Il dollaro USA negli ultimi giorni ha rallentato la sua straordinaria corsa nei mercati valutari. Dal picco del 13 gennaio a 110,01, il Dollar Index – indice che esprime l’andamento del biglietto verde rispetto a un paniere delle principali valute – ha perso circa il 2%.
Gli investitori hanno frenato gli acquisti della moneta americana sulla percezione che i dazi promessi da Donald Trump saranno aggressivi ma non quanto minacciato in campagna elettorale. Finora, il presidente statunitense ha annunciato tariffe del 25% per le importazioni provenienti da Canada e Messico. Tuttavia, al momento ha risparmiato la Cina, principale bersaglio, e l’Europa.
Per la verità, si attendono alcuni sviluppi al riguardo. Pechino è in procinto di essere colpita dai dazi se non si atterrà alla richiesta di Washington di liberare la popolare app di video brevi TikTok in USA dalla morsa di ByteDance e del governo cinese. Bruxelles, invece, deve filare dritto sul versante della transizione energetica: dovrà acquistare più gas e petrolio dagli Stati Uniti.
Il mercato è in attesa anche della Federal Reserve che si riunirà settimana prossima. Tagli ai tassi di interesse più contenuti rispetto a quanto ci si aspettava fino a qualche mese fa sono ormai stati scontati, ma le prospettive potrebbero cambiare in relazione allo scenario che la Banca centrale ha sull’inflazione e sulla crescita economica degli Stati Uniti.
Dollaro USA: vendite in arrivo?
Gli strategist di Morgan Stanley avvertono che, nonostante il dollaro USA sia ancora in posizione di forza, i venditori si stanno facendo largo e sono molti di più di quanto si pensi. “Mentre i tori sul dollaro sono numerosi e forse i più espliciti nell’esprimere le loro opinioni, sembra esserci una pluralità più ‘silenziosa’ di investitori che cercano invece di vendere il dollaro”, hanno scritto gli strateghi della banca d’affari americana in una nota. “Molti stanno aspettando un segnale per muoversi sul mercato, quindi per loro è più una questione di tempismo che di direzione”.
Morgan Stanley segnala alcuni fattori che potrebbero indurre gli investitori a mettersi in posizione ribassista sul dollaro. Tra questi, i dati sull’inflazione che potrebbero rafforzare la possibilità di un taglio dei tassi da parte della Fed e negoziati al Congresso più lunghi del previsto sulle riforme fiscali proposte da Trump.
Morgan Stanley ora vede il Dollar Index a 105 entro la fine del primo trimestre e a 101 entro la fine dell’anno. Le stime dell’istituto americano sono in aperto contrasto con le proiezioni della maggior parte degli analisti a Wall Street, che in media prevedono l’indice a 108,7 per il trimestre in corso e 106,9 entro la fine del 2025.
Considerando i singoli cambi, gli strategist di Morgan Stanley prevedono l’EUR/USD salire a 1,06 (da 1,049 attuali) e il GBP/USD a 1,28 (da 1,24) nei primi tre mesi dell’anno in corso, mentre vedono l’USD/JPY scendere a 140 (da 156) nello stesso periodo. “C’è un bel po’ di premio al rischio positivo sul dollaro che ha spazio per diminuire”, ha dichiarato in un’intervista lo strategist della banca americana David Adams.









