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Economia cinese: le certezze e i dubbi degli analisti sul Dragone

Un cinese con mascherina davanti a una serie di bandiere cinesi

Covid-19, settore immobiliare, contrasti geopolitici. Sono diversi i punti di attenzione sull’economia cinese degli analisti finanziari, che guardano al Dragone con la speranza in una ripartenza che possa sostenere l’economia mondiale. Il supporto dell’ex-Celeste Impero è in effetti venuto a mancare nel corso del 2022. Basti pensare che sul fronte della crescita economica il contributo della Cina nel 2022 sarà, secondo le stime della Banca Mondiale (riviste al ribasso), del 2,8%. Nel corso dell’anno Pechino è stata addirittura un peso per l’area asiatica che, al netto, è attesa crescere del 5,3%. I mercati finanziari hanno rispecchiato le difficoltà dell’economia della Cina: l’indice Shanghai Stock Exchange, al 19 dicembre 2022 mostra una performance negativa per oltre 14 punti percentuali.

 

Riapertura a Covid in corso

La notizia che più ha galvanizzato gli operatori di mercato e gli analisti economici è la riapertura dell’economia cinese. All’indomani delle manifestazioni contro i ripetuti e restrittivi lockdown imposti dalle autorità per contenere i contagi da Covid-19, numerosi provvedimenti sono stati allentati o sollevati. Tuttavia le notizie che arrivano dal gigante orientale preoccupano e il calo delle Borse di Shanghai e Shenzen registrato nella prima seduta della nuova settimana è il riflesso di queste preoccupazioni. Per Marco Oprandi, head of Cross Asset Solutions di Cirdan Capital “le prospettive per l’economia cinese del prossimo anno dipenderanno dall’allentamento delle misure anti-Covid e dalla riapertura delle frontiere internazionali”.

Secondo l’epidemiologo Wu Zunyou l’aumento dei casi registrato nelle ultime settimane è la prima di tre ondate di infezioni che si susseguiranno fino a marzo, causate rispettivamente dalla prima riapertura, dal periodo di viaggi durante il Capodanno cinese in gennaio e dal ritorno al lavoro in febbraio. Tuttavia, ha aggiunto l’epidemiologo, il 90% della popolazione cinese è ormai vaccinata e questo dovrebbe scongiurare un allarme sui casi gravi (anche se meno della metà degli ultraottantenni risultano vaccinati).

 

Il peso della domanda interna sull’economia cinese

La ripartenza dei consumi interni cinesi è fondamentale secondo gli analisti, anche perché è probabile che la Cina vedrà ridursi, nella prima parte del 2023, le esportazioni verso Europa e Stati Uniti in recessione. David Rees, economista senior sui Mercati emergenti di Schroders si aspetta una ripresa dell’economia cinese il prossimo anno e fa ricadere sulla domanda interna l’onere di guidare la ripresa: “Continuiamo ad aspettarci una ripresa dell’economia cinese nel 2023. Certo, le prospettive per le esportazioni, che sono state il principale motore della crescita negli ultimi due anni, sono complesse e potrebbero subire una contrazione l’anno prossimo, a causa della recessione che interesserà molte economie dei mercati sviluppati. Ciò fa ricadere sulla domanda interna l’onere di guidare l’eventuale ripresa”.

Secondo l’outlook di Schroders, l’economia cinese è attesa tornare a una crescita del 5% nel 2023 ma “le prospettive di lungo termine restano complesse”. Anche Oprandi di Cirdan concorda sul ritorno alla crescita di Pechino ma solo a partire dalla seconda metà dell’anno prossimo: “La ripresa conseguente alla riapertura potrebbe risentire del calo della domanda in Europa e negli Stati Uniti e comportare inizialmente maggiori importazioni prima di una ripartenza nelle esportazioni, che prevediamo in ascesa solo dopo il quarto trimestre”.

 

Settore immobiliare, il governo c’è

La China Investment Capital Corporationhttps://en.cicc.com/cmscontent/29233.html (Cicc) stima che circa il 60% della ricchezza delle famiglie cinesi sia nel settore immobiliare. Ecco perché le difficoltà attraversate da questo comparto hanno influito pesantemente sull’umore dei consumatori cinesi e quindi sulla domanda interna del paese. “Negli anni i prezzi degli immobili sono aumentati costantemente a causa del processo di urbanizzazione delle famiglie cinesi” spiegano gli analisti di KraneShares. Le imprese edili hanno colto l’occasione rappresentata dalla continua migrazione verso le città e dall’espansione di quest’ultime verso l’esterno. Ma la forte concorrenza ha portato a una crescita talvolta eccessiva del settore, alimentata da un aumento significativo del debito. Quando i politici si sono resi conto di questo sviluppo eccessivo, hanno cercato di porre un freno imponendo dei limiti al livello di indebitamento”.

Le società maggiormente indebitate – come Evergrande – sono entrate in crisi e hanno interrotto centinaia di progetti con le immaginabili ripercussioni su imprese di costruzione, fornitori, acquirenti che pagavano rate per progetti fermi. Tutto questo ha portato a un crollo della fiducia dei consumatori e alla ribellione nel pagamento delle rate. Il governo è già intervenuto a sostegno delle società immobiliari con l’obiettivo di far portare a termine i progetti interrotti mentre la People’s Bank of China e la Insurance Regulatory Commissione hanno varato delle misure che allentano le normative precedenti. Secondo gli analisti di KraneShares, anche se “il problema del mercato immobiliare non sarà risolto finché le aziende in difficoltà non avranno terminato le opere in corso e il debito non sarà maturato, gli investitori possono riconoscere il significativo sforzo fatto per stabilizzare il mercato immobiliare e, di conseguenza, la fiducia dei consumatori”. Per David Rees gli indicatori dell’edilizia abitativa potrebbero già aver toccato il punto di minimo e registrare una ripresa nel 2023.

 

Cina-Usa: coesistenza difficile ma pacifica

Il terzo fattore che gli analisti finanziari tengono sotto osservazione è lo sviluppo delle relazioni sino-americane che, negli ultimi anni, hanno proceduto a strappi tra alti e, più spesso, bassi. Alcune note positive sono emerse dal Congresso del Partito comunista cinese e sono state sottolineate dagli analisti di KraneShares: “Durante il Congresso l’ambasciatore cinese negli Stati Uniti, Qin Gang, è stato promosso al comitato centrale cinese. Crediamo che questo dimostri fortemente che le relazioni con gli Usa rimangono una priorità per l’amministrazione di Xi Jinping. Anche l’incontro tra Xi e Biden in occasione del G20 a Bali, con l’impegno a far seguito attraverso incontri operativi delle amministrazioni e la visita in Cina del Segretario di Stato Antony Blinken, va nella stessa direzione di una maggiore cooperazione”. Lo stesso presidente Xi Jinping ha invitato alla collaborazione e a una “coesistenza pacifica vantaggiosa per tutti”.

Per il momento, tuttavia, lo scenario tra le due superpotenze appare ancora bloccato. In particolare rimangono i dazi e pesa lo Us Chips and Science Act varato l’estate passata dall’amministrazione Biden. Quali effetti ha avuto il provvedimento sulla Cina? Marco Oprandi di Cirdan Capital sottolinea che lo Us Chips Act “ha spinto il governo cinese a investire nel proprio progresso tecnologico e ad aumentare la spesa in ricerca e sviluppo in vista di un incremento della spesa in alta tecnologia, in particolare nell’area della progettazione e produzione di chip semiconduttori. Tale investimento comporta per il governo cinese un aumento del deficit pubblico”. Secondo le stime degli analisti di Cirdan Capital il deficit fiscale cinese dovrebbe salire all’8% nel 2023 nonostante la riduzione delle spese che deriverà dalla riduzione dei test anti-Covid e dal sollevamento delle restrizioni alla circolazione (lockdown): “il debito pubblico complessivo, compresi i veicoli finanziari delle amministrazioni locali, dovrebbe aumentare al 137% del PIL nel 2023, dal 129% nel 2022”.

 

Le prospettive per il mercato azionario

Su tutti e tre i punti tenuti sotto osservazione dagli analisti di mercato ci sono prospettive di miglioramento in corso. Che dovranno tuttavia trovare riscontro nella parte iniziale del 2023. Per Louisa Lo, deputy head Asia ex-Japan di Schroders “i mercati azionari cinesi continueranno a essere influenzati dal contesto macroeconomico globale, in particolare dall’entità dei futuri rialzi dei tassi e dall’eventualità che Usa e Ue mettano in atto un atterraggio morbido o duro in termini di rallentamento economico. Inoltre, i mercati potrebbero rimbalzare bruscamente se continuassero a intravedersi segnali di riapertura dell’economia e/o un graduale allontanamento dalla politica “zero-Covid” o ulteriori sforzi per sostenere il mercato immobiliare. Privilegiamo i settori che vanno di pari passo con le priorità politiche, come alcuni nomi dell’informatica e le società di energia rinnovabile (solare ed eolica) e di macchinari per l’edilizia. Anche il settore sanitario sta diventando più interessante dopo le significative correzioni dell’ultimo anno”. Gli analisti di KraneShares sono ottimisti sulle tre questioni principali che impattano sulla Cina, in particolare dopo la chiusura del XX° Congresso del Partito comunista: “Abbiamo assistito a significativi aggiustamenti normativi che riducono le probabilità di esito negativo su queste tre questioni. Prevediamo una risalita significativa delle azioni cinesi nelle prossime settimane, con gli investitori che si concentreranno nuovamente sui fondamentali dei singoli titoli piuttosto che su questioni che potrebbero non interessare più l’intero mercato”.

AUTORE

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Alessandro Piu

Giornalista, scrive di economia, finanza e risparmio dal 2004. Laureato in economia, ha lavorato dapprima per il sito Spystocks.com, poi per i portali del gruppo Brown Editore (finanza.com; finanzaonline.com; borse.it e wallstreetitalia.com). È stato caporedattore del mensile Wall Street Italia. Da giugno 2022 è entrato a far parte della redazione di Borsa&Finanza.

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