Economia italiana: il nuovo Pnrr è la spesa tedesca

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Chissà cosa penserebbero i tedeschi se vedessero gli italiani sfregarsi le mani in vista degli ingenti investimenti, in difesa e infrastrutture, previsti in Germania nei prossimi anni. Sarà la spesa di Berlino, infatti, uno dei fattori di spinta per l’economia italiana che ha nel Paese teutonico il principale sbocco per le sue merci

Gli investimenti della Germania sostituiranno il Next Generation Eu, che nel 2026 erogherà le ultime tranche di finanziamento. È quanto affermato da Andrea Mottarelli, responsabile per l’Italia di Dws, nel corso della presentazione dell’outlook 2026 della società d’investimento. “L’Italia ha già incassato 144 dei 194 miliardi complessivi messi a diposizione dal Next Generation Eu. Gli ultimi 50 miliardi arriveranno il prossimo anno. È possibile che la fine del programma si rifletta negativamente sulla crescita, ma i piani di spesa della Germania, e in generale di tutta l’Europa, lo sostituiranno, almeno in parte”.

 

In questo articolo: 

 

  • Il ritorno allo zero virgola dell’economia italiana, ma la crescita accelera
  • Il problema dei consumi e della produttività
  • Scenario Gold AI Locks, per i mercati finanziari

 

Il ritorno allo zero virgola dell’economia italiana, ma la crescita accelera

Il ritmo di crescita dell’Italia rimarrà moderato, al di sotto dell’1%, nei prossimi anni. Tuttavia le previsioni di Dws vedono un’accelerazione dallo 0,4% del 2025, allo 0,6% del 2026 fino ad arrivare allo 0,8% del 2027. Oltre agli investimenti della Germania, ci saranno anche quelli dell’Italia, che dovrà portare la sua spesa in ambito Nato verso il 5% del Pil, o almeno raggiungere l’obiettivo minimo del 2%.

Si tratta sicuramente di fattori di spinta per l’economia che, sottolinea Mottarelli “non si rifletteranno sul deficit in quanto gli investimenti in difesa ne sono stati esclusi”. L’Italia beneficia inoltre di uno spazio di manovra moderatamente più ampio grazie alla fiducia che ha saputo conquistare sui mercati negli ultimi anni. “La gestione del deficit italiano è giudicata dal mercato in pieno controllo in questo momento e l’anno prossimo ci sarà l’uscita dalla procedura per deficit eccessivo dell’Unione europea. Questa dinamica – prosegue il responsabile Italia – insieme a una maggiore disciplina finanziaria e a una situazione relativamente più stabile rispetto ad altre nazioni, come la Francia, sta alimentando un rinnovato interesse degli investitori esteri. Per la prima volta da anni, l’esposizione straniera al debito pubblico italiano è in aumento”.

Ulteriori benefici per l’economia italiana arriveranno dal settore bancario che negli anni recenti ha saputo ridurre con forza i non performing loan, e dalle utility, di cui il Belpaese è ricco e che sono pienamente coinvolte nella transizione energetica.

 

Il problema dei consumi e della produttività

Uno scenario tutto sommato positivo per l’Italia si scontra con la difficoltà ad aumentare le produttività e i consumi. Spiega Mottarelli: “Nonostante un mercato del lavoro ancora robusto, i consumi delle famiglie non mostrano la vitalità che ci si potrebbe attendere. La causa va ricercata nella significativa perdita di potere d’acquisto accumulata negli ultimi anni, quando l’inflazione ha superato sistematicamente la crescita dei redditi nominali”. Una tendenza che potrebbe cominciare a invertirsi, considerato il calo in corso dei prezzi al consumo, dando un po’ di respiro ai consumi.

La produttività è invece un problema storico dell’economia italiana. “Il costo del lavoro per unità di prodotto continua a crescere, mentre la capacità di innovazione del tessuto produttivo è ancora disomogenea” sottolinea Mottarelli. In questo caso le soluzioni potrebbero arrivare dall’intelligenza artificiale che rappresenta una possibile “leva strutturale per migliorare l’efficienza, i processi e la produttività”. Si tratta tuttavia di un percorso di lungo periodo che “richiede investimenti, formazione e una strategia industriale coerente”. La produttività può inoltre essere aumentata con una crescita delle spese in Ricerca & Sviluppo, ancora molto basse in Italia.

 

Scenario Gold AI Locks per i mercati finanziari

Vincenzo Vedda, global cio di Dws, allarga lo sguardo ai mercati finanziari globali e gioca con le parole parafrasando lo scenario goldilocks, tramutandolo in Gold AI Locks. Soprattutto con riferimento agli Stati Uniti, Vedda vede “uno scenario di moderata crescita e tassi di interesse in calo. Ci aspettiamo altri due tagli ai tassi da parte della Fed nel 2026”.

Alla crescita e ai tassi di interesse in calo, basi dello scenario goldilocks, il direttore degli investimenti di Dws aggiunge la spinta dell’intelligenza artificiale e il ruolo dell’oro. “Da un lato il metallo prezioso continuerà a mantenere il suo ruolo di bene rifugio in un contesto internazionale di instabilità, utile a proteggere il capitale nelle fasi di volatilità; dall’altro l’intelligenza artificiale continuerà a generare opportunità di crescita”. Tuttavia, sul fronte dell’AI Vedda invita a prestare molta attenzione a distinguere i progetti più sostenibili da quelli meno solidi che cominceranno a essere penalizzati dagli investitori.

Esclusa la presenza di una bolla nell’intelligenza artificiale, tanto che il cio di Dws parla di “esuberanza razionale” parafrasando stavolta l’”esuberanza irrazionale” indicata da Alan Greenspan, presidente della Fed trent’anni fa. Per Vedda le valutazioni dei titoli azionari tech Usa sono elevate, ma non certo al livello degli anni ’90 (27 contro 45 volte gli utili), la domanda nel settore dei data center è molto più forte dell’offerta e la leva finanziaria non è elevata. La tendenza dell’indebitamento in aumento per gli investimenti in AI, tuttavia, preoccupa il mercato come visto nel caso di Oracle.

 

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Redazione

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