Il trimestre in corso per il dollaro USA è stato il migliore da quando la Federal Reserve ha iniziato la campagna di rialzo dei tassi di interesse a marzo del 2022. In questo periodo, il Dollar Index – che propone il rendimento della valuta americana rispetto a un paniere delle divise major a livello mondiale – ha guadagnato oltre il 6%. A spingere gli acquisti verso il biglietto verde un nugolo di fattori, tra cui l’aspettativa che l’amministrazione Trump entrante negli Stati Uniti attui politiche che finiranno per rafforzare la moneta nazionale. L’attuazione di dazi pesanti su tutte le merci importate dagli USA rischia di generare inflazione, costringendo la Banca centrale a tenere i tassi di interesse alti più a lungo. Questa realtà, secondo gli economisti, prevale sulla retorica di Donald Trump di voler indebolire il dollaro.
In campagna elettorale, il leader repubblicano ha affermato che l’America ha un grande problema derivante dalla forza della propria valuta. Ciò penalizzerebbe le aziende statunitensi che producono e vendono all’estero. Del resto, anche durante il suo primo mandato alla Casa Bianca del 2016-2020, Trump ha combattuto affinché il dollaro USA si svalutasse. All’epoca si è scontrato duramente con il governatore della Fed, Jerome Powell, accusandolo di tenere i tassi di interesse alti mentre le altre Banche centrali stavano tagliando. Tuttavia, analisti e investitori si aspettano che alla fine le misure economiche messe in campo da Trump finiranno per fare il gioco del dollaro.
Ultimamente si è fatta strada anche l’ipotesi di fare un accordo internazionale come quello del Plaza del 1985, quando gli Stati che allora componevano il G5 – Stati Uniti, Giappone, Germania, Regno Unito e Francia – insieme al Canada, pianificarono un intervento coordinato sui tassi di cambio per contrastare la forza prorompente del dollaro americano. Uno scenario del genere non sarebbe riproponibile in questo momento, secondo Brad Setser, membro del Council on Foreign Relations ed ex funzionario del Tesoro USA sotto il presidente Obama. “Il segreto dell’Accordo del Plaza era che i tassi statunitensi stavano già scendendo. Oggi invece il contesto macroeconomico, con differenziali dei tassi di interesse che favoriscono il dollaro rispetto all’euro e allo yuan, non agevolano un dollaro debole”, ha detto.
Dollaro USA: le aspettative per il 2025
Le principali banche a livello mondiale non credono che il dollaro perderà valore nel 2025. Alcune, come Deutsche Bank ad esempio, prevedono che raggiungerà la parità con l’euro entro la fine del prossimo anno. “Le politiche di Trump sono decisamente positive per il dollaro”, ha detto Ajay Rajadhyaksha, presidente della ricerca globale di Barclays. La banca prevede che il dollaro si rafforzerà leggermente a 1,04 rispetto all’euro nel 2025.
A giudizio di Sonal Desai, chief investment officer di Franklin Templeton Fixed Income, l’idea di una valuta più debole sotto Trump è “un po’ campata in aria”, in quanto ci sono “un sacco di fattori contraddittori”. In realtà, “la maggior parte delle politiche di cui Trump sta parlando finora saranno in realtà positive e non negative per il dollaro”, ha aggiunto.
C’è da dire che una buona parte dell’impatto della presidenza Trump è già stata scontata dal mercato, ma secondo gli analisti questo non significa che il rally del biglietto verde sia finito. Per un investitore, la mossa più chiara è che “si posizioni per l’apprezzamento del dollaro”, ha affermato Eric Winograd, capo economista di AllianceBernstein. “I fondamentali alla fine tendono a vincere sempre”.









