L’economia globale affronta a un momento cruciale, messa sotto pressione dalla tensione sui mercati energetici derivante dal conflitto in Medioriente. Dalla variabile energetica, e in particolare dai prezzi di petrolio e gas naturale, dipenderà in parte la crescita futura e il livello dell’inflazione. Nonostante tutto, in questo frangente i mercati azionari non sono stati colti dal panico e iniziano a scontare l’attesa per una soluzione negoziante al confronto Usa-Iran, cui dimostrano di credere. Ne ha parlato Vincenzo Vedda, direttore degli investimenti globale di Dws nel corso di un recente incontro con la stampa.
Secondo l’analisi esposta da Vedda il mercato sta già scontando uno scenario di “nuova normalità” in cui il prezzo del petrolio e i colli di bottiglia logistici, in particolare presso lo stretto di Hormuz, troveranno un nuovo assestamento.
In questo articolo:
- Quanto costa il caro petrolio in termini di crescita e inflazione
- Non solo petrolio nel nodo dello stretto di Hormuz
- Statistiche dal passato, cosa è successo in altre situazioni di stress
Quanto costa il caro petrolio in termini di crescita e inflazione
Una regola empirica dice che per ogni 10 dollari di rialzo del prezzo del barile di petrolio la crescita si contrae dello 0,1% circa, mentre l’inflazione sale dello 0,2%. Sulla base di questo ragionamento gli analisti di Dws hanno stimato l’impatto di quanto accaduto nelle ultime settimane sui mercati delle materie prime per rivedere al ribasso dello 0,5% le stime di crescita dell’Europa, rispetto allo 0,9% della precedente previsione.
“L’Europa ne è particolarmente impattata – ha spiegato Vedda – e sicuramente più degli Stati Uniti. L’indipendenza energetica degli Usa limita l’impatto sul Pil a stelle e strisce allo 0,2%-0,3%”.
Il mercato azionario, tuttavia, guarda già oltre la crisi immediata: l’analisi delle curve forward per il Wti e il Brent suggerisce che, nonostante i picchi attuali, i prezzi potrebbero stabilizzarsi su livelli più gestibili nei prossimi sei-sette mesi, anche se superiori rispetto alla condizione precedente lo scoppio del conflitto. “Il pavimento dei prezzi si è alzato stabilmente – ha spiegato Vedda – rendendo l’inflazione un elemento strutturale difficile da eradicare nel breve termine”.
Non solo petrolio nel nodo dello Stretto di Hormuz
Non è solo una questione di petrolio, overro di costo della materia prima. A pesare sul contesto di crescita sono anche le ridotte capacità di trasporto e trasformazione dell’oro nero, del gas naturale e di altre materie di base, come i fertilizzanti chimici. “La crisi nello stretto di Hormuz – sottolinea i direttore degli investimenti di Dws – rimane il principale fattore di rischio sistemico, influenzando non solo il greggio ma l’intera catena del valore delle commodity. Le navi che transitano nello stretto rimangono su livelli minimi”.
L’effetto combinato di costi logistici più elevati e della carenza di materie prime rischia di creare un effetto domino sulla filiera produttiva, alimentando attese inflattive che vanno ben oltre il solo comparto energetico, toccando anche l’alluminio e i gas industriali.
Al momento, tuttavia, il mercato azionario sconta una normalizzazione della situazione, come mostra il grafico dell’S&P500 già in recupero.
Statistiche dal passato, cosa è successo in altre situazioni di stress
L’analisi dei movimenti dell’S&P500 è stata messa a confronto con altre crisi della storia, prendendo in esame 30 eventi critici e osservando il comportamento dell’indice in un arco temporale che va da circa 20 a circa 65 giorni dopo il verificarsi dell’evento. Dall’analisi è emerso che gli accadimenti geopolitici hanno un impatto grande solo se durano tanto. Il che porta Vincenzo Vedda ad affermare che l’impatto al rialzo sull’inflazione ci sarà se i prezzi del petrolio rimarranno elevati per un lungo periodo di tempo. Allo stato attuale dei fatti “da qui in avanti siamo abbastanza costruttivi, sebbene dovremo affrontare altri momenti di volatilità. Il mercato si attende di vedere una soluzione concordata del conflitto e una discesa dei prezzi del petrolio nei prossimi mesi”.









