Gaetano Caltagirone, tra i cinque italiani più ricchi al mondo, la holding si presenta oggi con una disponibilità finanziaria crescente, un patrimonio netto record e un flusso di cassa operativo solido. Tutti elementi che, letti nel contesto dell’attuale stagione di consolidamento della finanza italiana, possono rappresentare anche munizioni per la partita strategica che si sta giocando nel sistema bancario e assicurativo del Paese. Partita nella quale proprio Caltagirone gioca un ruolo da protagonista. 

 

In questo articolo:

 

  • Caltagirone: i conti del 2025
  • Male l’editoria, ma volano gli incassi dai dividendi
  • Il valore delle partecipazioni per Caltagirone
  • La partita per Generali
  • I dividendi

 

Caltagirone: il bilancio del 2025

Entrando nel merito del bilancio, la holding Caltagirone ha chiuso il 2025 con un utile netto consolidato di 272,4 milioni di euro, in crescita del 5,8% rispetto ai 257,5 milioni dell’anno precedente. Ancora più significativa è la dinamica dell’utile di competenza del gruppo, che sale a 147,8 milioni dai 130,1 milioni del 2024, segnando un incremento del 13,6%. Numeri che confermano la buona tenuta delle attività industriali e finanziarie della holding e che, soprattutto, evidenziano la capacità del gruppo di valorizzare il proprio portafoglio di partecipazioni quotate.

A spingere l’utile complessivo è infatti anche il conto economico complessivo, che raggiunge i 527,5 milioni di euro rispetto ai 449,3 milioni dell’anno precedente. Una crescita legata in gran parte alla rivalutazione a fair value (il prezzo teorico “giusto”) delle partecipazioni azionarie detenute dal gruppo e alle plusvalenze realizzate attraverso la vendita di titoli quotati. Si tratta di un elemento che merita attenzione perché indica come, accanto alle attività industriali tradizionali, la gestione del portafoglio finanziario continui a rappresentare una leva importante nella creazione di valore.

L’altra grande voce che racconta la crescita del gruppo è quella dei ricavi operativi, saliti a 2,4 miliardi di euro. Si tratta di un incremento del 13,9% rispetto a 2,14 miliardi del 2024. La dinamica è stata trainata soprattutto dal settore delle costruzioni, dove il gruppo continua a beneficiare dell’espansione del portafoglio lavori e di una domanda infrastrutturale ancora sostenuta. Ma anche il cemento, attraverso la controllata internazionale Cementir Holding, ha contribuito a rafforzare la redditività complessiva. Il margine operativo lordo ha raggiunto 487,9 milioni di euro, in crescita dell’11% rispetto ai 439,4 milioni del 2024. Un risultato che riflette sia l’aumento dei volumi sia il miglioramento della redditività nei settori industriali del gruppo. Ancora più evidente il progresso del risultato operativo, che sale a 305,1 milioni di euro dai 262,2 milioni dell’anno precedente, con un incremento del 16,3%.

Male l’editoria, ma volano gli incassi dai dividendi

All’interno di questo risultato resta però una componente negativa che continua a pesare sulla redditività del gruppo: la svalutazione delle attività immateriali nel settore editoriale (anche questo finito in un nuovo e importante risiko). Nel 2025 la svalutazione è stata pari a 19,1 milioni di euro, in aumento rispetto ai 15 milioni del 2024. È il segno delle difficoltà strutturali che continuano a caratterizzare l’editoria tradizionale, anche se il gruppo controllato da Caltagirone Editore sta tentando da anni di compensare il calo della carta con lo sviluppo delle piattaforme digitali. Dal punto di vista finanziario il risultato della gestione finanziaria si riduce a 44,4 milioni di euro rispetto ai 61,1 milioni del 2024. La flessione è dovuta principalmente a minori utili su cambi e a maggiori oneri derivanti dalla valutazione dei derivati, solo in parte compensati da dividendi più elevati provenienti dalle partecipazioni azionarie.

Ed è proprio qui che emerge uno degli elementi più interessanti del bilancio. Nel rendiconto finanziario si scopre infatti che nel 2025 il gruppo ha incassato 61,6 milioni di euro di dividendi, in crescita rispetto ai 50,9 milioni del 2024. Si tratta di flussi che provengono principalmente dalle partecipazioni quotate detenute dalla holding e che rappresentano una componente stabile della generazione di cassa. Il flusso di cassa operativo complessivo si attesta a 368 milioni di euro, un livello inferiore rispetto ai 543 milioni del 2024 ma comunque molto significativo. La riduzione è legata in larga parte alle dinamiche del capitale circolante, con un aumento dei crediti commerciali e una variazione delle rimanenze che ha assorbito liquidità.

Ciò che colpisce di più, tuttavia, è l’evoluzione della posizione finanziaria netta. A fine 2025 la posizione finanziaria netta è positiva per 527,7 milioni di euro, in aumento rispetto ai 370,4 milioni dell’anno precedente. L’incremento di oltre 157 milioni è attribuibile soprattutto al flusso di cassa generato da Cementir, che continua a rappresentare uno dei pilastri industriali del gruppo. La liquidità disponibile è salita a 648 milioni di euro, rispetto ai 508 milioni del 2024. Una cifra che, in un contesto di crescente competizione nel settore finanziario italiano, assume un valore strategico non trascurabile. Anche il patrimonio netto consolidato segna un balzo importante: 3,78 miliardi di euro, in aumento rispetto ai 3,25 miliardi dell’anno precedente. Di questi, 2,226 miliardi sono di competenza del gruppo, con un incremento di 356 milioni rispetto al 2024. L’aumento è legato principalmente al risultato dell’esercizio e alle variazioni positive nel fair value delle partecipazioni azionarie.

Il valore delle partecipazioni per Caltagirone

Se si guarda alla struttura dell’attivo, emerge un dato interessante: le partecipazioni e i titoli non correnti salgono a 1,456 miliardi di euro rispetto a 1,043 miliardi dell’anno precedente. Un aumento significativo che riflette l’intensificarsi delle operazioni sul portafoglio finanziario della holding. Questo dato va letto anche alla luce delle mosse compiute negli ultimi anni dal gruppo nel sistema finanziario italiano. La holding di Caltagirone ha infatti costruito un portafoglio di partecipazioni rilevanti in diversi istituti e società finanziarie, diventando uno degli attori più influenti nel cosiddetto risiko bancario.

Tra le partecipazioni più importanti figurano quelle in Assicurazioni Generali, in Mediobanca e in Banca Monte dei Paschi di Siena. In quest’ultima il gruppo è arrivato a detenere oltre il 10% del capitale, diventando uno degli azionisti più rilevanti insieme alla holding Delfin della famiglia Del Vecchio. L’intreccio delle partecipazioni è uno degli elementi che rende particolarmente complesso l’attuale scenario del sistema finanziario italiano. Caltagirone ha costruito negli anni una presenza significativa anche in altri gruppi finanziari, tra cui Banco Bpm e Anima Holding, oltre a detenere una quota rilevante in Generali. Proprio attorno a queste partecipazioni si gioca una delle partite più importanti del capitalismo italiano degli ultimi anni. L’asse formato da Caltagirone e dalla holding Delfin ha infatti assunto un ruolo determinante nelle dinamiche di governance di diversi istituti finanziari, contribuendo a ridefinire gli equilibri tra azionisti e management.

La partita per Generali

La battaglia più evidente è stata quella sulla governance di Generali, dove il gruppo Caltagirone ha tentato più volte di cambiare gli equilibri del consiglio di amministrazione sfidando l’asse storico con Mediobanca. Parallelamente, l’imprenditore romano ha rafforzato la propria presenza nel capitale di Monte dei Paschi, una mossa che gli garantisce un peso crescente nel processo di consolidamento del settore bancario. Tant’è che, secondo diverse indiscrezioni, sarebbe stato lo stesso Caltagirone a volere l’esclusione di Lovaglio, in quanto non considerava la fusione con Mediobanca una priorità. Una divergenza nata anche per il modo in cui Mps dovrebbe collocarsi nel sistema bancario italiano e nei rapporti con alcuni degli snodi strategici storicamente legati a Piazzetta Cuccia.

Entrando nel merito, l’obiettivo strategico di queste mosse sarebbe quello di influenzare l’assetto futuro del sistema finanziario italiano, in particolare nel rapporto tra banche e assicurazioni. Il nodo centrale resta il controllo di Generali, una delle principali compagnie assicurative europee, la cui governance è storicamente legata a Mediobanca. In questo contesto il rafforzamento patrimoniale della holding Caltagirone assume un significato che va oltre la semplice crescita industriale. La disponibilità di liquidità e la solidità del bilancio rappresentano infatti un potenziale serbatoio di risorse per eventuali nuove operazioni sul mercato.

Non è un caso che negli ultimi anni il gruppo abbia mostrato una certa dinamicità nella gestione del portafoglio azionario, alternando acquisti e vendite di partecipazioni quotate. Nel 2025, ad esempio, il rendiconto finanziario segnala realizzi per 182 milioni di euro derivanti dalla vendita di partecipazioni e titoli non correnti, a fronte di investimenti per 172 milioni. Si tratta di operazioni che suggeriscono una gestione attiva del portafoglio, con l’obiettivo di cogliere opportunità di mercato e, allo stesso tempo, mantenere una struttura finanziaria flessibile.

I dividendi

Sul fronte della remunerazione degli azionisti, il consiglio di amministrazione ha proposto la distribuzione di un dividendo di 0,30 euro per azione, in crescita rispetto all’esercizio precedente. Il pagamento è previsto per il 20 maggio 2026, con stacco della cedola il 18 maggio.

Guardando al futuro, le prospettive del gruppo appaiono complessivamente positive. Nel settore del cemento, Cementir prevede risultati superiori rispetto al 2025 sia in termini di ricavi sia di disponibilità finanziaria. Nell’editoria continueranno gli investimenti sulle piattaforme digitali e sulle attività online, mentre nel settore delle costruzioni il gruppo Vianini Lavori punta ad ampliare il portafoglio commesse mantenendo una forte attenzione alla marginalità dei progetti.

Anche nel comparto immobiliare, attraverso Domus Italia, la strategia resta quella di razionalizzare il portafoglio dismettendo gli asset non strategici e concentrandosi sugli immobili più redditizi. Tuttavia, è difficile analizzare i conti del gruppo senza considerare il contesto più ampio nel quale si muove la holding. Il sistema finanziario italiano sta attraversando una fase di profonda trasformazione, caratterizzata da operazioni di consolidamento, acquisizioni e alleanze tra istituti. In questo scenario, il ruolo degli azionisti industriali è tornato centrale. E tra questi, Caltagirone è senza dubbio uno dei protagonisti più attivi.

Immagine di Massimiliano Carrà

Massimiliano Carrà

Classe 1994 e laureato in scienze della comunicazione a Palermo (sua città natale), si è specializzato a Milano sostenendo un Master in Radio e New Media Management & Content al Sole 24 Ore. Iscritto dal 2020 all'Ordine dei Giornalisti pubblicisti, dopo le esperienze in Radio 24, Class Editori, Money.it, Forbes Italia e Il Giornale è entrato nel 2025 in Borsa&Finanza, dove si occupa di approfondimenti macro-economici, startup, interviste e imprenditoria. Ama lo sport, la letteratura, il cinema e il mare. Gli piace visitare posti nuovi e scoprire nuove culture.

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