Il dollaro Usa non ha subito grandi sussulti dopo l’annuncio del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, di prolungare a tempo indeterminato il cessate il fuoco nella guerra in Medio Oriente. Il Dollar Index si mantiene in prossimità dei massimi di una settimana, mentre gli investitori stanno valutando i possibili sviluppi del conflitto tra Stati Uniti e Iran e le eventuali ripercussioni sui mercati finanziari.
In questo articolo:
- Guerra USA-Iran: la tregua continua
- Dollaro USA: le dichiarazioni di Warsh
Guerra Usa-Iran: la tregua continua
Oggi avrebbe dovuto terminare la tregua di due settimane che tutte le parti coinvolte nella guerra mediorientale avevano concordato l’8 aprile. La situazione sembrava volgere al peggio dopo che il vice di Trump, JD Vance, aveva dichiarato che i colloqui tra le due delegazioni erano sospesi e che non era stato raggiunto alcun accordo. Poco dopo, però, il capo della Casa Bianca ha annunciato il prolungamento della tregua, nell’attesa che dall’Iran arrivi una “proposta unificata” per porre fine alle ostilità.
Il problema è che lo Stretto di Hormuz, da cui transita il 20% di gas e petrolio a livello globale, resta chiuso. Tanto basta per tenere in apprensione gli investitori su uno shock energetico di dimensioni immani che potrebbe mettere in ginocchio l’economia mondiale. In uno scenario del genere, il dollaro potrebbe trarne vantaggio nella veste di bene rifugio, come dimostrato dopo lo scoppio della guerra in Iran. “Trump ha esteso indefinitamente la scadenza del cessate il fuoco, mantenendo al contempo il blocco dei porti iraniani. Questo lascia ancora incerta la tempistica per la normalizzazione dei flussi di esportazione energetica dallo Stretto di Hormuz”, hanno scritto in un rapporto gli analisti di DBS.
Ciò che mette in allerta il mercato è anche la spaccatura interna all’Iran tra le Guardie della Rivoluzione Islamica, più intransigenti e riluttanti a un possibile accordo, e le fazioni moderate all’interno del governo iraniano. “Non ci sono dubbi: questa lotta di potere interna rimane il principale ostacolo a qualsiasi accordo duraturo e resta da vedere come si risolverà”, ha dichiarato Tony Sycamore, analista di mercato presso IG Group a Sydney.
Dollaro USA: le dichiarazioni di Warsh
A sostenere il dollaro USA sono state anche le dichiarazioni di Kevin Warsh, candidato a sostituire Jerome Powell il prossimo mese alla guida della Federal Reserve. In un’audizione al Senato, l’economista ha usato toni leggermente restrittivi in termini di politica monetaria, sottolineando di non aver fatto alcuna promessa a Trump sui tagli dei tassi di interesse e rivendicando così l’indipendenza della Banca centrale dalla Casa Bianca. “Gli aspetti più interessanti sono probabilmente il fatto che abbia sottolineato l’indipendenza della Fed e respinto chiaramente qualsiasi richiesta del presidente Trump di tagliare i tassi; nel complesso, il tono può essere definito leggermente restrittivo”, ha dichiarato Junya Tanase, capo stratega FX per il Giappone presso JPMorgan Chase a Tokyo.
Secondo lo strumento FedWatch del Cme Group, c’è una probabilità implicita del 59,7% che la Fed tenga i tassi invariati almeno fino alla fine di aprile 2027, contro il 56,7% del giorno precedente. Se Warsh manterrà aspettative di una certa “restrizione” monetaria, il dollaro Usa ne beneficerà, in quanto conserverà un vantaggio in termini di rendimento rispetto ad altre valute, come lo yen, attirando così gli investitori ad accumulare una maggiore quantità di dollari.









