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Economia italiana: senza PNRR è recessione certa

Una mappa dell'Italia

Esportazioni e PNRR sono le due locomotive che trainano la crescita dell’economia italiana. Stentano invece i consumi. Dopo l’accelerazione seguita alla fine dei provvedimenti anti-Covid le famiglie italiane hanno incontrato sulla loro strada l’impennata dei prezzi al consumo. Il tesoretto di risparmio che era stato accumulato durante i lunghi mesi di mobilità limitata dai lockdown è stato intaccato dall’aumento dei costi dell’energia, degli alimentari e dell’abbigliamento.

Sono i risultati dell’Italian Macroeconomic Bulletin, la prima edizione dell’aggiornamento trimestrale sull’economia italiana di EY. Lo studio prende in considerazione le prospettive del Belpaese in relazione alle attese di crescita per l’Europa e globali.

 

I numeri dell’economia italiana

Il punto di partenza per l’economia italiana è il -0,1% del PIL registrato nell’ultimo trimestre 2022. Secondo gli analisti di EY anche nel 2023 l’Italia registrerà un trimestre di decrescita, il terzo, mentre il quarto trimestre dovrebbe segnare un andamento quasi nullo. Nel complesso del 2023 il PIL del Belpaese è stimato in crescita dello 0,5% e sarà il contributo positivo del primo semestre a tenerlo a galla. Nel 2024 il percorso di crescita sarà più stabile con un dato su base annua a +1,3%.

“La domanda estera netta, insieme agli investimenti, rappresenterà, secondo le nostre stime, il motore della crescita italiana nei prossimi anni – commenta Mario Rocco, partner di EY -. La componente degli investimenti sarà supportata principalmente da quelli pubblici e dalle risorse del PNRR, le quali a loro volta potranno anche fungere da incentivo agli investimenti privati, stimolandone la crescita”.

Le famiglie italiane, invece, rimangono sotto il tallone dell’inflazione che, anche se in moderazione, si manterrà distante dal target BCE anche nel 2024. L’analisi di EY stima una crescita dei prezzi al consumo del 6,7% nel 2023 e del 3,1% nel 2024, dopo il +8,1% registrato nel 2022. I tassi di interesse elevati, per contro, non favoriscono la richiesta di nuovi finanziamenti, che siano destinati al consumo o all’acquisto di beni immobili.

Magra consolazione, il rapporto debito pubblico/PIL si ridurrà sia quest’anno che il prossimo proprio grazie alla presenza di inflazione, arrivando al 143,2% nel 2023 e al 141% nel 2024. La disoccupazione è infine destinata a scendere dall’8,2% del 2022 al 7,9% nel 2023, fino al 7,8% nel 2024.

 

Le variazioni trimestrali del PIL italiano spiegate dalle varie componenti
Fonte: Elaborazioni EY su dati Eurostat

 

Senza PNRR la recessione è matematica

L’analisi svolta da EY utilizzando il modello macroeconomico proprietario “HEY-Mom” è aggiornata al 17 marzo 2023. Include, pertanto, solo parte delle conseguenze della crisi bancaria che ha visto fallire tre banche negli Stati Uniti e registrato il salvataggio in extremis del Credit Suisse. Per questo le previsioni sono soggette a forte incertezza e presentano importanti rischi, sia al rialzo che al ribasso.

Dei due pilastri destinati a sostenere l’economia dell’Italia, uno è difficilmente controllabile visto che dipende dalla domanda estera per i beni italiani, sull’altro invece ci si può lavorare. Tuttavia le premesse non sono entusiasmanti.
Le previsioni del modello macroeconomico di EY sono state fatte assumendo l’effettiva implementazione delle riforme e dei progetti previsti dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR), tenendo conto dell’avanzamento dei lavori in linea con quanto presentato nell’ultima Nota di aggiornamento al Documento di Economia e Finanza (Nadef) del governo. Tali riforme sono previste avere un impatto cumulato sul PIL pari al 3,4% nel 2026 rispetto a uno scenario di mancata implementazione e pari al 10% nel 2050.

Il problema è che finora, tra il 2020 e il 2022 le spese ipotizzate nell’ambito del PNRR sono state solo parzialmente implementate e riscadenziate temporalmente. Il rischio è che le risorse messe a disposizione dal Piano non arrivino all’economia. Lo studio di EY ha ipotizzato due scenari:

 

  1. Con una spesa dal 70% al 90% di quanto previsto dal PNRR nel 2023 e nel 2024 il PIL non crescerebbe nel 2023 e salirebbe dell’1,8% nel 2024.
  2. Se venisse speso solo il 50% delle risorse in entrambi gli anni si avrebbe una contrazione del PIL dello 0,3% nel 2023 e una crescita dell’1,5% nel 2024.

 

La tabella con le previsioni di EY sull'economia italiana
Fonte: Modello macroeconometrico HEYMom di EY

AUTORE

Alessandro Piu

Alessandro Piu

Giornalista, scrive di economia, finanza e risparmio dal 2004. Laureato in economia, ha lavorato dapprima per il sito Spystocks.com, poi per i portali del gruppo Brown Editore (finanza.com; finanzaonline.com; borse.it e wallstreetitalia.com). È stato caporedattore del mensile Wall Street Italia. Da giugno 2022 è entrato a far parte della redazione di Borsa&Finanza.

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