Da quando Donald Trump è stato eletto presidente degli Stati Uniti, si è parlato molto dei riflessi sul dollaro USA. Il leader repubblicano non ha mai amato una valuta troppo forte e ha esternato il suo disappunto verso il super dollaro anche durante il suo primo mandato alla Casa Bianca. Il Segretario al Tesoro Scott Bessent, però, ha cercato di mitigare la posizione di Trump, affermando in un’intervista che gli Stati Uniti continueranno ad “avere una politica di dollaro forte sotto il presidente Trump”. Piuttosto, ha precisato, l’interesse americano è che altri “non indeboliscano le loro valute, manipolando il commercio”. Con un certo numero di Paesi che vedono l’accumulo di grandi eccedenze, “non esiste un sistema di scambio in forma libera”, ha puntualizzato Bessent. Questo potrebbe essere in parte dovuto ai tassi di cambio, ha aggiunto.
Dollaro USA: sarà ancora il dominatore delle valute?
Da diversi anni sui mercati valutari, il dollaro USA recita la parte del leone. Ciò è la conseguenza di un’economia statunitense in ottima salute, mentre quella di altre nazioni ha mostrato un declino a volte preoccupante. Inoltre, negli Stati Uniti l’inflazione si sta dimostrando più difficile da combattere rispetto a quella di Europa e Gran Bretagna. Questo induce la Federal Reserve a tenere alti più a lungo i tassi di interesse.
Con la rielezione di Trump alla Casa Bianca, gli investitori hanno scontato inoltre un ulteriore rafforzamento del biglietto verde, per due ragioni. In primo luogo perché le politiche commerciali improntate sui dazi della nuova amministrazione USA rischiano di rimettere in moto l’inflazione e di costringere la Fed a una politica monetaria ancora restrittiva. In secondo luogo perché gli stimoli fiscali e la deregulation trumpiana potrebbero sostenere la crescita, mantenendo in forma l’economia a stelle e strisce.
Alcune dichiarazioni di Trump però non si incastrano bene in uno scenario di dollaro forte. Il presidente USA ha preso di mira l’approccio della Banca centrale alcune settimane fa, accusandola di aver fallito l’obiettivo di abbattere l’inflazione attraverso la stretta sui tassi. In sostanza, Trump vorrebbe che la Fed tagliasse. E facendolo, l’istituto guidato da Jerome Powell metterebbe a freno il rally della divisa americana.
Nella riunione del mese scorso – la prima del 2025 – il governatore si è distanziato dalle pressioni del presidente USA, rimarcando che le azioni della Banca centrale sono guidate dalle esigenze di inflazione e occupazione che rientrano nel suo mandato. Le schermaglie tra i due leader istituzionali non sono comunque una novità. Durante la presidenza 2016-2020, Trump aveva attaccato Powell sul fatto di tenere il costo del denaro troppo alto, mentre gli altri governatori stavano tagliando. E questo, a suo avviso, avrebbe danneggiato le esportazioni americane.
Nel corso dell’ultima campagna elettorale, il magnate ha espressamente criticato l’apprezzamento del dollaro, benché abbia promesso di mantenere un ruolo dominante del biglietto verde nel panorama mondiale. Bessent ha cercato di rafforzare la seconda parte del concetto. “Vogliamo un commercio equo e parte di questo è prendere una posizione forte sulla valuta e sulle ragioni di scambio”, ha affermato.









