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Dollaro USA: per hedge fund posizioni ribassiste ai massimi da agosto 2021

Dollaro USA: posizioni ribassiste degli hedge fund ai massimi da agosto 2021

Il dollaro USA continua a perdere quota nei mercati valutari, come dimostra il calo di inizio settimana del Dollar Index dello 0,19% a 103,44. La debolezza del biglietto verde è stata certificata dopo i dati di venerdì scorso sull’occupazione americana, che hanno mostrato un rialzo dei salari più basso rispetto alle attese. Questo ha aumentato le aspettative che l’inflazione possa rallentare e quindi la Federal Reserve decidere per un allentamento della sua politica monetaria ultra-restrittiva che ha perseguito lungo tutto il 2022. Giovedì 12 gennaio verranno rilasciati i dati sull’inflazione statunitense del mese di dicembre e il consensus si aspetta una discesa al 6,5% dal 7,1% di novembre. Una conferma in questa direzione potrebbe dare nuovo impulso a un ulteriore calo del dollaro USA.

 

Dollaro USA: per gli hedge fund è da vendere

La scorsa settimana gli hedge fund hanno incrementato le loro posizioni ribassiste nei confronti della moneta a stelle e strisce. Sulla base dei dati forniti dalla Commodity Futures Trading Commission, le vendite di dollari sono arrivate a 30.457 contratti nei confronti di otto coppie di valute, livello massimo da agosto 2021. Prendendo a riferimento i contratti swap, ora gli investitori stimano che i tassi d’interesse USA raggiungeranno un picco inferiore al 5%, mentre prima di venerdì scorso la previsione era per un 5,06%.

Secondo John Bromhead, stratega di Australia & New Zealand Banking Group Ltd. a Sydney, “i pilastri della forza del dollaro stanno iniziando a ritirarsi”, con i verbali della scorsa settimana della Fed che mostrano come la Banca centrale si stia “avvicinando al tasso terminale e si fermerà presto”. Anche gli strateghi di Goldman Sachs sono convinti che la forza del dollaro USA potrebbe essere giunta al capolinea. “Le nostre nuove previsioni suggeriscono che il dollaro ha raggiunto il picco”, hanno scritto in una nota gli esperti della banca d’affari americana. L’istituto finanziario vede le valute dei mercati emergenti risollevarsi dopo un 2022 difficile, grazie soprattutto ai “legami con una crescita cinese più forte”. A giudizio di Goldman, lo yuan in particolare potrebbe saltare a 6,50 per dollaro dalla quotazione attuale di 6,78.

Tuttavia, non sono pochi gli strateghi a Wall Street che temono almeno un colpo di coda da parte del biglietto verde nei primi mesi dell’anno. L’emergenza Covid in Cina non è finita, con i casi di contagio che sono in costante aumento, di fronte a una popolazione scarsamente vaccinata. Questo potrebbe indurre nel tempo le autorità governative a ritornare almeno in parte alla politica delle restrizioni che hanno caratterizzato buona parte dello scorso anno.

Non bisogna neppure dimenticare il fatto che la Federal Reserve ha ribadito a più riprese che i tassi d’interesse potrebbero rimanere alti più a lungo di quanto si attende il mercato, in considerazione di un’inflazione che potrebbe mostrarsi più ostica del previsto. Inoltre, le incertezze a livello macroeconomico, con una recessione in arrivo, e geopolitico, rischiano di far tornare gli investitori a rifugiarsi nel biglietto verde nella veste di porto sicuro. Insomma, i venti contrari ancora esistono; tuttavia, la sensazione è che gran parte della forza che il dollaro USA ha mostrato da un anno a questa parte sia ormai in esaurimento.

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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