Economia globale: 5 punti chiave da osservare nel 2024 - Borsa&Finanza
Cerca
Close this search box.

Economia globale: 5 punti chiave da osservare nel 2024

Economia globale: 5 punti chiave da osservare nel 2024

L’economia globale si è lasciata alle spalle un anno caratterizzato da una serie di eventi che l’hanno messa sotto pressione e da cui ne è uscita limitando i danni. L’elevata inflazione, l’inasprimento monetario delle Banche centrali e le guerre in Ucraina e nella Striscia di Gaza sono solo alcuni esempi dei venti contrari che si sono abbattuti sul tessuto economico e produttivo dei vari Paesi. Molti da tempo temono una recessione a livello mondiale, ma finora si sono avuti solo sprazzi di contrazione sparsi qua e là, ma senza un reale pericolo imminente che configuri lo scenario peggiore.

 

Economia globale: cosa aspettarsi nel 2024

Archiviato il 2023, l’economia globale ora sarà messa alla prova da diversi aspetti che potranno fortemente condizionarla e che quindi rappresenteranno punti chiave del nuovo anno. Ce ne sono cinque in particolare.

Il primo riguarda la spesa dei consumatori americani. Gli Stati Uniti si sono scrollati di dosso la sfilza di aumenti dei tassi di interesse da parte della Federal Reserve mantenendo una buona solidità economica e un mercato del lavoro in salute. Secondo alcuni studiosi però il peggio dovrebbe ancora arrivare, con gli effetti delle restrizioni monetarie che si manifesteranno proprio nel 2024. La Fed stima un tasso di disoccupazione entro la fine dell’anno che salterà al 4,1%, dal 3,7% attuale.

Il secondo punto chiave si riferisce alla crisi immobiliare della Cina. Il settore è in una situazione molto pericolosa, in cui molti lavori sono stati iniziati ma non terminati, mentre gli sviluppatori immobiliari in tanti casi sono a un passo dall’insolvenza. Un tracollo rischierebbe di travolgere tutto e tutti nel Paese. Per questo resta in bilico la decisione del governo di attuare un salvataggio di largo respiro, dopo aver innescato una crisi che sembra non finire mai.

Il terzo aspetto concerne la crescita europea. Il Vecchio Continente è stato investito da un nugolo di eventi che stanno soffocando l’economia. I prezzi elevati dell’energia, le due guerre in corso e la concorrenza cinese sulle auto elettriche sono soltanto alcuni esempi che aprono a scenari recessivi preoccupanti. La Germania, che è la locomotiva dell’economia europea, è già in recessione tecnica. Il rischio è che possa trascinare nel fosso anche gli altri Paesi del blocco.

Il quarto punto allude alla politica monetaria del Giappone. Da diverso tempo la Banca centrale si ostina a mantenere una politica ultra-accomodante nonostante l’inflazione sia giunta al 19esimo mese consecutivo al di sopra dell’obiettivo di lungo periodo del 2%. Il mercato si aspetta però che il 2024 sia l’anno dell’inversione di rotta, con il governatore Kazuo Ueda che finalmente lascerà il regime dei tassi negativi e attuerà un controllo molto più flessibile della curva dei rendimenti. Tuttavia, il capo della BoJ non avrà un compito facile. Se si muoverà troppo rapidamente, c’è il rischio di creare uno sconvolgimento nei mercati finanziari, in quanto un’enorme quantità di denaro parcheggiata all’estero dagli investitori in questi anni in cerca di rendimenti migliori si sposterebbe in massa verso i titoli di Stato giapponesi, divenuti a quel punto più redditizi. Se si muoverà troppo lentamente, i mercati potrebbero percepire una scarsa determinazione della BoJ ad abbandonare il regime di accomodamento monetario e quindi tornerebbero ad attaccare furiosamente lo yen.

L’ultimo aspetto ha a che fare con l’India. Negli ultimi due anni il Paese è cresciuto più di tutti gli altri che hanno un’economia sviluppata, grazie a investimenti infrastrutturali pubblici e privati. Nel 2023, inoltre, l’India è diventata la nazione più popolosa, scavalcando la Cina. Secondo gli economisti, sarà il motore della nuova crescita globale nei prossimi anni, anche grazie alla molto probabile rielezione a presidente del Paese di Narendra Modi nelle urne che si terranno questa primavera. C’è però ancora qualche zona grigia che potrà dare adito a delle incertezze. Ad esempio, il tasso di disoccupazione è salito del 10% a ottobre, al punto più alto degli ultimi due anni. Questo significa che c’è il rischio che la crescita dei posti di lavoro non tenga il passo dell’aumento costante della popolazione. Di conseguenza, livelli di disoccupazione elevati finirebbero per minare lo sviluppo economico.

AUTORE

Picture of Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *